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Una babele di lingue biforcute

Il Totem

mes 390 mindi Aldo Pirone - Se uno vuole avere una visione della cialtroneria imperante nell’informazione e nella politica italiana, basta che segua gran parte del dibattito di questi giorni sul Mes e sulle proposte di parziale modifica che l’eurogruppo ha fatto ai 27 capi di governo della Ue. Una cacofonia di linguaggi propagandistici senza capo né coda, ma tutti molto assertivi. Trovare il testo integrale del comunicato finale dell’eurogruppo sui mass media, dove, tuttavia, su di esso pontificano da giorni fior di esperti economici, commentatori del nulla e politici a fiuto, per avere contezza di cosa in effetti abbiano deciso i rappresentati dei 19 paesi aderenti all’euro, è come sprofondare nel classico pagliaio cercandovi il proverbiale ago che, infatti, non si trova perché non c’è.

Lasciamo stare i clowneschi leader della destra, Meloni e Salvini, che sul Mes hanno detto più falsità e bugie di quante possa contenerne un cargo transoceanico. Ma anche nel campo del centrosinistra e del governo mica si scherza. La cosa più falsa che agitano i grillini, per esempio, è quella di presentare le cose come se il governo Conte dovesse decidere se avvalersi del Mes così com’è, o meno. Cosa che non è. Neanche il governo Monti, in verità, si avvalse del Mes per non avere la Troika (Fmi, Bce, e Commissione europea) in casa. Quella che poi, eterodiretta dalla Merkel, mise piede in Grecia, con i risultati che tutti abbiamo visto e di cui gli stessi troikisti si sono successivamente pentiti, piangendo calde lacrime di coccodrillo. A salvarci dallo spread stellare innescato dal predecessore di Monti, Berlusconi, fu la Bce di Draghi con il quantitative easing. Non a caso, l’unica grande istituzione economica e finanziaria europea che decide a maggioranza, andando oltre l’unanimismo confederale della Ue.

Per rendermi conto tra tanta babele di lingue biforcute che cosa avesse veramente deciso l’eurogruppo sul Mes ho cercato in rete il testo del comunicato finale che consta di ben 23 punti. Al punto 16 si dice tra l’altro: «Proponiamo di istituire un sostegno di crisi pandemica, basato sull'esistente precauzione ECCL linea di credito e adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia pertinente per gli Stati membri dell'area dell'euro colpiti da questo shock esterno. Sarebbe disponibile per tutti gli Stati membri dell'area dell'euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni anticipate da parte delle istituzioni europee. L'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell'area dell'euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell'assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19. Seguiranno le disposizioni del Trattato MES. L'accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento. Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID 19».

Il timore di alcuni (Travaglio) è che questa linea di credito senza condizioni possa essere in seguito sottoposta alle norme iugulatorie previste dal Trattato Mes. Altri (Fassina) ritengono la cosa addirittura inevitabile. Insomma, sarebbe una trappola e una truffa insieme, riducendo l’intento solidaristico dell’Europa a una specie di gioco delle tre carte. Nel comunicato dell’eurogruppo si nota una frasetta: “Seguiranno le disposizioni del Trattato MES”. Potrebbe significare che gli Sati che si avvalessero di quest'aiuto specifico e incondizionato dovranno poi seguire ciò che prevede il Mes in generale, oppure, come a me pare, che per rendere effettiva la incondizionalità riferita all’obiettivo di utilizzare l’aiuto in campo sanitario per fronteggiare il covid 19, si dovranno modificare le “disposizioni” del Trattato Mes.

Come che sia, se l’intento non è quello di parlare a vanvera ritrovandosi al seguito di Salvini e Meloni, ma di sconfiggere eventuali intenti truffaldini allora è su questo che bisogna puntare l’attenzione con le dovute proposte e osservazioni, per portare a casa in sicurezza 37 miliardi per la nostra sanità di cui abbiamo estremo bisogno. Stasera a mettere ordine nella cacofonia del centrosinistra è arrivato il Presidente Conte: “Parlo da premier e da avvocato – ha detto su facebook - Se vi saranno condizionalità o meno lo giudicheremo alla fine. E solo allora potremo valutare se il Mes è conforme al nostro interesse nazionale. E questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l'ultima parola". Ottimo metodo e ottimi propositi.

Certo, non è qui e su questo la svolta che si chiede all’Europa. Su ben altre grandezze economiche e su ben altri strumenti dovranno prendere decisioni definitive i capi di governo dei 27 paesi aderenti all’Ue il 23 aprile prossimo. Papa Bergoglio gliel’ha ricordato due giorni fa: «Oggi l’Unione Europea – ha detto - ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative». I

l Mes non è fra queste ultime, e il fatto di farne una specie di totem mettendolo al centro dello scontro e del confronto politico, per altro propagandistici e confusi, dentro il campo del centrosinistra, di quello progressista e della maggioranza di governo è, per citare Fouché, “peggio di un delitto, è un errore politico".

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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