fbpx

Il nuovo 18 aprile

Elezioni-Europee-2014di Ignazio Mazzoli - Non è facile questa volta, a caldo, impostare una valutazione ed un commento sui risultati del voto di ieri 25 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo. Il risultato italiano che appare in forte controtendenza rispetto al voto europeo nel suo complesso inebria, dopo molto tempo, cuori e fantasie. Di questo stato d'animo bisogna guardarsi se si vuol cercare di leggere dentro al voto e capire cosa vogliono dirci i risultati.

 

 

 

{tab=Il voto del 25 maggio}

Prima di ogni cosa non dovremmo far finta che la Francia e l'Inghilterra siano così distanti tanto da non ascoltare le voci che ci giungono dalle loro urne elettorali. I partiti che governano quei paesi in entrambe i casi si classificano al terzo posto indipendentemente dal fatto che siano conservatori o di centrosinistra. Che il partito di Marine Le Pen diventi la prima forza politica di Francia ci può disinteressare o può non preoccuparci? Possiamo non tener conto del fatto che Nigel Farage porti la sua formazione euroscettica "Ukip" in testa ai partiti inglesi? Ma anche il voto tedesco, che tutti vedono come un trionfo della signora Merkel a ben guardarlo non è tale, la percentuale del suo partito è decisamente inferiore al risultato delle ultime elezioni politiche per il rinnovo del Bundestag. Come d'altronde conferma il forte arretramento di tutto il PPE che perde 7 punti in percentuale (dal 35,7% del 2009 al 28,2% del 2014) e ben 63 parlamentari e che per governare dovrà trovare alleati, in primo luogo ricercando accordi con il Pse di Martin Schulz che raccoglie molto in patria (dove tocca quota 27,5%, cioè più 6, 7% rispetto al 2009), ma non abbastanza per superare il centrodestra nel resto del Vecchio Continente, anche per la debacle del PS di Hollande. Schulz contava molto sull'apporto italiano del Pd e non è rimasto deluso: i democratici (intorno al 41%) sono la formazione più forte d'Europa nell'area socialista.
Chiaramente il risultato italiano è in controtendenza. Meno male. C'è da esserne soddisfatti senza farsene accecare. Questo vale anche per coloro che in grave crisi d'astinenza di risultati positivi da tempo ormai troppo lungo, oggi sono un po' abbagliati dall'entusiasmo, assolutamente naturale e legittimo, ma a lungo non è buon compagno della razionalità e della saggezza nelle valutazioni.
In Italia il successo del PD di Renzi ha fatto muro contro le spinte antieuropee, in particolare quelle contenute all'interno del movimento di Grillo che si ferma a poco più del 21%. Il crollo del partito di Berlusconi a poco più del 16% è un altro risultato apprezzabile. Bisognerà vedere se impedirà o no il ricostruirsi di una coalizione che comprenda ancora Lega e Fratelli d'Italia, due delle espressioni più avvelenate non solo contro l'euro ma sostanzialmente contro l'Europa unita.

{tab=Un nuovo 18 aprile}
E' un "18 aprile". E' corretto chiamarlo così? Certo perchè è un "cappotto elettorale" a danno di quasi tutti i partiti in lizza. Perchè assomiglia tanto ad un altro voto con cui gli italiani fecero un'altra scelta di campo. Nel 1948 per stare dalla parte degli Stati Uniti d'America, oggi per dichiarare di voler stare nell'Europa Unita anche se in entrambi i casi non hanno guardato troppo per il sottile. Cioè non hanno valutato le politiche che dovevano e debbono tutelare i loro diritti sociali e quelli del lavoro. Questa volta però non c'era la paura della Russia e del comunismo. Il voto al PD è un voto inatteso, costruito in questa circostanza dalle paure reali innescate da Grillo, cosa che ha fatto arrivare ai democratici voti anche da sinistra togliendoli a Tsipras per timore che mancasse un argine sufficientemente forte e solido (diciamo Grillo e non M5S che è cosa ben diversa per la sua interna composisizione almeno come la conosciamo oggi. Oltre 1 milione di voti suoi passano al PD), ma soprattutto è stato reso opulento dai voti in fuga dal centro destra e dalla stessa Forza Italia grazie alle sponsorizzazioni di Berlusconi a vantaggio di Renzi, ma anche grazie a quelli che hanno voluto prender le distanze dallo stesso Berlusconi. Una diaspora è in arrivo per il centrodestra. Quello che manca al confronto con l'altro "18 aprile" è l'altissima astensione, l'altro 40% di questo voto. L'euforia a qualcuno non faccia dimenticare che in quel non voto comunque mascherato c'è una fetta grande di dolore sociale che domanda risposte e soluzioni.

