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2020: voto in Emilia-Romagna aspettando Ceccano e tanto altro

zingaretti bonaccini 350 minLa realtà ha la testa dura. La riconosciuta condotta di buon governo è la realtà emiliano-romagnola, l’aggressività verbale senza riscontri reali è solo offensiva. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

 

 

 

  1. Il voto emiliano-romagnolo
  2. Ceccano verso il voto 2020

Emilia-Romagna e i valori del suo voto

Questo esito del voto è la condizione per una ripartenza, non un approdo né la certificazione di una soluzione ormai trovata alla crisi italiana.

Oggi il risultato elettorale dell’Emilia-Romagna sembra polarizzare non solo i commenti, ma anche un crescente sforzo di interpretazione. Da chi individua la funzione nuova del PD nel Governo nazionale, al requiem per il M5S passando per la scoperta della non invincibilità della Lega e del suo “Capitano”. Mischiare zucchini e cetrioli non ha mai aiutato a fare valutazioni giuste.
La vittoria, meritata, di Stefano Bonaccini riguarda un confronto elettorale svolto nella sua regione e le caratteristiche di quell’esito non è trasferibile al territorio nazionale. L’Italia non è la regione emiliano-romagnola, hanno detto e scritto in molti. Giusto.

I partiti di centrosinistra dal 36,9% delle europee passano al 51,4 delle recenti regionali grazie al voto del 65% di chi aveva già votato centrosinistra, il 17,7 di chi non lo aveva votato, il 9,5 di chi aveva scelto M5S, il 6,1 di elettori del centro destra e il 2,2 che precedentemente aveva dato il voto ad altri partiti. Il PD si consolida e recupera da astenuti, pentastellati e anche dal fronte avverso.
Il centrosinistra conferma i voti del 2010, per il centrodestra, però, è il risultato migliore. (*)
Eccolo là. Questo aspetto del voto merita una qualche considerazione? Certamente sì. Bonaccini nel ringraziare a caldo gli elettori ha mostrato una grande onestà intellettuale: il buon governo ha dati i suoi frutti, ma anche “noi abbiamo commesso grandi errori”.

Se condividiamo il messaggio dei sindacati uniti, che definiscono il risultato come la vittoria della democrazia perché costringe Salvini ad una battuta d’arresto, abbiamo il dovere di chiederci perché in quella straordinaria regione la sua coalizione e la debole candidata raggiungono ben il 43%?
Cosa sarebbe successo altrove?

Il voto a Bonaccini lo avrei dato anche io, non nascondendomi il disastro politico della sinistra avvenuto anche lì. Un disastro che ha costretto tutti i progressisti e gli antifascisti a vivere il voto emiliano come una sorta di “linea del Piave”. Ma, quel 43% dei sovranisti dimostra che Pd e centrosinistra non hanno compreso, e forse non comprendono ancora, che cosa stava maturando nel profondo della società emiliana.

Secondo analisti “liberisti”, insomma, tutto si ridurrebbe a degli emiliano-romagnoli un po’ annoiati alla ricerca del brivido proposto da Salvini! Facendosi sfuggire la precarietà del lavoro e della vita con cui, anche in Emilia, malgrado ogni locale provvedimento correttivo, la gente ha a che fare quotidianamente. È questo uno degli errori gravi a cui alludeva Bonaccini? Se di questo si tratta, come siamo convinti, questa è la conseguenza della politica renziana che, squilibrata tutta a sostegno degli imprenditori, bollava e bolla ogni richiesta come populismo ignorando completamente ogni disagio sociale. Sfugge che l’ottimo welfare regionale di per sé non dissolve le paure dell'immigrazione indotte nelle fasce più disagiate della popolazione. Paure che mettono in discussione, proprio fra i più deboli, quel principio di solidarietà che è stato il vanto del modello socioeconomico costruito nell’ “Emilia rossa”. Ma, soprattutto, alla cosiddetta sinistra locale e nazionale, sfugge che un’opera di governo è tale e popolare non solo se nella “stanza dei bottoni” si spingono quelli giusti, ma se si sta fra la gente in modo organizzato; se non ci si ritrae dai paesetti di montagna, come dai quartieri di Ferrara e della bassa, per combattere le paure, per spiegare, per dare soluzione ai disagi che si vivono concretamente ogni giorno. Insomma, per fare politica. Governo significa anche questo. Non dimentichiamo mai che, a detta delle straordinarie “sardine” bolognesi, nessuno del Pd sia andato a Bibbiano in quest’ultimo anno di vergognosa strumentalizzazione di quel paese da parte di Di Maio, Salvini, Meloni e dei loro ventriloqui in giornali, Tv e social.

