fbpx
Menu
A+ A A-

Il Paese avrebbe bisogno di una sinistra più compatta ed efficace

È alto il rischio di essere schiacciati sulla governabilità quotidiana della emergenza Covid-19

fca 350 mindi Ermisio Mazzocchi - Il processo di globalizzazione ha inevitabilmente ampliato e rafforzato la multi nazionalità delle imprese produttive. Le maggiori industrie dell'Italia non fanno eccezione. L'Italia del XXI secolo assiste a un scompaginamento della propria struttura produttiva con una ricaduta sofferente nel rapporto tra economia e istituzioni.
Sono saltati i tradizionali punti di riferimento del "made in Italy".
Rimane aperto in questa dimensione globale, il rapporto fra economia, politica e istituzione con la conseguenza di correre seri e insidiosi rischi di tempeste sociali.

Si impone una analisi concreta della situazione reale che colga le trasformazioni in atto nel mercato industriale.
La FCA rappresenta il caso più emblematico di quanto avviene nei mercati internazionali. Assodato che la globalizzazione ha liberato le imprese, di maggiore prestigio e consistenza, da vincoli del proprio paese, rimangono irrisolti i problemi della loro funzione nella ripresa del Paese.
Non deve destare stupore sapere che industrie italiane abbiano la loro sede legale all'estero, dalla FCA alla Ferrari, dalla Campari alla Ferrero.
Né tanto meno, pur rimanendo riserve e dubbi su simili operazioni, la richiesta di prestiti garantiti dallo Stato.

Ed è certamente condivisibile la posizione del vice-segretario nazionale del PD, Andrea Orlando, quando chiedeva di vincolare a "impegno" la FCA, rivolto a garantire gli investimenti e i livelli occupazionali.
Proprio perché non si conoscono gli orientamenti della FCA, che dovrebbe presentare un progetto di rilancio del settore dell'auto, è necessario non solo garantire l'occupazione, ma aprire un confronto sulle prospettive dell'automobile.
In questo ambito alcuni settori decisivi potrebbero essere l'elettrico, le medie cilindrate, la formazione dell'indotto capace di non essere solo monomarca, ma plurimarca.

Non possiamo limitarci a una presa d'atto della ineluttabilità delle motivazioni addotte dalla FCA, come da altre industrie, che hanno avanzato medesime richieste di sostegni statali.
La pandemia ha scoperchiato una condizione di fragilità di tutto il sistema produttivo e ha rilevato una aggressività di ampi settori imprenditoriali nel rivendicare interventi dello Stato preferibilmente a fondo perduto, come rivendica il presidente della Confindustria.
E' evidente che si profilano impostazioni pericolose di come affrontare il futuro del dopo Covid-19.
In altre parole, se si ipotizzano, cosa che larvatamente si preannuncia con toni minacciosi, massicci licenziamenti per la mancanza di sostegni adeguati, si avranno una crescita delle disuguaglianze, un impoverimento di vasti strati della popolazione, insofferenze sociali dagli effetti incalcolabili per la mantenuta della democrazia costituzionale.

E non sono accettabili le aspre critiche alla "politica" e alla inefficienza del governo Conte, mosse da Bonomi, perché ci si sente insoddisfatti delle risposte date alle loro perentorie richieste.
E' evidente che si profila un disegno politico di più ampia prospettiva, messo in atto con graduali processi a iniziare dalla concentrazione dell'informazione con il controllo delle maggiori testate giornalistiche italiane, tale da favorire un potere politico, economico e culturale - comunicativo, per arrivare a incoraggiare la necessità di un cambio di governo, che escluda le forze progressiste e di sinistra, compreso il PD.

L'alternativa a Conte non è ben chiara nelle modalità e nei contenuti, o, meglio, è abbastanza evidente che si tenta di costruire, sull'onda di una crisi sociale dai forti contenuti di sofferenza e incertezza, una aggregazione di forze liberiste, fautrici di una "democrazia illiberale", e di settori del mondo economico e finanziario, in parte organizzato intorno alla Confindustria, desideroso di affermare le proprie necessità, ammantate dalla preoccupazione per il futuro del paese.