{tab=Quali politiche?}
Dopo anni di tentativi inutili e frustranti riappaiono fra gli eletti anche i rappresentanti di quella sinistra che fa del "lavoro" il perno intorno a cui costruire i suoi programmi e la sua iniziativa politica. Questo successo è certamente merito di una altro trentanovenne, il greco Alexis Tsipras che nel suo paese è arrivato primo e porta da tutto il continente un'agguerrita pattuglia di 43 eletti nell'Europarlamento che non andrà a contestare l'unità europea, come strumentalmente alcuni giornali scrivono sommandoli a Marine Le Pen, la Lega ecc. Gli eletti di Un'Altra Europa saranno a Bruxelles per lottare contro le politiche liberiste che immiseriscono le politiche sociali e conculcano i diritti del lavoro di tutti i cittadini europei. Un potere sempre più grande è in mano a sempre più pochi padroni ingordi quanto mai prima: sono pochi che derubano moltissimi.
Renzi ripete spesso che vuole cambiare alcune regole Ue. Bene, l'occasione è il semestre di presidenza italiana che inizia il 1° luglio. Ma che farà? Questa domanda non è separabile dal risultato del voto di cui stiamo parlando. Certo non basterà battere i pugni sul tavolo. I risultati dipenderanno dalla maggioranza che condizionerà Renzi; non solo, ma anche dagli accordi veri che i banchieri hanno preso o prenderanno a Lisbona per fronteggiare il risultato del voto sotto la guida di Mario Draghi e Cristine Lagarde.
Questo risultato elettorale crea una condizione magica, si puo dire?, per L'italia, ma in questo Paese a cominciare dagli organi d'informazione bisogna impedire di ripetere l'errore fatto con Berlusconi (in verità lui lo esigeva) quello di individuare e decantare sempre le qualità (o presunte tali) e mai segnalare limiti ed errori di Renzi. Lavoro doveroso e preziosissimo, soprattutto per chi si considera avversario, ma anche per chi vuole essere obiettivo, prima di ogni altra cosa bisogna saper cogliere i difetti e gli errori, tutto il resto viene dopo. E' un esercizio della volontà per non assuefarsi e diventare inerti, quando non addirittura subalterni. E, poniamoci qualche interrogativo prima del semestre di presidenza europea.
Le politiche di Renzi a quali criteri europei rispondono? Agli aspetti peggiori. La Troika e il Consiglio europeo da vent'anni comprimono le condizioni di lavoro, i diritti e i salari, in linea con le misure regressive che hanno visto alla testa i partiti di sinistra, socialdemocratici tedeschi, socialisti francesi e laburisti britannici. C'è un documento del '99, un proclama di Blair e Schroeder, che sembra scritto da Confindustria. E dice chiaro che bisogna tagliare lo stato sociale.
Renzi segue ancora quelle vecchie linee di direzione, per esempio sul lavoro? La generalizzazione del lavoro precario è già una realtà. Nessun governo era arrivato a imporre spinte alla precarizzazione del lavoro come è stato fatto oggi. Ora dovrebbe arrivare il vero cuore del job act, il contratto unico e la costosa riforma degli ammortizzatori sociali. Prima che costosa è rischiosa. La cassa integrazione ha un vantaggio fondamentale: mantiene il posto di lavoro, quindi mantiene una qualche titolarità di diritti per il lavoratore. Quello che si prospetta, a quanto si capisce, cancellerebbe questa minima difesa di un lavoratore. Le ricette di Renzi sono figlie di quelle di Blair, a loro volta nipoti di quelle di Thatcher, e cugine di quelle di Schroeder, per il quale la socialdemocrazia doveva smettere di pensare che i lavoratori hanno diritto a un posto fisso. Appuntandosi il cartellino di partiti di sinistra hanno ridotto i salari e moltiplicato la precarietà.

{/tabs}

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

 

Io sostengo 1e3.it

 

Pubblicato in Elezioni
Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici