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La catena

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 Susanna Ceccardi è la Borgorzoni leghista della Toscana

Salvini Ceccardi 390 mindi Aldo Pirone - Susanna Ceccardi è la Borgorzoni leghista della Toscana. Matteo Salvini l’ha imposta a tutto il centrodestra come candidata alla Presidenza regionale. In più della sua disastrosa collega emiliana sa con chi confina la Toscana ed è sindaco di una cittadina, Cascina. Il che le ha fatto prendere contatto con l’amministrazione pubblica e non solo con qualche pub come la consorella bolognese. Con quanto profitto per sé e per i suoi amministrati non è dato sapere.

Come la Borgorzoni (a proposito che fine ha fatto?) è eurodeputata e sicuramente non a lei seconda nel pensiero politico, se così lo si può definire, rozzo e gaffeur come quello del suo ineguagliabile mentore: Matteo “Bauscia”. A darne dimostrazione ha cominciato presto. L’8 maggio del 2014 a “Announo”, la trasmissione di Michele Santoro, disse: “Chi mi accusa di tenere più alla vita di un chihuahua che alla vita di un immigrato, non capisce che i chihuahua non sbarcano a migliaia sulle nostre coste”.

Appena eletta sindaca, l’insigne veterinaria della razza non mise la foto del Presidente Mattarella nel suo ufficio giudicandolo “un retaggio dell’ancien régime”. Il successivo 8 agosto, per far capire la sua larghezza di vedute umane, rifiutò di celebrare matrimoni gay sanzionando: “Il registrucolo degli amanti omosessuali è un’invasione di campo ideologica in vista del mutamento del concetto di famiglia”. Per lei, pubblico ufficiale, la legge dello Stato sulle Unioni civili non esisteva. Il 25 novembre del 2016, per la giornata contro la violenza sulle donne, scolpì su facebook: “Sinceramente penso che le scarpette rosse, i foulard, le sedie rosse, le marce e le manifestazioni contro la violenza sulle donne servano a poco. Di violenze ne subiamo tutti, ogni giorno. E magari, seppur involontariamente, le compiamo. La violenza è parte dell'uomo (e della donna), è parte della natura”

La rinomata filosofa di “una vita violenta”, il 12 dicembre 2017, non paga delle sue riflessioni peripatetiche colpisce i medici nel talk politico di Agorà in Tv. Riscopre le gabbie salariali sanitarie, distrugge il merito e dice: “Ho visto i dati della differenza degli stipendi tra i medici calabresi e i medici dell’Emilia Romagna. Ci saremmo tutti stupiti negativamente se gli stipendi dei medici calabresi fossero stati più alti di quelli dell’Emilia Romagna. Menomale che non è così”.

Dall’alto di questa sua luminosa concezione dell’uguaglianza sanitaria nel marzo scorso, in pieno lockdown, voleva andare a Barcellona a riprendere i vacanzieri italiani ivi bloccati. Tanto per farsi un po’ di propaganda elettorale a spese della loro e nostra salute. Non contenta della mancata impresa, ha cercato di non farsi dimenticare. Alla liberazione di Silvia (Arisha) Romano aveva mostrato singolari doti di veggente, anticipando il riscatto all’anno prima quando a Mogadiscio i nostri militari erano stati attaccati dai terroristi islamici di Al-Shabaab: “Solidarietà ai nostri militari, fortunatamente rimasti illesi. Vedo che i 4 milioni di euro pagati per il riscatto di Silvia Romano sono stati subito messi a frutto!”.

Riposta la sfera di cristallo bucata, ieri si è inalberata perché il suo rivale ha detto che lei sta al guinzaglio di Salvini. Non sono mica qualsiasi chihuahua immigrato, avrà pensato. Ha ragione.

Non è un guinzaglio è una catena.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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