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Ghino di Tacco

Bettino Craxi 350 mindi Aldo Pirone - In questi giorni, complice, il ventennale della morte, c’è a destra, giornali ed esponenti politici, un rimpianto diffuso per Bettino Craxi.

Non mi riferisco ovviamente a quello, comprensibile, di familiari, amici e beneficati. Un’alluvione di ricordi, amputati della verità storica, politica e giudiziaria. Molte le lacrime di coccodrillo di chi, all’epoca, soprattutto nelle TV berlusconiane e fra i giornali della nuova destra nascente, vedi “L’Indipendente” di Vittorio Feltri, coprirono di applausi il giustizialismo simboleggiato dal cappio leghista esposto a Montecitorio. Allora, come oggi, emerge sempre, a destra, quel sottofondo di opportunismo del momento, che portò tanti ad applaudire sotto il balcone il genio di Mussolini e poi a sputazzarlo a piazzale Loreto.

Con Craxi, per molti di costoro, passato il brevissimo momento del "codardo oltraggio”, oggi è l’ora del “servo encomio”, del rimpianto postumo per il “grande statista” e per il “caro leader”. L’ultimo della schiera è stato, non a sorpresa, Matteo Renzi. “Un gigante - ha detto - rispetto ai politici di oggi”. Tra i quali, il rignanese, non spicca certo per altezza, né politica né morale. Sulle vicende giudiziarie che portarono Craxi alla condanna e alla fuga a Hammamet per evitare la giustizia italiana, c’è poco da dire e da rimpiangere.

Quanto alla politica, per cui oggi si dovrebbe perdonare a Craxi tutto il resto, la sua fu essenzialmente quella di lucrare sulla conventio ad excludendum del Pci. Cioè, sulla “democrazia bloccata”, che era la vera anomalia democratica non europea dell’Italia. Fu proprio quel mancato ricambio, quella mancata “democrazia scorrevole” di morotea memoria, quella mancanza di alternativa e di alternanza, al cui superamento si erano dedicati Moro e Berlinguer, a condannare all’implosione morale il sistema politico fondato sulla partecipazione popolare e i grandi partiti di massa. Non fu il solo motivo, certo, ma non fu l’ultimo. Non per niente a Craxi fu gradito il soprannome, inventato da Scalfari, di “Ghino di Tacco”, il bandito taglieggiatore di viandanti che dominava da Radicofani il passaggio lungo la Cassia. Altro che la “Grande Riforma” da lui vagheggiata; che non si è mai saputo che cosa fosse se non l’intenzione di esaltare l’esecutivo rispetto a un Parlamento dedito – disse spregiativamente – a legiferare sulla “eviscerazione dei polli”. C’è una cosa, che nessuno ricorda di Craxi: la liberazione anzitempo di Walter Reder, il boia nazista di Vinca e Marzabotto. Non lo fece per “umanità”, ma per dare cinicamente un segnale politico a destra, complementare al Presidenzialismo di cui si andava facendo propagatore.

Il pianto e il rimpianto per Bettino Craxi che bagna gli occhi e strazia i cuori della destra e di quelli che la inseguono, sono più che comprensibili e assolutamente giustificati. Egli ha distrutto il più antico partito della sinistra: il Psi. Lui, non la magistratura.
Lo distrusse moralmente. Non c’era riuscito manco Mussolini.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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