Si può uscire da questa prevedibile crisi e ribaltare un disegno di restaurazione conservatrice - perché questi, sono i termini esatti, anche se alcuni li ritengono vetusti - se si rifonda il vecchio sistema, calibrato sulla modificazione dei rapporti e dei ruoli delle parti sociali, con un profondo cambiamento negli assetti economici e socio-politici?

La sinistra, e soprattutto il PD, si trovano a fare delle scelte, che devono avere riferimenti nei suo solidi valori di uguaglianza, libertà, solidarietà, rivolte a concrete politiche democratiche e partecipate.
Se si vuole ridefinire una identità nuova della principale forza della sinistra in Italia, il PD, è inevitabile che esso debba assumere una connotazione politica che difenda e rilanci i diritti fondamentali della Costituzione e apra un confronto con tutte le parti sociali per ricostruire un nuovo modello di sviluppo che non sia quello che le forze populiste e le aree del mondo imprenditoriale più retrivo, vorrebbero perseguire come se nulla fosse accaduto.

È alto il rischio di essere schiacciati sulla governabilità della emergenza Covid-9, che, se per alcuni aspetti è giustificabile, per altri impone dei limiti nella elaborazione di una strategia politica dai forti contenuti riformisti e innovativi.
La sinistra non può chiudersi in una difesa, se pur legittima, della operatività del governo Conte.

Lo sforzo per superare le drammatiche difficoltà del Paese e (...) per avviarlo nella sua ripresa, impongono l'esigenza di creare condizioni per una unità progettuale e ricercare una partecipazione la più ampia possibile del popolo italiano.
Siamo a un passaggio cruciale per il Paese che avrebbe bisogno di una sinistra, compresa quella europea, più compatta ed efficace nella edificazione di una società nuova e nel garantire diritti, lavoro, uguaglianze.
Avrebbe bisogno di un Partito Democratico capace di affermare una dimensione progettuale complessiva e credibile, all'altezza di sfide acerrime in cui si giocano i futuri assetti sociali, politici, economici dell'Italia. Questa progettualità del Partito Democratico non c'è.
Un vuoto strategico che pesa e rischia di indebolire la creazione di un fronte sociale di forze progressiste, socialiste, democratiche, del sindacalismo nel lavoro e nelle imprese, della cultura, dei saperi della scienza e della ricerca.

Il PD è solo.
E' evidente che da solo non basta a contrastare forze populiste, nazionaliste e oscurantiste.
L'assenza di questa identità riformista e di sinistra del Partito Democratico impedisce di mettere mano alla rifondazione di uno Stato moderno, di avere la forza necessaria a ridefinire una strategia di indirizzo economico non secondo vecchie logiche di stampo bonomiano, cui nessuno risponde, contestandogli le sue provocatorie argomentazioni, ma saldamente ancorate ai bisogni di uomini e donne in carne e ossa, di una intera società giusta e solidale.
Così che risulta imperativo elaborare un progetto che rivoluzioni tutto l'impianto strutturale dello Stato, che passa da una revisione della funzione delle Regioni, e che metta al centro il lavoro, la salute, l'ambiente. Costruire una impalcatura per una nuova Italia rivolta a promuovere la massima occupazione, abbattere le disuguaglianze sociali, assicurare istruzione, riformare il sistema burocratico, qualificare i pubblici apparati.
Senza questo cambio di passo e un evidente protagonismo della sinistra e dello stesso Partito Democratico nella scena politica con un alto spessore progettuale, i rischi di una deriva del paese verso aspri conflitti sociali e di una instaurazione di culture leaderistiche, sono più che concreti.
Baluardo a queste deviazioni rimane la Costituzione, democratica, repubblicana, antifascista, a cui la sinistra, le forze progressiste, devono ancorare il loro impegno per la pace e la solidarietà sociale.

Rilanciare una sinistra nuova, ridare una nuova missione al PD, significherebbe arricchire quei principi del socialismo storico che oggi dovrebbero essere la bussola per orientare il Partito Democratico e tutta la sinistra affinché possano vincere una delle più difficili e cruente battaglie di questa epoca.

Pubblicato in Commenti
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici