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Fatti più in là … ecco come respingo l’immigrato a colpi di Decreto Legge.

Quale cambiamento ha portato il “pacchetto sicurezza” nelle politiche in tema di immigrazione?

Migranti 380 minTania Castelli - Spesso la questione dei membri più fragili della nostra società, viene trattata come marginale rispetto ai problemi del Paese. Una forma di miopia istituzionale che rende sempre meno visibili le persone in grave difficoltà, salvo poi strumentalizzarne demagogicamente l’esistenza in campagna elettorale.
I numeri forniti nel 2020 dall’Istat, nella terza edizione dell’annuale SDGs (Sustainable Development Goals), rappresentano una Nazione in affanno, in cui il 27,3% della popolazione sopravvive sull’orlo della povertà e dell’esclusione sociale (16.400.000 persone) ed un preoccupante 6,5% in povertà assoluta (oltre 5.000.000 di persone).
A causa della crisi dovuta alla pandemia da codiv-19 ed al conseguente lock down, questi numeri sono aumentati vertiginosamente.

Una crisi come le nostre istituzioni repubblicane non hanno mai affrontato fino ad oggi e che dovrebbe richiamare tutte le parti sociali e politiche al senso di responsabilità, all’unità nazionale ed alla solidarietà.
Ed invece al grido di “prima gli italiani”, forze populiste in cerca di riscatto elettorale, fanno leva sulle comprensibili paure della popolazione descrivendo l’Italia come un Paese invaso da fantomatiche orde di migranti clandestini, che, quando non “rubano il lavoro agli italiani”, pretendono di “farsi mantenere” ed il cui scopo principale è la “sostituzione etnica e l’islamizzazione” italiana.

In particolare il cosiddetto Governo giallo-verde, ha approvato il Decreto Legge del 04/10/2018 n°113, definito “pacchetto sicurezza”, in esplicita violazione dei diritti costituzionali (vedi la libera manifestazione pacifica del dissenso) dei trattati internazionali in materia di soccorso in mare (reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina) e diritti umanitari.
Lo strumento giuridico “pensato” per dare sicurezza ha generato l’effetto opposto, creando di colpo ben 600.000 invisibili, che per lo stato italiano giuridicamente non esistono più ma sono comunque bloccati qui, perché l’Italia non ha l’agibilità giuridica internazionale per effettuare i rimpatri (ad esempio nei casi di nazioni in conflitto o ritenute non sicure) e ancor meno le possibilità economiche.
Di fatto c’è stato quindi un aumento del 27,7% delle presenze irregolari sul territorio (in corrispondenza di altrettanti dinieghi della protezione umanitaria)

Quanti sono in Italia, veramente, i migranti che dispregiativamente chiamiamo “clandestini”?
Nero su bianco, gli incontrovertibili dati ufficiali forniti nel 2020 dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) descrivono un “fenomeno” molto diverso dalla narrazione apocalittica destrorsa.
Attualmente i cittadini stranieri residenti in Italia (provenienti da tutto il mondo) sono poco più di 5.000.000 su una popolazione totale di 60.000.000 di cittadini italiani.
Poco più di 100.000 hanno ottenuto la cittadinanza italiana tra il 2018 ed il 2019, dopo un iter burocratico lunghissimo.
Al 1 gennaio 2019 sono stati rilasciati solo 242.009 permessi di soggiorno, di cui meno dell’1% per i rifugiati.
L’ISPI (Istituto per gli Studi Politici Internazionali) ha pubblicato una stima circa le presenze di immigrati “irregolari” sul territorio nazionale basata sui dati forniti dal Ministero degli Esteri e che evidenzia un totale di circa 600.000 di immigrati non regolarizzati, cioè appena l’1% della popolazione italiana.

