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26 maggio: un punto quasi di non ritorno?

VotoUE 2019 in Italia mindi Valentino Bettinelli - Dopo una tornata elettorale c’è sempre spazio per l’analisi. Fare un esame del recente voto, europeo ed amministrativo, ci porta a ragionare sulla base di uno scenario politico che fino a qualche anno fa non avremmo neppure lontanamente immaginato. Ebbene sì, la Lega di Matteo Salvini, non più Nord e non più Padania, è il primo partito in Italia con il 34% dei consensi. Il dato nazionale si rafforza nella nostra provincia dove la percentuale sfonda la soglia del 40%. Cosa spinge i cittadini italiani, in particolar modo gli ex “terroni” a votare un partito che nega diritti, contrasta e censura il dissenso, fonda il suo credo politico su valori medievali?

Forse la risposta sta già nella domanda: dovremmo credere che in Italia l'impianto valoriale e di diritti ben saldo nella nostra Costituzione non attecchisca più nelle coscienze del cittadino medio. Francamente non penso sia questa la causa della devianza politica del Paese. Sicuramente influisce la leadership trainante dell’eclettico e camaleontico Matteo Salvini; ieri “comunista padano”, oggi “patriota conservatore italiano”. Un Salvini che si è speso personalmente, candidandosi come capolista in tutte le circoscrizioni, assicurando seggi a candidati sicuramente con meno traino rispetto al “capitano”.

Un voto dunque di pancia. Proprio quella pancia del Paese a cui Matteo Salvini, per sua stessa ammissione, si rivolge. Paure al centro, miste a disagi provocati dalla sempre più pressante crisi economica. Un’espressione che porta il centro destra ad un risultato che garantirebbe alla Lega, qualora si andasse a votare tra pochi mesi, di riuscire a governare alleandosi con Fratelli d’Italia (costantemente in crescita) e Forza Italia, moderati berlusconiani che continuano a reggere l’urto di uno spostamento verso l’ultra destra dettato dalla legge dei social network.

Dall’altra parte della barricata c’è un centro sinistra, guidato dal Partito Democratico, che esulta per aver guadagnato qualche briciola percentuale, non considerando un’effettiva perdita numerica di voti. Un risultato che comunque porta il PD di Zingaretti e Calenda ad essere ad oggi il secondo partito in Italia. In provincia, però, se per la Lega la media nazionale viene superata, per il PD questo dato va in controtendenza. Una forbice che si assesta sui ⅚ punti di distanza rispetto al 22% nazionale. Un risultato sicuramente poco rassicurante per quello che vuole essere, a detta della segreteria, il partito traino per tutte le alleanze sul territorio. Un territorio che conferma, invece, il risultato nazionale del M5S, che attesta i propri consensi sul 16-17%. Un Movimento che si fa scavalcare dal PD e che, dopo un anno di governo con la Lega di Salvini, perde molto terreno proprio in favore dell’alleato di contratto.

Per quel che riguarda i pianeti che orbitano a sinistra del PD, c’è da registrare un pesante fallimento di “+Europa”, “La Sinistra”, “Verdi” e “Possibile”. Un dato che conferma quanto la frammentazione dovuta al personalismo “bandieristico”, tipico della sinistra, porti ad una comune sorte: la sconfitta e la conseguente mancanza di rappresentanza nel Parlamento Europeo. Risultato di una sinistra vicina sì, ideologicamente, ai valori reali del popolo (lavoro, diritti, giustizia sociale), ma purtroppo non capace di trasferire questa vicinanza ai cittadini. Paese più “coccolato” da leghisti o esponenti di Fratelli d’Italia, piuttosto che dalla sinistra. L’esempio della nostra provincia è lampante: sulla disoccupazione e sull’ambiente c’è una comunicazione a destra mai pareggiata dalla sinistra locale. Nonostante ci sia un esercito, che sta ripartendo anche dalle scuole, già pronto a dissentire e protestare, mancano generali capaci. Manca quella leadership che dia spinta vitale alle proteste contro la negazione dei diritti già in atto. Quando il popolo di sinistra riuscirà a riconoscere il proprio comandante, allora questo rapporto di forza che ora appare indistruttibile, potrà essere messo in discussione.

Per quel che riguarda i risultati delle amministrative, che nella nostra provincia hanno riguardato 38 comuni, il dato è significativo. Nella maggior parte dei casi, come ad esempio nei centri più grandi come Veroli, Ceprano, Isola del Liri (Cassino è in attesa del ballottaggio tra Abbruzzese e Salera), lo stesso elettore che ha votato Lega o FdI alle Europee, ha poi dato il suo consenso a candidati di centro sinistra. Un dato che consegna ai partiti la necessità di ripartire dalle persone e dai territori. È proprio da questa base che l’elettore medio fonda la sua intenzione di voto. Partendo da questo rapporto persona-partito si potrà ricostruire qualcosa anche a sinistra. Non è possibile continuare a percentualizzare ogni aspetto della politica. Bisogna ricostruire un fronte di forze europeiste, democratiche e progressiste non puntando sui dettami storici delle varie segreterie, ma ascoltando le necessità reali dei cittadini. Una Nazione sempre più stanca di questa imposizione a caduta dall’alto delle cariche. Il cittadino ha bisogno di scegliere i propri rappresentanti, non più di avallare decisioni imposte chissà da quale leader o da quale componente di partito.

Ancora una volta c’è da tenere conto di quanto l’astensionismo pesi sul voto e sulle percentuali che, troppo spesso, risultano gonfiate rispetto ad un consenso numerico reale. Da sottolineare come, in questo alto numero di astensioni, possa essere rintracciato quel voto di un centro che un tempo in Italia dominava. Quel centrismo di stampo cattolico che oggi vive, esso stesso, una dicotomia tra chi non si riconosce nei partiti attualmente presenti sulla scena e chi, contrario alla dottrina promossa da Papa Francesco, sposa le cause dell’ultra destra clerical-conservatrice.

Sicuramente il voto del 26 maggio rappresenta un punto quasi di non ritorno. Una condizione che potrebbe anche destabilizzare. Ma, come già detto, degli appigli da cui ripartire ci sono: i ragazzi, gli studenti delle scuole che sempre più stanno sviluppando una coscienza sociale e democratica. Adesso tocca ai grandi partiti, alle grandi forze politiche, assecondare questa sacrosanta ribellione di chi, con pieno spirito di disobbedienza civile, chiede un futuro migliore, non più guidato da forze antidemocratiche e illiberali.

 

 

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Pubblicato in 2019: analisi voto
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