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I tarantini a Roma il 12 e 13 maggio

Lotta all'inquinamento

#IOSONOTARANTINO - Ora basta! Si va a Roma!

Tutti a Roma mindi Tania Castelli
In tema di conversione energetica e bonifiche ambientali, fino ad oggi si guardava con un minimo di speranza al nuovo Ministero della Transizione Ambientale che, grazie ai fondi provenienti dal Recovery Plan, avrebbe potuto cambiare le cose in modo sostanziale a Taranto e in ogni sito industriale altamente inquinante, in rispetto degli accordi Europei sulle "emissioni 0" da attuare entro il 2050 (come da Documento Strategico a lungo termine per il 2050 - Europa a impatto 0, presentato il 28 novembre 2018).

Uno dei nodi cruciali del dibattito politico ed economico interno circa la situazione di Taranto è stato fin dall'inizio la possibile perdita occupazionale derivante dalla conversione di una parte della produzione siderurgica a caldo in favore della cosiddetta "decarbonizzazione". Posti di lavoro riassorbibili con l'avvio di aziende locali specializzate in interventi di bonifica. Di conseguenza si otterrebbe anche il rilancio di quei settori produttivi attualmente in declino proprio a causa del disastro ambientale in corso da decenni (agricoltura e allevamento, pesca e itticoltura, commercio, enogastronomia e turismo, mercato immobiliare etc.).

La eminente multinazionale di consulenze strategiche McKinsey & Company, nel 2020 ha pubblicato il report Net-Zero Europe: Decarbonization pathways and socioeconomic implications (Percorsi di decarbonizzazione e implicazioni socioeconomiche) in cui dimostra che l'Europa riuscirebbe a produrre ben 5 milioni di posti di lavoro se puntasse sull'ecologia, la bonifica e le energie rinnovabili. In particolare proprio l'Italia risulterebbe avvantaggiata rispetto alla media europea, grazie al possibile minor costo delle rinnovabili elettriche e la produzione di idrogeno. Il livello delle emissioni inquinanti, dovute alla combustione di carbone fossile e idrocarburi, diminuirebbe del 90% entro il 2040.

I fatti avvenuti negli ultimi giorni presso la ArcelorMittal di Taranto in seguito alla miniserie televisiva Svegliati amore mio ed il licenziamento di uno dei suoi dipendenti hanno riportato il dibattito mediatico e popolare sulla cittadina pugliese, mentre il silenzio della classe politica italiana e delle sigle sindacali confederali rende a dir poco paradossale la situazione. L'unica eccezione è stata USB (Unione Sindacale di Base) che si è schierata con il lavoratore licenziato ed ha indetto uno sciopero ad oltranza in presidio dal 14 aprile. Tra le richieste anche la rimozione dell'attuale gestione dello stabilimento.

In questo assordante silenzio istituzionale, risuona però il comunicato diffuso ieri dalla ArcelorMittal in cui annuncia di aver siglato una partnership con la controllata statale InvItalia. L'accordo prevede il conferimento nel capitale sociale di una nascente società a controllo congiunto, la Acciaierie d'Italia Holding, consistente in 400 milioni di euro di denaro pubblico subito e 680 milioni entro il 2022. Mentre ad ArcelorMittal manterrà il controllo congiunto del 40% investendo appena 70 milioni di euro.

Molte fonti di informazione e lo stesso governo hanno ritenuto di poter indorare la pillola ai contribuenti italiani nel descrivere un tale squilibrio tra soggetto beneficiario a costo minimo e soggetto rimettente in termini finanziari, parlando di "una congiuntura favorevole tra spinta europea per il green e aiuti di Stato compatibili" (questione time parlamentare del Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti 14 aprile u.s.). InvItalia ha diffuso una nota in cui descrive questo accordo come funzionale ad una strategia "di sostegno delle imprese e dell'occupazione nel Mezzogiorno, al fine di rilanciare e riconvertire in chiave 'green' il sito siderurgico dell'Ilva, coerente con la strategia, governata dalla Commissione europea, di garantire all'Europa 'zero emissioni' entro il 2050".

Ma cosa ottiene l'Italia a fronte di 1 miliardo e 80 milioni di euro da sborsare entro poco più di un anno? La sottoscrizione di un contratto di affitto e acquisto dei rami di azienda Ilva, perfezionabile soltanto se si verificheranno le seguenti "condizioni sospensive" in favore di ArcelorMittal:
- modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto del nuovo piano industriale
- revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto
- assenza di misure restrittive - nell'ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata - nei confronti di Acciaierie d'Italia Holding o di sue società controllate.
"Nel caso in cui tali condizioni sospensive non si verificassero Acciaierie d'Italia Holding non sarebbe obbligata a perfezionare l'acquisto dei rami d'azienda di Ilva e il capitale in essi investito verrebbe restituito".

Risulta quindi incomprensibile l'intento ecologista dichiarato dal governo Draghi, di fatto incaprettatosi con le proprie mani ad un contratto simile. Stupisce anche il plauso dei sindacati italiani nell'affannarsi a mettere la bandierina sul salvataggio solo apparente e momentaneo di 11.500 posti di lavoro, precarizzati da decenni di cattiva gestione aziendale, cassa integrazione ed ora più che mai in pericolo.

Le lacrime di Taranto, invece, si fanno di sale dopo questo ennesimo colpo basso. Mentre la possibilità della decarbonizzazione e della bonifica si allontanano sempre più, su di lei viene scaricato ancora una volta il peso di una logica del profitto, criminalmente estorsiva, in cui a cittadini dolorosamente consapevoli della situazione ambientale si impone di rinunciare alla salute propria e dei familiari in cambio di uno sviluppo economico promesso sin dal dopoguerra e mai attuato. Il tutto con l'assenso dei nostri parlamentari che, da destra a sinistra, con questo ultimo accordo salvifico solo per la multinazionale francoindiana, hanno scientemente e colpevolmente voltato le spalle ai diritti della popolazione, alla dignità ed alla responsabilità del lavoro su cui la Repubblica italiana è fondata, al suo ordinamento giuridico, al rispettocarrozzina 350 min delle sentenze emesse dalla sua Magistratura, oltre che alla Costituzione su cui, quanti vengono chiamati a governare, giurano.

Il 13 maggio a Roma si riunirà il Consiglio di Stato e in quell'occasione la protesta dei tarantini si sposterà nella Capitale, dove resterà in presidio dal giorno precedente. Verso di loro la redazione di unoetre.it e il gruppo di attivismo sociale Melitea dichiarano solidarietà e sostegno assicurando una rappresentanza, nell'auspicio della presenza numerosa di chiunque creda che si possa e si debba salvaguardare l'ambiente insieme alla dignità dei lavoratori. Condizione fondamentale per poter garantire un futuro a questo Paese.

L'appuntamento dunque è per il 12 e 13 maggio 2021 a Roma, dove affermare simbolicamente

#IOSONOTARANTINO

 

Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

carrozzina 650 min

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 
 

 

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