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4 ottobre 2020: da S. Francesco all'oggi

A proposito della 3ª Enciclica di Papa Francesco

Papa Francesco un esempio da cui imparare

di Ignazio Mazzoli
papafrancesco 350 260Mirabile come Papa Francesco ha celebrato il 4 ottobre nel nome di Francesco d’Assisi, con l’Enciclica “Fratelli tutti del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l'amicizia sociale”.

La terza Enciclica di questo Papa, in otto capitoli e 94 pagine, risponde pienamente all’intendimento dell’autore, nella forma e nei contenuti. «Questo Santo (…) che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale».

Il “dialogo” è lo strumento principe della comunicazione. Incoraggiato da un episodio di Francesco d'Assisi “quando visitò il Sultano Malik-al-Kamil in Egitto” in un momento segnato dalle crociate il Papa, nella stagione della pandemia del Covid 19, ci fa sapere che la elaborazione della terza enciclica raccoglie «molti interventi (…) se nella redazione della Laudato si’ ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio "ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro"». Precisa che non è diplomazia, ma un impegno congiunto, come più volte nel testo confermerà.

È un potente messaggio che spinge a incontrarsi e che si rafforza nell’appello finale, quando ci informa «che ha raccolto ispirazione anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri.»
In questa scelta esemplare di metodo, attuata in un momento così difficile per l’umanità tutta, Papa Francesco ascoltando e conversando matura l’Enciclica e la rivolge ovunque: «Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà».

Attinge a piene mani dai Vangeli e dalla sua cultura cristiana e svolge, però, analisi e proposte che si legano oltre ogni riferimento ideologico o di fede in una logica conseguente di concretezze di vita. Non ne fa propaganda, ma constatazioni che sono sotto il titolo “Asettica descrizione della realtà”.

Ci passaggi che voglio assolutamente richiamare e non dimenticare.
«Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi (…).crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali.»

«Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare (…) si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare (…) Non si accoglie la loro parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte.»
«Si favorisce anche una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione. Si avverte la penetrazione culturale di una sorta di “decostruzionismo”…»

Qui si parla di politica e Papa Bergoglio lo fa da maestro
Pare di poter dire che traduce in pratica, per operare nella società, i propri convincimenti cristiani. E, così vengono diretti anche ai non cristiani.

Ed ecco il più universale dei messaggi. «Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze. Questo è il miglior aiuto per un povero, la via migliore verso un’esistenza dignitosa (…) e aggiunge «ricordo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Qui grande sintonia con l’articolo 41 della nostra Costituzione. «Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti».
Qui è terribile. Ecco,  sembra l’Arcangelo Gabriele con la spada in pugno, com’è in certe raffigurazioni pittoriche.

Per ora mi fermo qui anche se c’è tanto, moltissimo in questa Enciclica come contributo a delineare osservatore romano minun mondo migliore. Mi preme cogliere una domanda latente, ma sempre presente e sicuramente già espressa.

Perché la chiesa ha duemila anni e ancora resiste?
Sicuramente più di un motivo giustifica questa longevità, ma a me interessa mettere in assoluta evidenza questo lavoro di Papa Bergoglio che è una qualità della chiesa e dell’uomo che oggi la governa: la voglia di rinnovarsi sapendo leggere nella società, nell’umanità tutta.

Mi persuado sempre di più che l’analisi dei comportamenti e dei risultati di determinate azioni non vada identificata semplicemente con l’idea, ma va esaminata per quella che è criticando opportunamente i limiti, i difetti che ha e i danni che produce. Altrimenti buttiamo l’acqua sporca con il bambino.
Perciò. L’idea è una cosa, l’organizzazione che la diffonde è altra cosa con regole e discipline interne che almeno per ora non sono eliminabili, ma certamente modificabili e migliorabili. Se si vuole.

Mi è capitato di leggere «gli uni al cospetto della Chiesa e del Cristianesimo e gli altri al cospetto del marxismo e della storia» - questa relazione mi pare impropria.
Se si parla di Cristianesimo e/o di socialismo, si parla di idee e indirizzi.
Se si parla di chiesa si deve specularmente parlare di partiti: gli strumenti del proselitismo e dell’organizzazione vanno valutati in rapporto all'ispirazione: quanto sono fedeli a questa?

Papa Francesco sta lavorando perché la sua organizzazione, la chiesa, sia il più possibile testimonianza operativa dei suoi convincimenti religiosi a cui si dovrebbe ispirare. Più volte, nel suo testo, richiama a questo intendimento il suo popolo.

Quanto di questo fanno gli strumenti organizzativi della politica di sinistra perché aderisca alle sue ispirazioni e aspirazioni?
Tanti partiti, in conflitto fra di loro, senza una reale vita democratica interna, privi di ogni quotidiana capacità operativa nella società. Una sinistra astratta, non meglio identificata. Quali sono queste organizzazioni, con nome e cognome, che ad essa dicono di richiamarsi?

Credo che si attaglia a loro questo giudizio di Papa Francesco: «La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace».

“Mille” sinistre si parlano addosso. Devono, anch’esse, riscoprire i bisogni e la loro soddisfazione in termini di soluzioni politiche.

Tiriamo una linea papa al parlamento 2014 11 25 350 260e ripartiamo dai bisogni dei più deboli, dalle ingiustizie, dalle enormi aree del disagio nel mondo, dai diritti conculcati.

Primo, recuperare credibilità sapendo rintracciare le cause e chi sono i responsabili di questo mondo così diseguale. Chi sa di dover è parlare alle intelligenze e ai cuori sa anche che la sua prima dote deve essere la credibilità. Senza di questa neppure il più straordinario progetto vale più di un soldo bucato. Dev avere anche coraggio di condannare i comportamenti errati dei propri rappresentanti.

Riforme che hanno colpito i più deboli e i più indifesi come il Jobs Act, i soldi tolti alla sanità pubblica che hanno reso difficilissima la lotta alla pandemia, la mancanza di finanziamento e di rinnovo della scuola pubblica tanto per citare i danni più gravi arrecati all’Italia sono alla base della sfiducia.

Manca chi parli con le persone, sappia ascoltare e tradurre in risposte concrete le “domande”. Questo è stare con i cittadini e significa anche stare con gli ultimi. C’è bisogno oggi di un partito che sappia leggere la realtà, ascoltarla e guidare il Paese verso il nuovo. Si può fare. Abbiamo una cultura che si è formata nei secoli, da Machiavelli a Gramsci, passando per Cavour, fino a Don Sturzo, De Gasperi e Togliatti, Pertini e Berlinguer.

Il cittadino spesso lamenta un personale politico non solo culturalmente e politicamente inadeguato, ma non credibile, formato piuttosto da furbastri maneggioni interessati agli affari personali. Contribuiamo a cambiarlo.
Per finire, ancora un prestito da Papa Francesco: «La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita» Pratichiamo questa arte.

 

 

 

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