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Perchè non c'è più il linguaggio di una società civile?

la sardinadi Antonella Necci - Emma Bonino, la storica esponente radicale ha parlato del movimento delle sardine a margine della presentazione della lista di '+Europa' a Bologna a sostegno del governatore Bonaccini.
Sardine odiate a destra e con molte simpatie a sinistra e tra i progressisti (la Bonino non si può definire propriamente di sinistra) anche se non nascondono le critiche a sinistra.

Le 'Sardine' "sono l'Italia che mi piace". Parola di Emma Bonino, che ha parlato del movimento a margine della presentazione della lista di '+Europa' a sostegno del governatore Bonaccini. "Io le guardo con simpatia e un po' di invidia, perché sono riuscite dove io ho fallito".

Ha spiegato la Bonino: "Sono tre anni che dico 'torniamo in piazza'". Dunque, ha aggiunto, "poi il futuro lo vedremo, avranno i loro problemi, ma per il momento hanno riempito piazze allegre, senza rancore, ben educate".

Intanto il movimento è in giro per l'Italia. Qualche giorno fa si è riunito a Nuoro.
I sardi solo pochi mesi orsono hanno creduto alle bugie di Capitan Nutella. E si sono trovati una giunta di destra che ha già mostrato molte crêpe.
Ora cercano di svincolarsi dagli errori passati accogliendo a braccia aperte le centinaia di 'sardine' che si sono aggregate in piazza Sebastiano Satta a Nuoro.
Dopo Cagliari, Sassari, Olbia e La Maddalena anche il capoluogo barbaricino ha visto l'invasione di tanti giovani per rivendicare "una politica dai toni civili".

Il tam-tam è partito su Facebook con la pagina lanciata dal gruppo "Sardine Nuoro".
"Sin da subito - racconta uno degli organizzatori, Giulio Murgia, 29 anni, laureando all’Università di Padova - abbiamo ricevuto moltissime adesioni sul social, molte di più di quando non ci aspettassimo. Sulla scia di tante città italiane abbiamo deciso di darci da fare anche qui a Nuoro, di far sentire la nostra voce: non è vero che i giovani sono disillusi e indifferenti. Noi non ci stiamo a questo modo di fare politica: abbassiamo i toni, gli insulti, il razzismo diffuso. La xenofobia si diffonde e si moltiplica enormemente attraverso il web - argomenta il giovane - e questo comporta che chi esprime una propria idea venga messo alla berlina, con insulti che mettono i brividi. Toni che spesso e volentieri sono usati anche dai politici che ci dovrebbero dare l'esempio".

I primi applausi della piazza sono per proprio Giulio, in un mare di 'sardine' colorate tra cori, libri raccolti in nome della cultura, con la C maiuscola, per essere donati. E ancora cartelli e striscioni. Uno su tutti: "La Sardegna si slega".
"Il nostro messaggio è chiaro - spiega un altro manifestante, Marco Sulis, 26 anni, studente di Giurisprudenza - non siamo più indifferenti a questo linguaggio della destra sovranista, che disunisce e disprezza, questa è una politica autodistruttiva. Dobbiamo attivarci, informarci e preoccuparci di tutti. Abbandoniamo questo linguaggio becero che è inadeguato persino per una balera. Diano l'esempio prima di tutto i politici, noi non ci vogliamo sostituire a loro, ma vogliamo contribuire a portare idee a chi ci governa rivendicando toni degni di una società civile".

Quello che non si capisce ancora è come, quando, perché i toni degni di una società civile si siano persi. Se si guarda all'oppressiva ed ingente mole di leggi, decreti, articoli che la politica ha sfornato dalla fine della guerra ai giorni nostri, tutto sembrerebbe teso a bloccare odio, razzismo, a fornire uno sviluppo equo per ognuno di noi. Già il concetto primario che sentenzia "La legge è uguale per tutti" dovrebbe agire proprio a favore dei più deboli.

Dov'è dunque l'inganno della società che da tale ben organizzato sistema è scaturita? Perché più si creano leggi che inibiscono il comune cittadino e più le classi sociali più agiate vivono sempre meglio e si evolvono?

Forse ci dovremmo interrogare tutti sul perché chi è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero sempre più povero. Perché è questo il mantra di quelli come Salvini (che non è l'unico anche se ormai lo si demonizza per comodità e per opportunismo).
Perché il povero che ruba per fame diventa un criminale incallito e il manager che porta aziende e società al fallimento non paga, ma anzi viene premiato?

Perché il politico che gestisce il potere per i suoi interessi non solo non si dimette, una volta incriminato, ma anzi acquisisce più voti? Mi fermo perché sto facendo i classici, beceri esempi di una civiltà incivile. Chiunque tra noi potrebbe portare altri esempi ben più pertinenti dei miei. Esempi che non fanno onore alla civiltà di una nazione, ma che non mi fanno vergognare di essere italiana. Perché per una volta tanto che siano i veri responsabili di un simile eccidio di valori a vergognarsi per essere laidi e corrotti. Io non faccio il mea culpa per qualcosa che non mi appartiene. Per chi non ha mai avuto responsabilità. Per chi pensa che sia il prossimo a pagare per loro. Io non mi muschio con certe persone o presunte tali. E non mi vergogno di essere italiana solo perché in Italia esistono anche loro.

E penso che se esistesse maggiore senso di unità tanti valori negativi così diffusi si attenuerebbero. Scomparire, no, sarebbe impossibile. La storia insegna anche questo.

 

 

 

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