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No al CETA, difendiamo diritti, salute e identità

Cibo Made in Italy 350di Nadeia De Gasperis - Ricordo che alla mensa universitaria, se un giorno venivano serviti rigatoni in bianco, all’indomani avremmo avuto rigatoni al sugo e quello seguente, indovinate!? Sformato di rigatoni. Così per le penne e ogni formato e sformato di pasta. Ma se provavamo a protestare ci davano in pasto il solito “stiamo lavorando per voi, con i prodotti migliori e le migliori intenzioni.”
Oggi a Montecitorio erano in tanti a protestare, agricoltori, sindacati, associazioni ambientaliste, partiti politici di sinistra, contro il CETA, un accordo commerciale con il Canada, che se ratificato, non solo metterebbe a rischio il Made in Italy, che sebbene suoni “all’americana”, è pur sempre il nostro marchio di autenticità e garanzia di qualità.
In un Paese che non offre speranze ai giovani, figuriamoci ai meno giovani senza più un lavoro; sono tanti, contadini per tradizione, giovani laureati, donne e uomini che con coraggio e determinazione, si sono reinventati in produzioni di eccellenza, coltivazioni ecosostenibili, nel rispetto della tradizione di gusto, qualità e rispetto dell’ambiente. Quello che il governo non ti offre, chiedilo alla terra!

Il "fattincasa"

Il “fattincasa” chiamiamolo così, garantisce quelle regole e quei diritti al lavoro troppo spesso disattesi da un governo impenitente che continua a trattare i cittadini da poveri stolti incapaci di reagire ai continui tentativi di attentare alla sovranità popolare.
Cosa c’entra la pasta riscaldata con questa storia!?
A parte la scelta del grano e del pomodoro, c’è il fatto che gli accordi cambiano ma si ripropone la stessa situazione, un governo che in tutta fretta cerca di ratificare accordi, prima il Fiscal Compact, poi il MES (meccanismo europeo di stabilità, altrimenti conosciuto nel resto d’Europa come Esm European stablity meccanism) Fondo salva Stati, poi il TTIP e ora il CETA , e lo fa nel mese di luglio in genere, in pochi giorni alla chetichella.
“è un processo democratico, quello della approvazione del CETA”, così mredarguisce il ministro Martina i manifestanti.
“È solo una battaglia ideologica” ci ricordava Calenda mentre si tentava la ratifica dell’accordo internazionale con gli USA (TTIP). In quella occasione il testo del trattato fu sottoposto all’attenzione dei parlamentari in soli tre giorni. La lettura consentita era di un’ora e mezza, alla presenza delle forze dell’ordine, che sorvegliavano che nessuno copiasse il testo, solo appunti da questo faldone incomprensibile ma con la supervisione di un carabiniere.
I cittadini davanti a Montecitorio, oggi, non erano per uno slancio di patriottismo.
Martina come Calenda, vogliono farci credere che il modo per ostacolare la globalizzazione sia “prendere il timone” della stessa. Il timone!? Popolo di marinai e navigati eroi.
“Abbiamo già depositato in Senato, una questione pregiudiziale di costituzionalità incentrata sulla evidente violazione del dettato costituzionale e della sovranità nazionale”, sostiene la senatrice Loredana De Petris.
Dello stesso parere anche “Possibile”.
È ancora una volta il momento di difendere la sovranità del popolo, la costituzione, il diritto al lavoro, la salvaguardia dei diritti, la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente. "Questa volta ponendo l’accento sul Made in Italy (e non è autarchia)".

 
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