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Giù le mani dal presepio di San Francesco!

Tiziano Vecellio presepe e omaggiodel pastorello460 minA qualcuno, forse, questo titolo "Giù le mani dal presepio di San Francesco!" potrà provocare un sobbalzo. Se lo spinge a leggere, benvenuto il sobbalzo. La lettura che Mario Quattrucci fa del presepio è straordinaria, in piena sintonia con l'ispirazione che da sempre guida l'elaborazione delle nostre pagine e questo "Presepio di S. Francesco" lo sentiamo totalmente nostro. Buona lettura e buon 2020. Questo lavoro ci è sembrato appropriato come messaggio di auguri per il 2020, per continuare a desiderare eguaglianza e giustizia. Per non rinunciare a lottare in difesa dei diritti negati, di nuovi diritti per tutti e in particolare per i più deboli e indifesi. Per non desistere mai dal respingere ogni sopraffazione palese e nascherata.

di Mario Quattrucci - Giù le mani dal presepio di San Francesco!
Lo difendiamo noi il Presepio, con tutti i suoi significati e valori profondi, che vanno ben oltre il recinto della religione e della fede per rivolgersi a tutta l'umanità.
Quel Presepio, "inventato" da San Francesco nel 1223, ci dice che il vero "messaggio" di Cristo, fin dall'inizio, fin dall'Avvento, è innanzitutto rivolto alle genti, ai comuni, ai poveri, a coloro che vivono del loro lavoro, ai perseguitati, ai reietti, agli umani di ogni razza e colore, semplici o dotti (come i tre Sapienti detti Re Magi), di ogni idea e stato sociale ma di "buon volere". Messaggio rivoluzionario di fraternità ed uguaglianza.

Ma il bauscia di Milano (aspirante dittatore) e la sua gente usano il presepio come "segnacolo in vessillo", agitandolo contro quel fantomatico nemico, l'infedele che ci assedia e il pane ci toglie. Lupo rapace (per usare le parole che Dante pone in bocca a San Pietro per l'invettiva contro i falsi Pastori di allora) si propone a un popolo gregge in veste e in figura di Pastore, ed usa il Cristo, anzi Gesù Bambino, come "figura di sigillo a privilegi venduti e mendaci"... Ma le povere pecorelle del gregge salviniano − povere pecore smarrite per ignoranza o disperazione − , o quei lupi e lupacchiotti gregari che, come lui e prima di lui altri fascisti di ogni lingua e colore, non sanno..., o sanno benissimo..., che la religione, il cristianesimo sovvertito da secoli di potere temporale e Anticristi (non fu San Paolo VI a denunciare che il fumo di Satana aveva invaso e asfissiato la Chiesa?)... − sanno benissimo che la religione è buona, ottima anzi, se e quando diventi "instrumentum regni": strumento del potere.

Ma qualcuno vuol dire a costoro, o almeno a quelle pecorelle smarrite, cos'è davvero il Presepio? Qualcuno vuol ricordare a questo demagogo ignorante e pericoloso che il Presepio fu inventato da San Francesco (seguendo la leggenda di alcuni Vangeli) come sacra rappresentazione dell'Evento da lui (e dai credenti) ritenuto cruciale per la storia del mondo − e cruciale lo fu − non contro ma per? E se contro qualcosa doveva apparire (ed essere) non era di certo contro i diversi da sé e dai suoi, ma contro le vuote, formali, esoteriche e sfarzose celebrazioni del Grande Mistero?

 

Il presepio allora, così come prese forma e tradizione dopo quella notte di Greccio (1223), doveva essere e fu la rappresentazione umana e concreta, di uomini e donne in carne ed ossa, del primo annuncio della Buona Novella. Joshua ben Joseph − Gesù di Nazareth − nasce in terra non sua, figlio di un falegname (figlio di Dio per la fede, ma in quanto carne figlio di Giuseppe) e di una giovane di semplice famiglia. Sono poveri, non miseri ma poveri: vivono del lavoro di artigiano (oggi la Chiesa lo ha eletto patrono dei lavoratori), e sono in viaggio per adempiere a un obbligo imposto dal Re Erode (quisling dei Romani occupanti): il censimento. Nasce in una stalla, ha per culla una mangiatoia, scaldato da un bove e da un ciuco, perché non trova asilo in alberghi o locande né in case ospitali: è figlio di una madre e di un padre respinti, cacciati, non riconosciuti (di lì a qualche anno uno della Città dirà di quell'Uomo: può venire qualcosa di buono da Nazareth?), come sarà alla fine perseguitato torturato e ammazzato..., senza aver commesso reati, ma per quello che ha predicato..., dai Poteri imperanti, dal Romano oppressore e dal Clero alto di allora (il Sinedrio)..., col consenso plebiscitario del popolo. Non "sovrano" ma sovranista, votante per grida ed alzata di mano: Crucifige! Crucifige!

Il Presepio ci narra dunque di quella notte silente in cui tutto s'annuncia e in cui già tutto è come compiuto: nelle "Natività" dei secoli a venire grandi artisti sapienti allegorizzeranno nella Madre e nel Figlio questo annuncio di tutto fino alla passione... Non ci sono gazzette, non c'è la TV, non ci sono i social, ma l'annuncio vola e la gente corre alla stalla. Sono pastori, artigiani, pescatori... i sovrani e i principi e i ricchi Epuloni non sono venuti... perché, come dirà il Bambino divenuto rabbi, Maestro, "è più facile che un camello entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli". Poi, di lì a qualche giorno, arrivano anche tre Re. In realtà non sono dei Re, né sono maghi: sono soltanto uomini di scienza e cultura. E portano doni significanti − i mitici oro, incenso e mirra − per dire che quel piccolo ignudo, scaldato da un bue e da un asinello e che ha per culla una mangiatoia, porterà una rivoluzione profonda dell'animo umano..., e delle istituzioni che dell'animo umano − e del gregge − dovrebbero occuparsi: loro sì senza oro né mirra né incenso ma solo con rispetto ed amore: una grande universale riforma intellettuale e morale. E sono strani, questi tre Saggi: stranieri, uno addirittura nero di pelle (un tardo figlio di Cam?), uno orientale, vengono da lontano e da est da sud e da nord. Insomma sono stranieri e diversi. Ma diversi sono anche gli altri, i pastori e i pescatori e gli artigiani e gli uomini e donne intenti ai mestieri. Semiti, per lo più: ma semiti ebrei, e semiti ismaeliti (quelli che poi nei secoli saranno detti palestinesi), ed anche altri di varia discendenza − tutti, manco a dirlo, ufficialmente divisi e nemici, giudei e galilei, samaritani e cananesi... insomma terroni e polentoni, lumbard e napulitane... − e tutti il Bambino benedice ugualmente col suo primo gesto, e tutti già raccoglie come uguali fra le braccia protese, e a tutti già dice con quei gesti − questo Francesco voleva si comprendesse e toccasse con mano attraverso il Presepio − siate una cosa sola, amatevi l'un l'altro, anzi amate ancora di più gli altri, i diversi da voi, perfino i nemici. E mentre compie quel gesto, lo spazio risuona di un canto (sarà stato in aramaico come fu poi la lingua in cui parlò alle genti nel discorso delle beatitudini? o fu in latino, come ci è stato trasmesso, come oggi sarebbe in inglese, affinché tutto il mondo di allora lo comprendesse?)..., di un canto che non inneggia ai "puri di razza e di nazione", che non separa, non divide, non dice a qualcuno jatevenne!, ma dice Pace in terra agli uomini di buona volontà. Ed è per questo che Francesco (il Poverello di Assisi) e poi i suoi seguaci, salutano con l'augurio più bello: pax et bonum, pace e bene.

 

Be', cosa ha da fare il Presepio di Salvini non dirò con la fede cristiana (quella dei Vangeli) ma con la tradizione? Il presepio di Francesco è per aiutare e spingere alla pace e all'amore, il falso presepio di questo falso Pastore è brandito per incitare all'odio, al razzismo, alla cattiveria, alla guerra. Una bestemmia, gabellata per fedeltà.

Difendiamolo noi il Presepio..., o meglio il suo significato e valore. Difendiamolo contro Salvini e contro i fascisti che montano la guardia a quei simulacri, magari dopo aver assalito un neger o un'ebrea o un pacifico islamico. E difendiamolo soprattutto dai padroni di Salvini e dei fascisti: gli epuloni di oggi, il capitale finanziario che ha trasformato il mondo in mercato delle merci e delle anime; che celebra a jingle stupide e insensate e a immagini turpi non il Natale di Cristo ma il Babbo Natale della Coca Cola, la fiera delle vanità e la sagra dello spreco, la dissipazione della mente e della vita attraverso le droghe materiali e ideologiche. San Francesco chiedeva troppo, nessuno può spogliarsi di tutto e vivere d'erbe amare, e d'altronde Gesù non lo ha mai chiesto a nessuno: Gesù che ama la vita e gli amici e gli affetti e l'agape sobria e calda delle famiglie. Ma anche la bontà del Nazareno non fu sconfinata, quando alzò la voce e la mano contro i sepolcri imbiancati, i farisei falsi e bugiardi, i mercanti nel tempio e coloro che perseguitavano i deboli e davano scandalo ai pargoli. Cacciamoli via questi padroni del mondo che accumulano sghei e dividendi con lo sfruttamento dei molti (l'85% delle entrate dello Stato vengono da pensionati e lavoratori), con la schiavitù mai così ampia nella storia del mondo, con l'oppressione dei popoli e dei continenti in cui un bambino ogni 5 secondi muore per fame, o per guerre, o per malattie. E mettiamoli a tacere questi falsi profeti e veri fascisti che usano il Presepio di San Francesco per seminare zizzania, per incitare all'odio, per ingannare e rendere dissennato questo povero popolo non innocente, per questa «grigia orgia di cinismo, conformismo massificato, odio razzistico per ogni “diverso”». Mettiamoli a tacere anche con la voce di pace, fraternità e umanità del nostro Presepio.

 

 

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