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Lavoro Diritti Uguaglianza

 Per una prospettiva chiara e ben definita

bandiere rosse a piazza del popolo 350 260di Ermisio Mazzocchi - I sindacati CGIL, CISL, UIL hanno sottoscritto un documento sulla situazione della provincia di Frosinone a seguito del Covid-19.
In esso sono evidenziate le direttrici essenziali per superare la crisi che definiscono di natura strutturale e di cui il Covid-19 ha acuito la profondità e l'ampiezza.
Sono valutazioni e proposte, condivisibili, che meritano una attenzione particolare soprattutto da parte di quelle forze politiche che oggi hanno assunto la responsabilità di governare il Paese.
La situazione delle criticità rilevate dai sindacati deve essere inserita in una dimensione di maggiore profondità.

Non si può non tornare a considerare che la globalizzazione ha sprigionato forze e tendenze di egemonia liberista che hanno prodotto una forte lacerazione e indebolito le nostre società, sottoponendole alle leggi ferree e spietate dell'economia di mercato.
Si apre una sfida inevitabile del dopo Covid-19, se non si vuole ritornare al passato, la cui posta in gioco è quella di arrivare a una nuova struttura del sistema produttivo e di garantire i diritti sociali e di uguaglianza.
Gli stessi Stati generali promossi dal premier Conti rappresentano una piattaforma politico - programmatica con una impronta strategica qualificata per raggiungere obiettivi di effettiva rinascita del Paese.
Tuttavia si pongono questioni che hanno bisogno di una definizione dei termini del nuovo corso che l'Italia dovrebbe imboccare ancorato alle politiche europee.
Bisogna avere in sostanza una prospettiva chiara e ben definita.

Per praticare questa via bisogna avere cognizione dello scenario politico ed economico e delle sfide che si dovranno combattere.
L'avvio di una nuova fase post-virus comporta una revisione dei rapporti all'interno dell'intera società italiana.
Le contraddizioni, già presenti nel vecchio sistema economico e sociale e le tensioni sociali fortemente aspre già prima del virus, comporterebbero, se non vengono arginate da una diversa cultura politica e da una nuova qualità dello sviluppo, un inasprimento di tutti i conflitti e una regressione dello status sociale democratico.
E' evidente che esiste il rischio di una crescita delle disuguaglianze e degli squilibri che colpiscono in particolare il mondo del lavoro con una caduta del reddito, dei diritti e delle certezze.
La Confindustria, al di là delle dichiarazioni di circostanza e di efficaci giudizi, rimane ferma nella sua politica di mettere in difficoltà e sotto pressione il governo Conte e avanzare richieste di soldi senza indicare proposte progettuali che creino una condizione di convergenza sulla soluzione e il superamento della crisi.
Si preferisce esasperare le conflittualità e arrivare a condizionare scelte che dovranno corrispondere alle esigenze della Confindustria.

Una posizione che va oltre e che a ben guardare disegna un progetto di più ampio valore politico e economico.
La globalizzazione e una egemonia neoliberista hanno prodotto lacerazioni nella società e indebolito il tessuto democratico.
Tutto ha reso più forti le paure e le aspettative su cui si è innestata una politica populista delle forze conservatrici e della destra, che indirizzano queste sofferenze verso una protesta antidemocratica e distruttrice dei diritti costituzionale.
Lo sbocco non può non essere che quello di una democrazia illiberale in cui prevale la legge del mercato svincolato da qualsiasi regola di salvaguardia dei diritti dei lavoratori.

Si potrebbe così compiere una saldatura tra gli obiettivi delle forze della finanza e della imprenditoria interessate esclusivamente ai loro profitti e di quelle forze politiche populiste e sovraniste, sostenitrici di quel liberismo globale che ha prodotto più danni che vantaggi.

E' evidente che l'avversario politico non è Conte, come potrebbe apparire, ma sono le forze progressiste, democratiche fortemente ancorate alla Costituzione, garante dei diritti di uguaglianza dei cittadini.
L'obiettivo è colpire e scardinare tutto il sistema del tessuto democratico, dalle organizzazioni sindacali ai partiti della sinistra, con in testa il PD, all'associazionismo di categoria per avere mano libera nel fortificare una politica e una economia di impronta liberista, in cui, di fatto, lo Stato non ha nessuna funzione né è più garante dei diritti costituzionali.
Se questo è il disegno che si nasconde dietro apparenti dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione, è essenziale che le forze democratiche, quelle della sinistra, quelle progressiste siano in grado di sollecitare e promuovere le enormi potenzialità che ci sono nel Paese per la difesa e la conquista dei diritti e della uguaglianza.

Lo scontro che si profila non è quello di stampo novecentesco tra le categorie sociali, ma oggi è tra le uguaglianze e disuguaglianze, tra la democrazia costituzionale e il liberismo assoluto, tra la libertà e la riduzione degli spazi della libertà, tra un dignitoso lavoro e la disoccupazione e l'emarginazione, tra una distribuzione equa delle ricchezze e la concentrazione di ricchezze e quindi di potere.
Il Covid-19, che va combattuto con energia, nulla togliendo alla sua violenza verso la vita degli uomini, non ha fatto altro che spazzare via la nebbia che incombeva su una condizione già percorsa da forti fermenti sociali e politici, che prima o poi sarebbero emersi nella loro drammaticità e pericolosità.
Non è consentito rimanere in una sorta di limbo da parte di quelle forze che oggi non hanno solo la responsabilità, certamente gravosa, di portare fuori il paese dai danni del Covi-19, ma sono l'unico baluardo ai tentativi restauratori e antidemocratici.
Sistemi autoritari già abbondantemente praticati da molti governi dell'Unione Europea, attraversata da nazionalismi che minacciano la stessa unità dell'UE e che mettono in pericolo la sua funzione nello scacchiere internazionale, in cui è sempre più marcato il dualismo, quasi da guerra fredda, tra USA e Cina.

Occorre prendere atto dei processi politici reali per cercare di costruire un fronte solido e compatto rivolto a trovare gli elementi necessari a garantire efficacemente la sconfitta di quelle forze oscurantiste e rafforzare il sistema democratico per governare un nuovo ordine sociale.
Un compito che ineludibilmente deve assolvere il PD, forza centrale nello schieramento della sinistra e delle aree progressiste.
Si tratta di ristabilire per il Partito Democratico una politica che, pur assumendo i tratti di governo dell'emergenza, sappia qualificare la sua proposta per il cambiamento con un forte respiro di valori per la coesione sociale e le garanzie democratiche.

La lotta agli egoismi nazionalistici e a un capitalismo retrivo che pratica lo sfruttamento di nuovi schiavi, richiede al PD una svolta profonda nell'impostazione di una elaborazione politica, che abbia come finalità la costruzione di un nuovo edificio della società italiana e risulti vincente nella credibilità dei cittadini.

I lavoratori, e non solo essi, della FCA oggi in C.I, della Tiberina e della Omeron in sciopero contro i licenziamenti, forse si attendono questo impegno e questi risultati.

 

24 giugno 2020

 

 

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