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Ci vuole un'Europa diversa, autonoma, portatrice di pace democrazia e eguaglianza

EUROPA

Il tema "Europa" sarà al centro del confronto politico nei prossimi mesi

di Ermisio Mazzocchi
UE bandiere minNon c'è dubbio che la guerra russo-ucraina ha sconvolto gli equilibri geopolitici internazionali e ha fatto scendere definitivamente il sipario su quello che è stata l'UE sino ai nostri giorni.
Bisogna prendere atto che l'Unione europea ha concluso il suo primo periodo istitutivo e che è necessario che reimposti una nuova politica che ne riformi il suo assetto istituzionale.
Sono esplose le sue contraddizioni, si è rivelata la sua impotenza a essere protagonista di primo piano, è vacillata la sua compattezza, si è mostrata incerta e divisa sugli interventi in Ucraina, sulle sanzioni e sulle conseguenze che queste hanno prodotto.

Condizioni che obbligano a definire un nuovo progetto che ridia all'Unione un ruolo centrale nello scacchiere europeo e mondiale. Occorre in tempi brevi riscrivere la Carta dell'UE e aggiornare i suoi trattati, alcuni dei quali sono superati a causa degli ultimi eventi.

Una necessità rivolta a dare uniformità legislativa e autorevolezza decisionale per un'Europa indipendente e autonoma. I nuovi assetti istituzionali europei conferirebbero all'Unione un prestigio politico e un riferimento sicuro per tutti quei Paesi che guardano a essa come garanzia di pace e di benessere sulla base di una consolidata ed evidente idea di eguaglianza e giustizia fra suoi cittadini, attori costanti di una partecipazione costruttiva e verificabile di movimenti e di consultazioni. Una Europa che assicuri a tutti i diritti che il Lavoro merita e ne garantisca una remunerazione ugualmente diffusa in grado di assicurare una reale dignità di vita quotidiana.

Una profonda riforma dell'Unione porterebbe a una più solida cooperazione tra gli Stati che la compongono e avvierebbe di fatto una consistente integrazioni tra i diversi popoli europei. Una rinnovata e autonoma UE offrirebbe ampi orizzonti aperti non solo all'Europa ma anche a una vasta area che abbracci tutto il bacino mediterraneo.
Questo è investito da crisi economiche, da conflitti - drammatico quello israelo libanese, congelato da una missione ONU guidata dal 2006 proprio dall'Italia - , da guerre civili - tragica quella in Libia dilaniata da 10 anni di sanguinosi combattimenti -, da instabilità che interessa in particolare la Tunisia, dalla recrudescenza conflittuale israelo - palestinese, con attentati a civili e scontri tra popolazione araba e ebrei.

Una Unione, che ritrovi forza e compattezza per la sua rinnovata coesione su piattaforme condivise e inclusive, favorirebbe una sua presenza attiva per soluzioni di pace e convivenza in quelle realtà fortemente conflittuali e instabili in cui sono in gioco non solo le vite umane ma anche la gestione di fonti energetiche e i rapporti commerciali di vasta portata economica.

Questo comporta una scelta vitale per la futura Unione europea la quale deve presentarsi come un interlocutore alla pari con le potenze mondiali a iniziare dagli USA. L'Unione non può essere un'appendice degli USA né parte di un'alleanza militare - Nato - che di fatto ne limitano l'operatività e la declassificano a compiti subalterni.
Rimane da valutare se l'UE, configurandosi come unico Stato con una propria politica internazionale, un proprio esercito, un'unità fiscale e sanitaria, dovrebbe consentire che ciascun Paese scelga autonomamente di fare parte del North Atlantic sotto l'egida statunitense.