Da dove arrivano la maggior parte di loro e perché?
Provengono da Paesi ad economia depressa, regioni flagellate da gruppi terroristici, guerra civile o guerre internazionali, molti fuggono da dittature, persecuzioni etniche, religiose, politiche, e di genere.
Le nuove pressioni politiche e militari su alcune aree geografiche, che spingono frotte di profughi in zone di confine, hanno creato delle vere e proprie trappole di massa a cui i migranti cercano di sfuggire in ogni modo possibile, affrontando rischi enormi e spesso rimettendoci la vita.
Patti scellerati sono stati sottoscritti dall’Europa con Stati quali la Libia (dal 2000) o la Turchia (dal 2016 con la Grecia e poi dal 2018 con l’Europa intera) per tenerli lontani dalle nostre città, generando così una popolazione fantasma di milioni di donne uomini e bambini a cui neghiamo salvezza e fingiamo di non sentire e non vedere le atrocità che subiscono.
A nulla sembrano valere le testimonianze delle violenze, degli stupri, delle torture nei campi libici, delle sparatorie e degli incendi in quelli Greci, delle pressioni turche sui profughi siriani al confine con la Grecia sottoponendoli così ad un vero e proprio fuoco incrociato.
Senza contare le notizie ufficiali diffuse dagli osservatori internazionali sui campi profughi in Grecia, che riportano fatti angoscianti di autolesionismo e tentativi di suicidio da parte di bambini al di sotto dei 10 anni, tanto è disperata la loro situazione.
La pandemia da Covid-19 sta ulteriormente aggravando le condizioni letteralmente infernali in quei luoghi di sofferenza, dove la situazione igienico sanitaria già rende impossibile viverci.

Qual era la posizione giuridica dei migranti e quali tutele offriva l’Italia prima del nuovo Decreto?
Precedentemente il Sistema Giuridico italiano offriva tre livelli di protezione: Status di rifugiato, Protezione sussidiaria e Protezione umanitaria.
Lo Status di rifugiato è regolato dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e da alcune direttive europee che hanno aggiunto le persecuzioni a causa del genere e dell’orientamento sessuale come motivazione di accoglimento della istanza.
La Protezione sussidiaria si basa sulla legislazione della Comunità Europea che assegna protezione alle persone che, pur non essendo dei veri e propri rifugiati, se rimpatriate ne subirebbero un danno grave, pericolo per la vita.
La Protezione umanitaria (“permesso di soggiorno per motivi umanitari”) è stata in vigore in Italia dal 1998 al 2018 e veniva concessa per motivi diversi e abbastanza discrezionali che andavano dalla estrema povertà nel luogo di origine ai motivi di salute ed aveva durata massima di due anni.

Quale cambiamento ha portato il “pacchetto sicurezza” nelle politiche in tema di immigrazione?
Sostanzialmente la Protezione Umanitaria è stata abolita ed al suo posto sono state introdotte sei tipologie di “casi speciali” per il rilascio del permesso di soggiorno:
alle vittime di violenza domestica, per la durata di 12 mesi, potenzialmente convertibile in permesso di lavoro ma non esplicitamente rinnovabile;
alle vittime di calamità naturali, per 6 mesi rinnovabile per altri 6 mesi al massimo e non convertibile in permesso di lavoro;
a causa di condizioni sanitarie di particolare gravità con una validità di 12 mesi al massimo, rinnovabile finché le condizioni di salute del tutelato rimangono gravi ma non convertibile in permesso di soggiorno per lavoro;
alle vittime di sfruttamento lavorativo, per un periodo di 6 mesi, rinnovabile per al massimo 12 mesi e convertibile in permesso di soggiorno per lavoro;
come ricompensa per atti di particolare valore civile, per la durata di 24 mesi rinnovabili e convertibile in permesso di soggiorno;
nei casi di “no refoulement”, ovvero quelli in cui è necessario impedire il respingimento di cittadini di stati terzi rifugiatisi nel nostro Paese in luoghi non sicuri (artt. 32 e 33 della Convenzione di Ginevra).
La durata di 12 mesi non è rinnovabile ed il permesso non può essere convertito per motivi di lavoro.
Particolare allarme desta quest’ultimo aspetto in quanto, trascorsi i 12 mesi, si ritrovano nuovamente senza tutele né status, entrando in un circolo vizioso di rimpalli di iter burocratici tortuosi.

Milano Centrodiaccoglienza minIl volto meno umano dell’Europa lo si può vedere nei ricollocamenti internazionali, in cui le persone vengono trattate come parti di una scomoda eredità da dividere obtorto collo fra 27 eredi litigiosi.
Ipocrisia di un vecchio continente in crisi identitaria, economica, politica e sanitaria, che non trova altra soluzione se non quella di lasciarsi alle spalle la parte di mondo che fino ad ora ha sfruttato, defraudato, inquinato.

All’interno di quest'ottica ristretta ed egoista si colloca comodamente l’attuale Governo Italiano che, pur non essendo più completamente a guida populista, resta comunque armato di quel disgraziato Decreto e continua ad intimare ai migranti “Fatti più in là!”

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine
pubblicato sul n.9 del CiesseMagazine del 10 giugno 2020 online su www.sardinecreative.wordpress.com
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