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Il senso del voto contro Orban

VOTO 2022

Mai un'autocrazia come quella di Orban. I nostri diritti non si toccano

di Ignazio Mazzoli
Orban 390 minGiorgia Meloni a Radio Anchio ha affermato che il voto UE che giudica Orban è realtivo a "un testo in cui si dice che l’Ungheria non deve prendere lo risorse europee, ma questo va fatto circostanziando quali sono le accuse".

Non sappiamo che significhi circostanziare le accuse in questo caso, Il documento che il Parlamento europeo ha votato sembra che soddisfi pienamente questa esigenza. Basta volerlo cercare. L’agenzia Ansa ne riporta fedelmente alcuni passaggi chiave, a partire dal titolo “Il Parlamento Ue condanna Orban, Lega-Fdi votano contro 'L'Ungheria non è più una democrazia'. Pronto il taglio ai fondi” del 16 settembre 2022 alle 10:49

L'Europarlamento ha approvato il rapporto di condanna all'Ungheria. Ora ”E' ufficiale". Un'istituzione europea, il Parlamento, non ritiene più un suo Paese membro, l'Ungheria, "una democrazia". Già solo così appare assai grave.

433 voti a favore e 123 contrari è la larga maggioranza dalla plenaria di Strasburgo che ha approvato il provvedimento, che nel “circostanziare” va ben oltre e indica Budapest come una "minaccia sistemica" per i valori fondanti dell'Unione europea perché quello ungherese è un "regime ibrido di autocrazia elettorale" voluto da Viktor Orban. Ogni ulteriore tentennamento, per la grande maggioranza degli eurodeputati, ogni ulteriore indulgenza sarebbe connivenza e dunque esorta il Consiglio ad intervenire per evitare, da parte sua, possibili "violazioni del principio dello Stato di diritto".

Le cronache riferiscono che il rapporto votato ha suscitato lo sdegno di Budapest e dei gruppi più a destra del Parlamento: Identità e Democrazia (ID) e i Conservatori-Riformisti Europei (ECR), dove militano i rappresentanti di Lega e Fratelli d'Italia. Queste fromazioni pensano di liquidare una questione di “principio” dichiarando che si tratta dell'ennesimo attacco politico nei confronti del legittimo governo ungherese a causa di una “polarizzazione per motivi ideologici”.

La storia non è di oggi, ma in realtà arriva da lontano perché già nel 2018, nella precedente legislatura, l’Europarlamento ha approvato la richiesta di attivare il meccanismo di condizionalità (previsto dai trattati proprio per eventuali violazioni ai valori fondamentali dell'Ue, come democrazia e Stato di diritto). La relazione allora approvata indicava 12 aree su cui tenere gli occhi aperti. Purtroppo, in quattro anni le situazioni non sono migliorate, ma anzi sarebbero peggiorate. La Commissione ha cercato di negoziare con Budapest, ma stando a quanto riferito dal titolare della Giustizia, Didier Reynders, non vi sono "sviluppi positivi da segnalare". Così, circolano voci secondo le quali, l'esecutivo Ue sarebbe pronto a raccomandare "la sospensione fino al 70% dei 22,5 miliardi di euro di fondi di coesione stanziati per il periodo 2021-27" all'Ungheria.

Tuttavia non va bene lo stesso. «"La mancanza di un'azione decisiva da parte dell'Ue", recita il rapporto, ha infatti contribuito alla creazione del regime ibrido ungherese, ovvero "un sistema costituzionale in cui si svolgono le elezioni ma manca il rispetto di norme e standard democratici".»
Sempre più forte si fa la richiesta che il «Consiglio la pianti con la melina e attivi in toto l'articolo 7 dei trattati, che prevede la possibilità d'imporre sanzioni al Pese membro in deficit democratico sino alla "sospensione dei diritti di voto". Procedura che, sottolineano, richiede solo "la maggioranza qualificata".»

Il governo ungherese - giudica "un insulto" il voto che l’ha bollato. Si rincorrono voci secondo le quali già lunedì prossimo Budapest presenterebbe un pacchetto di riforme per convincere Bruxelles a non essere intransigente e anzi approvare il suo Recovery, ancora appeso nel limbo.
«"Misure cosmetiche" per avere "i soldi", giurano in tanti a Strasburgo. Ora serve fare sul serio.»

Il problema va affrontato appunto con serietà, in tutte le sedi, in Europa, nel suo Parlamento, in Italia a partire dalle sue elezioni, tanto per cominiciare.

Non si può liquidare come prova a fare Giorgia Meloni, quando con rabbia urla alla sua intervistatrice, per non spiegare il voto del suo gruppo in Europa, che qui abbiamo il problema delle bollette. Direi che proprio perché abbiamo il probleme delle bollette, del carovita, di una tassazione che non è equamente progressiva, del lavoro che manca e spesso è privato dei suoi diritti, come è pure mortificata la richiesta alla Pace, occorre difendere a garantire una "democrazia" quale è assicurata dalla nostra Costituzione, senza minacciarne la sua integrità.

La qualità della "democrazia" Italiana, scritta nella Costituzione repubblicana, è la granzia della libertà di informazione anche quando ci appare sbagliata. La qualità della "democrazia" italiana è l'unica garanzia del dlrtitto al dissenso e alla prostesta.

I diritti sociali ed economici come la difesa da bollette esose ed intollerabili non sono mai una concessione "graziosa" di qualcuno è un diritto da esigere e conquistare. E questo diritto oggi garantito ce lo vogliamo conservare.

 

I virgolettati della notizia dal Parlamento UE sono della cronaca ANSA

 

 

 

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