il Pd potrebbe cominciare a prendere una persino tardiva consapevolezza che proprio la sua originaria composizione lo pone altrove rispetto alla questione sociale e alla precarietà come segno del tempo.
Quella cultura politica che era alla base del modello emiliano romagnolo è stata dismessa, insieme all’organizzazione di partito che la sorreggeva e che in Emilia era simboleggiata dalle Case del popolo. I sedicenti innovatori di sinistra – ma sarebbe meglio definirli demolitori - l’hanno ritenuta semplicemente superflua e ingombrante. Il "Vaffa day" di Grillo, nel 2007, fu un segnale di un malessere che allignava a sinistra anche in Emilia. L’astensionismo alle elezioni del 2015 - gigantesco per una Regione abituata a livelli altissimi di partecipazione al voto - fu un'altra campana a morto. Dopo c’è stata la penetrazione grillina oggi declinante - su cui è transitata l’ondata nera della Lega. Già nel 2009 i compagni di Reggio Emilia percepivano l’avanzare della Lega; allora neanche di Salvini ma del vecchio Bossi. E non perché la gente cercasse il brivido della novità nell'Emilia “sazia e appagata”. (per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

*Rilevazione CATI-CAMI-CAWI. Dati riponderati sulla base dei dati reali del Viminale. Fonte SWG

UNOeTRE.it e pensando a Ceccano

A queste materie bisogna rivolgere ogni attenzione. Non ci sono incognite metafisiche e non esistono mitiche invincibilità possiamo lascare queste categorie a chi come Giorgia meloni scopre che tutto è contendibile. Ma certo, come non esistono invincibili, se si capisce cosa si deve impedire e contrastare: difendere i diritti sociali, prima di tutto quelli del lavoro e di equo reddito, previsti in Costituzione e senza sosta contrastare ogni forma di autoritarismo e di mancanza di solidarietà. Fascismi e totalitarismi oggi transitano per queste strade.
Si tratta di rimettere insieme un "popolo" che oggi si divide su minimali questioni di principio a volte anche giuste, ma che dimenticano l’aspetto principale: i progressisti e la sinistra sono in mille pezzi.
Unità e inclusione. È la bella lezione da applicare allo schieramento che vuole battere la destra. Mentre Zingaretti e Prodi aprono ai movimenti, qui in provincia, per esempio ci si chiude nei bunker elettorali, in quelli degli incarichi istituzionali o in altri compiti rappresentativi, accusando i contendenti che cercano soluzioni e strade nuove di praticare fantapolitica.
Non riusciamo a saldare ispirazione ideale e visone del futuro con i bisogni urgenti. Senza questo legame non si batte la destra.

Se dal voto emiliano apprendiamo qualcosa intanto scopriamo che è profondamente diverso da quello in Umbria e Calabria prova. Lo schieramento anti-sovranista emiliano-romagnolo è stato fortemente inclusivo forte di una buna prova di Governo regionale e, se ne giova anche il PD, della piazza riconquistata soprattutto grazie alle Sardine, una poderosa iniezione ricostituente di gioventù e partecipazione democratica. In Umbria e Calabria ha pesato pesantemente la mala politica. Bisogna trovare il coraggio di imporre un costume fortemente moralizzatore. Rendere impossibile la vita ai mercanti nel “tempio”. Un esempio assai attuale viene dai racconti evangelici «Gesù visitò il Tempio di Gerusalemme. Qui vi erano mercanti di animali (buoi, pecore, colombe) e cambiavalute seduti al banco; Gesù cacciò tutti fuori dal tempio e rovesciò i tavoli dei cambiavalute». Papa Francesco, all'Angelus richiama i cristiani, ma anche la società civile a vincere la tentazione di approfittare anche delle attività buone per coltivare i propri interessi a volte addirittura illeciti.

