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Servo di due padroni

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Salvini Trump Putin 350 mindi Aldo Pirone - Matteo Salvini appare piuttosto stordito dalle auto afflizioni che si è procurato da solo e che hanno portato alla nascita di un nuovo governo di segno diverso e opposto dal centrodestra populista e xenofobo precedente. Quel famigerato Salvimaio che, dominato dalla sua agenda propagandistica, gli aveva consentito di raddoppiare in un anno i consensi elettorali almeno in percentuale: dal 17 delle politiche al 34% circa delle elezioni europee.

Dal momento - abbastanza presto per la verità - in cui ha compreso, o gli hanno fatto comprendere, l’errore catastrofico commesso, il “bauscia” ha cominciato a dare i numeri e a menare fendenti a vuoto nell’aria. La sua avvinazzata reazione ha mostrato al paese quanto fossero infondate le valutazioni non solo positive ma addirittura iperboliche sulle sue capacità politiche fatte da tanti commentatori abituati a trovare il genio dietro ogni angolo. Il “capitano” ha cominciato a invocare come cause del suo auto disarcionamento i soliti e immancabili “complotti”. Dapprima interni e poi internazionali. Occupiamoci per un momento di quelli internazionali.

Ha fatto un certo scalpore il twitter di Trump che, all’indomani del vertice del G7, ha incoraggiato “Giuseppi” Conte proprio nel momento più delicato della trattativa, il 27 agosto, fra PD e “grillini”: “Conte è uomo di grande talento, spero resti premier”. Perché il sovranista Donald tirava un indiretto ma esplicito calcione al suo politicamente omonimo italiano? Non sapeva che Conte stava lavorando per un governo pro Europa che includeva la sinistra dal PD a Leu? Non sapeva che a far pendere la bilancia a favore della nuova presidente della Commissione europea Von der Leyen, fedele Merkeliana e Macroniana, era stato il lavorìo del “talentuoso” “Giuseppi”? Come si concilia questo endorsement trumpiano con l’appoggio, per esempio, senza se e senza ma all’antieuropeo hard Brexit britannico Boris Jhonson che ne sta combinando di tutti i colori a Downing Street?

Inoltre, Salvini subito dopo le elezioni europee era andato in Usa ed era stato ricevuto dal vicepresidente Mike Pence e dal Segretario di stato Mike Pompeo. Lo scopo era di presentarsi come il proconsole americano in Italia; sdraiato su tutta la linea interna e internazionale di Trump e quindi di tornare nel Belpaese con le stigmate di Donald. Poi, però, nella prima metà di luglio, un sito americano, Buzzfeed, ha dato il via, non a un complotto, ma alla rivelazione dei traffici di Salvini con Putin. E’ il Russiagate all’italiana che tutti sappiamo e che consentì a Conte di dare il primo colpo in Parlamento al “bauscia” che si rifiutava di riferire sull’affaire che lo aveva riguardato da vicino, tramite il suo protetto Savoini. La vicenda è ancora in corso e oggetto d'indagine giudiziaria. La soffiata veniva dai servizi segreti non solo americani? Può darsi. Ma svelava un segreto asservimento di Salvini a Putin.

Io formulo questa ipotesi. Donald Trump non ama l’Europa. Il suo incoraggiamento alla Brexit e a Boris “il matto” dice chiaramente che il vecchio continente lui lo vuole debole perciò incoraggia i sovranisti di ogni specie e colore. Ma se un sovranista – vedi il “bauscia” - si mette a inciuciare con la Russia di Putin andando oltre il segno, la cosa non gli va bene perché non è nell’interesse geopolitico statunitense. Europa debole sì, ma non al punto di vederla insidiata dall’orso russo. Stessa cosa è per i sovranisti di Visegrad, soprattutto quelli dei paesi come Polonia e Ungheria che sono stati sotto il dominio russo. Il Pis, partito dei sovranisti polacchi, e Fidesz di quelli magiari hanno votato per la Von der Leyen. Dovevano fare gruppo per demolire l’Europa ma alla fine ognuno è andato per la sua strada lasciando solo Matteo, insieme alla Le Pen, con il suo Putin. Sovranisti quando si deve stare nell'Unione europea ma non tanto da favorire le mene putiniane. Salvini, nella sua ansia di servire, non ha capito che non si può essere servo di due padroni: Donald e Vladimir. Anzi, non ha capito proprio, da dilettante com’è, quali siano gli interessi e gli equilibri geo politici presenti in Europa. Dopo l’autoaffondamento, Orban ha scritto al “bauscia”: "Posso assicurarti che noi ungheresi non [ti] dimenticheremo mai”.

Più che un saluto, un epitaffio.

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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