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Eroi di serie A e B. L'Italia dei più uguali

Accade nel Lazio

carceri di frosinone 390 mindi Ivano Alteri - Neanche i “nostri eroi” sono tutti uguali, specialmente nel Lazio. Accade questo: il Governo stanzia dei fondi per riconoscere agli operatori sanitari un bonus per il sacrificio che hanno dovuto sopportare di fronte all’emergenza covid, ne assegna la gestione alle regioni e queste ne definiscono i criteri di distribuzione con accordo sindacale.

Nel Lazio, tale accordo per il settore sanitario include quasi tutti, da coloro che sono effettivamente in prima linea (medici, infermieri, oss…) a coloro che siedono dietro una scrivania (impiegati amministrativi, addetti ai call center…), ma esclude dall’assegnazione del bonus gli operatori sanitari impiegati nelle carceri. In tale accordo, ovviamente, rientra anche il carcere di Frosinone, nel quale, tra l’altro, si registra il record di zero contagi, grazie al lavoro degli stessi operatori sanitari, del personale penitenziario e all’apporto della Protezione Civile territoriale.

Si tratterà senz’altro di una dimenticanza, di un disguido, di un refuso nella redazione dell’accordo, visto che tale esclusione non troverebbe altrimenti giustificazione. Se non altro perché, come si ricorderà, nelle carceri italiane scoppiarono persino le rivolte dei detenuti, proprio per il panico da contagio scatenato dalla pandemia; fatto che avrebbe dovuto mettere quegli operatori maggiormente al centro dell’attenzione delle autorità e delle parti sociali, piuttosto che escluderli.

Tanto è vero che in altre regioni, come la Toscana, l’analogo accordo sindacale prevede un bonus anche per loro, per quanto ridotto rispetto agli altri.

Inoltre, nel caso del carcere di Frosinone, sembra esserci una sorta di accanimento, visto che a quegli operatori non è riconosciuta dalla Asl, già in momenti di normalità, neanche l’indennità per Rischio Infettivologico, pur in presenza costante (che in un ospedale è invece intermittente) di detenuti affetti da patologie particolarmente contagiose (aids, epatite, tubercolosi, sifilide…) come invece viene riconosciuta dalla relativa Asl ai loro colleghi del carcere di Viterbo. Non è chiaro cosa accada agli stessi operatori nelle altre province del Lazio, ma certo non sembra esserci un trattamento equanime.

È auspicabile che si ponga rimedio a quest’errore, e si ripristini un minimo di riconoscimento anche agli operatori sanitari impiegati nelle carceri, che forse vivono spesso situazioni anche peggiori, per ovvi motivi, dei loro colleghi impiegati altrove.

Frosinone 26 maggio 2020

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