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Caro Conte il tempo è tiranno

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matteo renzi giuseppe conte 350 mindi Aldo Pirone - Conte 2, il tempo è tiranno. Prodi ha definito il nuovo partito personale di Renzi un yogurt scaduto, aggiungendo che per ora, secondo lui, il governo non corre pericoli. Sta di fatto che al Senato la maggioranza non è larghissima e, come temono in molti, sarà pur vero che l’interesse di Renzi non è quello di provocare elezioni a breve, però si accingerebbe, se non altro per visibilità personale, a far ballare il povero Conte.

L’intervento di Prodi richiama alla mente una situazione simile. Quella del suo governo del 2006. Allora il centrosinistra più tanti altri, la cosiddetta Unione, entrò con largo margine di vantaggio nella campagna elettorale. L’anno prima aveva vinto in quasi tutte le Regioni. Berlusconi per parare il colpo in arrivo fece essenzialmente tre cose: una riforma della Costituzione con al centro la devolution leghista e tante altre cosacce che gli fu bocciata nel referendum confermativo; la “porcata” di una nuova legge elettorale fatta apposta per far mancare la maggioranza ai suoi avversari almeno al Senato; infine, una rimonta fulminante in campagna elettorale approfittando delle impappinature sul “cuneo fiscale” e sulla patrimoniale (il livello da cui partire per la nuova tassa) di Prodi e di Bertinotti. Il programma ecumenico di circa 280 punti non se lo filò nessuno, mentre fece colpo l’abolizione della tassa sulla prima casa promessa da Berlusconi. Sta di fatto che il risultato risicatissimo (24 mila voti in più circa) mentre assicurava all’Unione una larga maggioranza alla Camera grazie al premio di maggioranza previsto dal “porcellum” – poi dichiarato incostituzionale molti anni dopo – al Senato la maggioranza fu ristrettissima e, eterogenesi dei fini, dovuta proprio al meccanismo inventato da Calderoli e alla legge sulla rappresentanza degli italiani all’estero del vecchio missino Tremaglia. Com’è noto il governo Prodi non resse e cadde dopo circa un anno e mezzo.

Quale fu l’errore strategico del centrosinistra? Fu quello di non considerare la precarietà della sua maggioranza al Senato dove da subito cominciarono i trasformismi dei De Gregorio (Di Pietro) e Mastella, le mattane dei vari Rossi (Comunisti italiani corrente Rizzo) e Turigliatto (Bertinotti Rif. Comunista). Avrebbe dovuto mettere nel conto un ritorno alle urne a breve e quindi agire di conseguenza. Invece, i nostri eroi agirono come se fossero in una botte di ferro e dovessero durare "für ewig". Inoltre, invece di allargare il consenso nel paese rimodulando i 7,5 miliardi dell’abbattimento del cuneo fiscale a favore dei lavoratori – avevano promesso in campagna un beneficio del 60% per questi ultimi e il 40% per le aziende – rovesciarono il rapporto. Poi ci fu la storia del “tesoretto”. Vincenzo Visco era riuscito nel 2007 a racimolare grazie alla lotta all’evasione fiscale – apposta è sempre stato odiato dalla destra berlusconiana e leghista - circa 10,7 miliardi. Una parte di questi poteva e doveva essere usata per un provvedimento di grande impatto psicologico: l’abolizione della tassa sulla prima casa escluse quelle di lusso e del ceto ricco. Invece ci fu un balletto su come e dove destinarli che durò qualche mese, giusto il tempo per veder cadere Prodi che, come si sa, capitolò anche per tanti altri motivi. Cominciò a evidenziarsi in quel momento la “disconnessione sentimentale” fra i dirigenti della sinistra e il loro popolo. Poi ritornò il Cavaliere “mascarato”.

Il governo Conte 2 dovrebbe far tesoro di quella vicenda. Non è un governo che può escludere a priori l’impaludamento nelle contese fra PD, M5s e Renzi; e neanche una caduta per un qualche incidente di percorso in un Parlamento dove il trasformismo delle persone, basato sull’egolatria, impera. Se vuole durare per fare le cose progressiste che complessivamente ha enunciato nel suo programma ecumenico e che richiedono tempo, deve saper fare subito le cose sociali che possono allargargli a breve il consenso nel paese. Sarebbero le famose priorità. Il neo ministro Gualtieri ha detto che la manovra economica sarà espansiva. Certo, bisogna espanderla verso i lavoratori e i ceti medio bassi. Tra le priorità ci sono i provvedimenti sul lavoro: cuneo fiscale a esclusivo beneficio dei lavoratori dipendenti (almeno 10 miliardi), salario orario minimo garantito, disboscamento dei contratti farlocchi finalizzati al dumping salariale, inizio della riduzione delle circa 40-47 forme contrattuali precarie, investimenti e sblocco delle opere pubbliche; anche grandi ma compatibili con quello che viene pomposamente chiamato green new deal. Poi ci sono anche altre cose che riguardano il rapporto con l’Europa: riforma del patto di stabilità, distribuzione su scale europea degli immigrati, riforma della giustizia, lotta senza quartiere all’evasione fiscale (rivolgersi a Visco per sapere come si fa) ecc. Anche qui urge segnare risultati a breve. L’altra cosa da fare subito in Parlamento è l’abolizione del “rosatellum” con una legge elettorale che allo stato delle cose non può che essere d'impianto proporzionale se si vuole mettere in sicurezza la Repubblica.

L’orizzonte politico su cui il governo può realisticamente lavorare, per aumentare nel paese il proprio consenso e impedire un ritorno della destra salviniana, è realisticamente la prossima primavera. Se riesce a produrre risultati tangibili, allora l’orizzonte potrà diventare più lungo. E’ possibile che qualcuno cerchi, come abbiamo già visto, non di mandare a casa Conte ma di segnalare la sua presenza condizionante (Renzi e altri) e annacquare qualche provvedimento sociale per favorire i suoi punti di riferimento economici (le imprese vogliose di deregulation più che di innovazione). Non bisogna avere paura. Bisogna andare giù decisi. Se i principali contraenti dell’accordo di governo (PD-M5s-Leu) saranno in grado di imboccare questo sentiero stretto lo si vedrà già con la prossima legge di stabilità o manovra economica o finanziaria che dir si voglia.

Una linea chiara e offensiva può servire anche per affrontare eventuali urne anticipate. Solo che senza cambiamenti profondi, strutturali e celeri nel campo della sinistra complessiva e anche all’interno del M5s – alcuni sono già avvenuti sul piano politico generale altrimenti il governo Conte 2 non nasceva - sarà difficile essere all’altezza della sfida. Ma su questo torneremo a breve.

In politica il fattore tempo, come ripeteva spesso il dirigente comunista Giorgio Amendola, è un elemento decisivo. Una proposta o un’iniziativa in astratto giuste in sé possono anche fallire o non andare in porto o manifestarsi, addirittura, come controproducenti se non sono avanzate e prese in tempo utile. Sempre che, ovviamente, si abbiano nella mente i destinatari, cioè milioni di lavoratori e di persone delle classi subalterne; e non la Lorenzin che con essi non c’entra un fico secco.
Nel caso del governo Conte 2 il tempo è tiranno.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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