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Pillole di opinioni sulla crisi di Governo

Commenti. Crisi di Governo

Una crisi pretestuosa, cercata, voluta, con mandanti, un esecutore e molte comparse infingarde

di Ignazio Mazzoli
Quirinale Roma 120quNon è facile commentare quanto è accaduto e ancora meno ipotizzare che cosa accadrà. Quello che appare è un delitto su commissione, che tanto piace alla grande stampa italiana.

All’ombra del nome di Draghi che gode di stima indiscussa negli ambienti più diversi, si tesse una strana tela di elogi a Matteo Renzi, l’esecutore. Che delusione si prova ad ascoltarli dalle parole di una delle più grandi conduttrici di talk show italiana Mirta Merlino.

Il delitto è su commissione, però non è il delitto perfetto. Un attacco a freddo, senza argomenti che non potessero essere affrontati in una qualsiasi sede di confronto di maggioranza senza la necessità di esibire un tragico teatrino di guastatori pervenuti e irriducibili ad un qualsiasi ragionamento ed accordo. Proposte uguali a pure e semplici provocazioni. Il tutto con il grande appoggio smaccato della grande stampa a partire dalla Repubblica di Maurizio Molinari ormai “miglior” portavoce degli interessi e dei valori dei grandi padroni d’Italia. Si conoscono così i mandanti, oltre all’esecutore.

La proposta di Mattarella per ora si regge solo sul “Draghi persona”. Dice il nostro Presidente della Repubblica: «il nuovo governo deve avere una maggioranza larga che non deve identificarsi con alcuna formula politica ».
Sarà così? Le prime reazioni delineano difficoltà, molte e non immotivate.
«Draghi ha i numeri per avere una maggioranza stabile in Parlamento? E se ce li ha, come si sposta l'asse politico della maggioranza? Per rispondere alla prima domanda bisogna guardare soprattutto in casa M5S, dove sono già molti gli esponenti grillini che si sono pronunciati contro l'ex presidente della Bce. L'ala che fa riferimento ad Alessandro Di Battista: ha già deciso di opporsi al governo del presidente Mattarella».

In questo momento, però, è evidente che in ogni caso il M5S porterà in dote al nuovo governo un numero di voti inferiore a quello che garantiva a Conte e che potrebbe abbattersi a poche decine di sì tra Camera e Senato se Luigi Di Maio e la sua ala si riscoprissero improvvisamente meno merkeliani ed europeisti degli ultimi mesi.
«Un problema ben chiaro anche al Pd. Il vicesegretario Andrea Orlando ha spiegato in mattinata che i dem vogliono capire di quali numeri dispone il governo Draghi prima di formalizzare la certezza del loro appoggio. Il senso è: non ci si può imbarcare in un'impresa che, nonostante Draghi, non ha le basi parlamentari per svolgere la sua missione. Non solo. Il problema del Pd è anche un altro. Non è che i voti necessari per partire arriveranno dalla Lega? Quelli di Forza Italia, da soli, rischiano di non bastare. In caso di massiccia diserzione grillina, decisivi sarebbero i consensi in aula del Carroccio. In forma di appoggio diretto o magari di astensione. Matteo Salvini, per ora, si mostra possibilista: "Vedremo cosa Draghi ha da proporre".»

Ma una Lega che si intesta la quota decisiva di azionariato sarebbe - oltre che un problema per il Pd - anche un condizionamento pesante sull'agenda di governo e sui tempi di azione.
Già Piazza Affari si muove in rialzo del 2,2% a metà mattina, con le banche che beneficiano dell'ondata di attenzione da parte degli investitori e del rafforzamento dei titoli di Stato di cui sono tradizionali detentori. Intesa Sanpaolo e Unicredit volano del 5 per cento circa, bene anche Atlantia che confida che un simile uomo di mercato (e dg al Tesoro ai tempi delle privatizzazioni delle Autostrade) possa risolvere in poco tempo il problema. Positivi, comunque, tutti i listini in queste sedute.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si muove in calo a 105 punti base, dai 112 della vigilia. Il rendimento del decennale italiano benchmark scende in avvio di contrattazioni sotto 0,6% dallo 0,65%.
Per ora c’è tutto da sapere, ma dalla bocca possiamo toglierci il sapore di un’azione mossa alla: “Muoia Sansone con tutti i filistei”, purché questa maggioranza e soprattutto questo governo non gestisca i 209 miliardi del Recovery Fund.

E ora che ne sarà del blocco dei licenziamenti, che ne sarà della tutela dei lavoratori contro il covid? Che ne sarò della sanità pubblica contro l’aggressività di quella privata?

Manca un partito che sia collegato con in territori, sappia determinare orientamenti politici che al primo posto pongano le esigenza della maggioranza dei cittadini, ed in particolare di quelli che maggiormente soffrono di disagi economici di salute e si vedono deprivati di diritto conquistati con grandi lotte.
In questo momento appaiono le responsabilità dei 5 stelle con alcune delle loro rigidezze come sul MES per scimmiottare l’altro Matteo, il famigerato Salvini.

CNon bisogna essere "tifosi" di Conte e del suo governo per riconoscere che hanno salvato noi e questo Paese da pandemia e da antieuropeismo. Non si doveva dimettere. È stato un errore e lui stesso lo riconosce. Come sempre è inutile piangere sul latte versato. Ma, è un’ingiustizia irresponsabile averlo messo nel mirino di una campagna di attacchi pretestuosi che si riducono ad un solo modo di dire: “Non ha l’esperienza”. Perché è più utile l’esperienza di cha ha voluto il jobs Act?

Appare tutto assurdo quanto è accaduto, per chi ha dimostrato di aver acquisito già molta esperienza soprattutto nel saper stare dalla parte della maggioranza dei cittadini e dei loro bisogni.
La lotta contro il liberismo e l’egoismo dei padroni e finanzieri continua, laddove non si sia mai interrotta.

 

 aggiornato il 4 febbraio 2021 - ore 8:30

 

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