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Mobilità territoriale volontaria delle Poste vada all'attenzione del Mise

poste 350 260 minComunicato. Dipendenti di Poste italiane S.p.A. sul piede di guerra, gli accordi per sbloccare mobilità territoriale volontaria non soddisfano le richieste. La Senatrice Spilabotte raccoglie la protesta e coinvolge il Mise. «Il problema nasce dal fatto che questo tipo di mobilita è disciplinata da un apposito accordo collettivo - spiega Spilabotte - .

Il “meccanismo”, in teoria, è molto semplice: ogni anno i lavoratori che intendono cambiare sede di lavoro sono chiamati a presentare una domanda – da inoltrarsi per via telematica ed utilizzando l’intranet aziendale – nella quale devono indicare l’ambito provinciale entro cui anelano ad essere trasferiti.

Tutte le domande raccolte, vengono quindi esaminate ed “elaborate” (alla luce di una serie di criteri declinati in seno al predetto accordo collettivo) al fine di formare apposite graduatorie degli aspiranti trasferendi. In buona sostanza per ciascun ambito territoriale e per ciascun livello di inquadramento viene stilata una graduatoria.

Questo meccanismo si e' inceppato nello scorrere quelle graduatorie, che consentono di accordare il trasferimento agli aventi diritto. Sebbene in considerazione dell'accordo Poste Italiane sia obbligata a concedere il trasferimento in presenza di “caselle” scoperte nell’organigramma aziendale, il sistema si e' bloccato. Da qui una serie di trattative lunghe e ferraginose che ad oggi non hanno minimamente trovato l'accoglimento dei dipendenti in ragione della esiguita' del numero dei trasferimenti concessi, poche centinaia, a fronte di 1400 richieste. Ritengo si debba chiarire questa vicenda e rimuovere i blocchi. Pertanto porterò questa vertenza all'attenzione del Mise».

Pubblicato in Maria Spilabotte
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