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Silvia eTeresa: linciate a colpi di social

Due Donne ed il diritto alle loro opinioni

silviaeteresa 350 mindi Valentino Bettinelli - Silvia Romano e Teresa Bellanova sono due grandi Donne. Due facce diverse di una stessa medaglia, fatta purtroppo di odio, maschilismo, ignoranza e misoginia.
Le due donne, protagoniste degli ultimi giorni, hanno attirato le vibranti critiche di una schiera di tifosi, aizzati da leader ed esponenti di secondo piano dei maggiori partiti sovranisti e reazionari italiani.
Silvia Romano, rea di aver “tradito la tradizione cattolica italiana”, è stata ricoperta di insulti, e si è aperta una discussione inutile e barbara sulla presunta cifra del riscatto pagato per la sua liberazione.
Teresa Bellanova, già ricoperta di improperi per il suo modo di vestire, ritenuto inadeguato, ha subito gli attacchi per la sua commozione durante la conferenza stampa di ieri sera, mentre annunciava la storica svolta per i lavoratori del settore agroalimentare.
Sono due donne diverse Silvia e Teresa. Una, giovane milanese che decide di seguire la strada della cooperazione internazionale, andando in Africa per “aiutarli a casa loro”, come direbbero Salvini, Meloni &Co. L’altra, pugliese, bracciante, con una carriera da sindacalista alle spalle, sempre a tutela dei diritti di chi ha bisogno di lavorare per vivere. Il punto in comune per queste due donne resta, purtroppo, il fuoco incrociato di una società che diventa megafono della becera propaganda di una politica abbrutita, incattivita, e sempre più votata all’odio nei confronti del diverso, o di colei o colui che non appartiene ad uno stereotipo ben definito.
In questo contesto, la rete e i social network diventano una piazza virtuale in cui la veicolazione di tanto odio è molto semplice e, purtroppo, efficace. Il virtuale diventa, dunque, lo specchio rotto di una società reale che fa paura; una società che dimentica il passato, covando cattiveria verso tutto e tutti, in particolar modo se l’avversario di turno è una donna.
A tal proposito è giusto ricordare tre nomi: Sergio Zanotti, Alessandro Sandrini e Luca Tacchetto. Sembrano nomi che non dicono nulla, eppure sono tre italiani liberati dalle loro prigionie nell’ultimo anno. Per loro nessun clamore mediatico; non ci si è chiesti quanto ci fossero costati, o se si fossero o meno convertiti all’Islam. Per Silvia Romano no. Per lei solo critiche, titoli a nove colonne sui “grandi” giornali di apparato dei neo-sovranisti italici, e tanto odio buttato addosso, condito da finte notizie e le solite teorie del complotto.

Anche per Teresa Bellanova non c’è lo stesso trattamento dei colleghi uomini, criticati alla bisogna per i loro interventi, o, giustamente, per le loro posizioni. Per lei, invece, donna carismatica e con coraggio, insulti sessisti e misogini, che hanno come obiettivo il modo di vestire, il trucco oppure l’aspetto fisico.

Silvia e Teresa sono l’emblema di una classe di donne che, probabilmente, spaventa un mondo impostato sullo strapotere maschile. Un mondo ed una società che non guarda alle capacità, ai meriti o anche alle colpe, ma solo alla critica spicciola, meritata in quanto donna. Ne sono esempio le battute sulla canottiera e il mancato reggiseno di Carola Rakete. Il “solito” maglioncino e i capelli ribelli di Giovanna Botteri. Ora tocca al velo di Silvia Romano e alla sincera commozione di Teresa Bellanova.

Per secoli alle donne è stato imposto un costume predeterminato, per poi essere messe al rogo, come streghe. Oggi, per fortuna, queste barbarie fisiche non sono più consentite, ma quando smetteremo di perpetrarle a parole?

Come avrebbero detto le nostre nonne, “ferisce più la lingua che la spada”. Smettiamola, dunque, con questi atteggiamenti da medioevo ai tempi dei social. È davvero giunto il momento di elevare il livello sociale del nostro tempo, garantendo lo spazio dovuto a donne che hanno le capacità ed il coraggio di assumere decisioni che molti uomini non riuscirebbero nemmeno a mettere in cantiere.

Oggi più che mai l’Italia e la Società contemporanea hanno bisogno di essere sostantivi femminili, per avere una vera e decisa Rinascita. Una vera e decisa Ripartenza.

 

 

 

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