Al punto in cui siamo giunti non esiste altra scelta per una Europa di alto prestigio se non quella di una sua identità di Stato, in cui ci siano cessioni di sovranità e siano modificati i sistemi che eleggono i governi dell'Unione (elezione diretta del Presidente sulla base di schieramenti politici di coalizione? un Parlamento europeo con nuove regole che ne rafforzino il suo ruolo?).
Non si tratta solo di rivedere o scrivere nuovi trattati. E' essenziali che essi siano il risultato di una nuova idea di Europa, una "idea" di grande valore universale, che ha come fondamento la pari dignità di tutte le persone e la garanzia di una vita decorosa e di benessere in una cornice di cooperazione e di pace.
Una nuova cultura riformista democratica forte di una sua credibilità per sconfiggere e impedire le spinte sovraniste, populiste, xenofobe e demagogiche.

Un processo di rinnovamento che stenta a maturare nonostante alcuni tentativi che paiono essere caduti nell'oblio.
Macron propone una "Comunità politica europea" costituita da una Confederazione di Stati europei extra -UE con l'intento di "dare stabilità e unità al continente senza squilibrare l'Unione" (Conferenza di Strasburgo, 9 maggio 2022) al cui interno aderiscano i paesi che hanno fatto richiesta di adesione all'UE, Ucraina, Moldava, Georgia, e quelli che a vari livelli sono impegnati nel processo di adesione, Albania, Bosnia, Erzegovina, Kosovo, Macedonia del nord, Montenegro, Serbia e Turchia.
La sua idea sembra non avere avuto successo per l'indifferenza mostrata da più parti nelle quali permangono diffidenze e interessi nazionalistici.

Il segretario del PD, Enrico Letta, ha proposto di creare una Confederazione europea che comprenda i 27 Stati membri dell'Unione, l'Ucraina e gli atri otto paesi dell'est che vorrebbero entrare nell'UE.
L'intento sarebbe quello di arrivare in tempi brevi a una piena integrazione con quanti hanno richiesto di far parte dell'Unione e costruire legami economici e culturali attraverso accordi che garantiscano uno reciproca collaborazione.
Una proposta che non ha avuto molto ascolto e non ha aperto un ampio confronto nel PD e tra le forze politiche.
Siamo ancora in una fase di elaborazione con diversi progetti privi di una convergenza di sintesi. Le difficoltà hanno profonde radici in quello che è stata l'UE e nella scarsa spinta a trovare un comune percorso per cambiarla.

A oggi non è diffusa questa volontà né vi è un ampio arco di forze politiche impegnate ad avviare una trattativa per riformare l'Unione. Nelle poche dichiarazioni di buona volontà c’è un deficit di elaborazione e di chiarezza di intenti.
I grandi gruppi politici dal PSE al PPE presenti nel parlamento europeo non hanno di fatto avviato un confronto per arrivare alla costruzione di una nuova Europa unita e riformata.
Le forze progressiste e democratiche non si presentano compatte per affrontare le sfide del rinnovamento e lo stesso PSE, sollecitato dal PD, dovrebbe proporre la convocazione di una "Convenzione costituente", così come avvenne in Italia con la Costituente che diede vita alla Repubblica democratica e consentì al nostro paese di divenire una grande nazione.
Il partito più rappresentativo dello schieramento progressista e della sinistra, il PD, non si presenta con una visione complessiva, non provoca una tensione ideale capace di coinvolgere ampi settori di cittadini e di aprire un confronto con le parti essenziali della società.

Non basta presentare proposte di formule organizzative che sono dettate più dai fatti contingenti provocati dalla guerra in Ucraina che dalla esigenza non rinviabile di affrontare una lotta durissima e difficile per edificare un nuovo edificio europeo. E' necessario che il PD recuperi un ruolo centrale nella politica europea.
Siamo alla vigilia di un voto amministrativo che non è stato immune dai riferimenti all'Europa e questi saranno ancora di più presenti in occasione del rinnovo del Parlamento italiano nel 2023.

Il tema "Europa" sarà al centro del confronto politico nei prossimi mesi e della stessa competizione elettorale.
Risulta evidente che il PD e le forze più europeiste della sinistra e quelle riformiste dovranno porre al centro della loro iniziativa politica la costruzione di una Europa autorevole per un futuro di pace e di progresso.

Ermisio Mazzocchi. 10 giugno 2022

 

 

 

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