UNOeTRE.it nella riunione di Redazione del 28 gennaio a Sora ci chiede come sempre collegialità e condivisione sui temi preminenti chiedendo al nostro volontariato un impegno ancora più generoso. A fine ceccano palazzo antonelli 350 253marzo ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari: daremo un quadro fedele di tutte le posizioni, ma proveremo anche a maturare un nostro autonomo orientamento sul quale insistere nel momento della scelta. Terremo d’occhio il cammino di modifiche dei decreti sicurezza perché siano sostanziali almeno. Siamo entrati in una fase che conterrà novità e richiede tanta attenzione per essere dentro i condizionamenti che possono determinare scelte opportune qui e più in generale.

Vogliamo dare nuovo impulso, urgentemente, ai temi di lavoro, scuola, sanità. In queste ore si è aperto un tavolo sindacati – governo sulle pensioni. Un segnale positivo di mutate condizioni di impegno. Di più, molto di più dobbiamo fare per contribuire con continuità alla lotta antifascista dell’ANPI e così pure deve apparire al lettore la differenza fra una ispirazione progressista e di sinistra rispetto a quella retriva e di sostegno solo al potere finanziario del centrodestra. Offriamo il nostro contributo perché le motivazioni dei disagi si riprendano le piazze perse. Opereremo perché la sinistra sia inclusiva, ma sia sinistra anche evitando accoppiamenti innaturali e inspiegabili.
Un'attenzione continua dedicheremo per affrontare la "quistione" della credibilità di partiti e istituzioni. Il primo banco di prova sarà il voto amministrativo di Ceccano.
Oggi emblematica è la vicenda della campagna elettorale di Ceccano. Proprio in queste ore Zingaretti e Prodi lanciano l’appello per un partito aperto ai movimenti e a tutto quello che il disagio muove nella società a partire dalle Sardine. Ne parleremo, ma ora bisogna cogliere il contrasto stridente fra questa posizione e il comportamento di PD e PSI nel frusinate ed in particolare a Ceccano. C’è un PD che aderisce alla coalizione di Marco Corsi, ma non è quello di Protani o quello di Battista o ancora quello di Conti. Quanti PD! Il PSI ha una larghissima defezione, per la stessa scelta.
La destra di Caligiore potrebbe essere sconfitta, ci sono molte forze fresche e giovani, che criticano e condannano la gestione della sua Giunta, ma anche fra quelle che nel 2014 gli aprirono la strada del successo, liquidando maldestramente con l’autoscioglimento, l’esperimento di rinnovamento avviato dall’Amministrazione di Manuela Maliziosa. Ci si sarebbe aspettata una scelta di consapevolezza autocritica. Invece sembra che la ricerca dell’unità delle forze per un cambiamento vero di metodi e personale politico non si sia manco tentata. La ricerca della sopravvivenza per una parte degli oppositori di Caligiore fa premio sulla scelta di battersi contro l’avversario principale uniti e solidali anche se divisi. Più che verso la sopravvivenza ci pare che si vada verso il suicidio.
Avere chiaro che l'avversario è il centrodestra di Caligiore e dei suoi alleati (tutti) è l’unica scelta strategica per dare a Ceccano una guida di reale cambiamento. La sopravvivenza ad ogni costo ha per gli elettori il sapore ingannevole di ricerca della verginità perduta. Non sarà apprezzata.

 

 aggiornato il 31 gennaio 2020, ore 1915

 

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