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Che resta oggi della Rivoluzione Francese?

rivoluzione francesedi Daniela Mastracci - 14 luglio 1789 - 14 luglio 2017. Correva l'anno di Liberté, Egalitè, Fraternitè ...
Quando spiego la Rivoluzione Francese faccio sempre un passaggio sul titolo della “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino”, sottolineando che c'è l'Uomo e non, che so, il Francese, e c'è il Cittadino e non , di nuovo, il cittadino francese. E questo mi sembra essere il punto saliente per parlare dell'ampliamento di prospettiva, che la dichiarazione porta con sé, rispetto allo Stato Nazione, rispetto a diritti concepiti all'interno dei suoi angusti confini.


Non pretendo, quando lo racconto ai miei ragazzi, di essere super scientifica, no. Io lo dico con passione umana, a parte la scientificità (semmai fosse possibile) della mia spiegazione. Lo dico credendoci. Perché a me interessa che il messaggio della "fu" Rivoluzione Francese sia vissuto dai ragazzi come un momento in cui la storia nazionale si apre al mondo intero. E mi assumo la responsabilità delle contraddizioni implicite in tale lettura: come ad esempio la schiavitù delle colonie francesi, oppure di quelle inglesi. Ma arrischio le contraddizioni confidando, in verità, che la ragione e il cuore dei ragazzi si apra alla stessa presa di coscienza di una umanità intera, che travalichi gli abitanti di una sola Nazione, e che possa fare delle stesse contraddizioni proprio il momento di frizione che porti alla lotta affinché quella umanità intera sia il loro obiettivo, la loro visione, il loro approccio al mondo: la consapevolezza delle contraddizioni come punto di partenza onde rafforzare l'universalismo del messaggio rivoluzionario di libertà, uguaglianza,fratellanza. E ciò si può studiare anche in seno all'espansione a ovest dei neonati (al tempo della rivoluzione francese, ovviamente) Stati uniti d'America: una corsa che ha significato l'eccidio dei Nativi americani, nonché, anche in quel paese che narrava già di se stesso la democrazia, la schiavitù di Africani condotti là in catene, venduti e acquistati per lavorare nelle loro fiorenti piantagioni.
Sottolineiamo insieme, io e miei studenti, i lati universali di queste contraddizioni, ne vediamo lo sviluppo nel tempo, l'ampliarsi della sfera dei diritti a diritti mondiali, fino ad arrivare alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.


Ma ad un certo punto le contraddizioni vengono di nuovo al pettine, in verità mai davvero sciolte nei due secoli e rotti che ci separano dalla Rivoluzione Francese, o dalla Dichiarazione di Indipendenza Americana.
Ecco, il lato universale non pare aver davvero vinto la partita. Oggi dobbiamo cambiare prospettiva e svelare il lato nascosto del presunto sviluppo e ampliamento dei diritti umani. Oggi dobbiamo saper riconoscere che dietro la marcia trionfale dei diritti c'è in verità la mondializzazione del potere economico, piuttosto che politico, che fa del liberalismo dei diritti solo una schermata di superficie, al di sotto della quale troviamo l'esatto contrario dei diritti stessi: troviamo sfruttamento, lavoro poverissimo, nuove schiavitù, bambini, donne e uomini usati e abusati, fatti essere pedine di giochi di guerra e di potere. Troviamo che di diritti ci si riempie la bocca ma poi, proprio quella Francia che l'Occidente vanta come terra di libertà e uguaglianza, sia stata colonizzatrice e tremenda sfruttatrice, la Francia, come la gran parte del cosiddetto mondo libero occidentale. E che adesso chiude i porti, mai aperti in verità, ai migranti detti economici: un distinguo che evidenzia la spregiudicatezza e arroganza di Stati che hanno ridotto alla fame interi popoli e che però non sono disposti ad accoglierli, adesso che migrano in condizioni di totale miseria. Oggi che assistiamo all’innalzamento di muri ovunque, di frontiere invalicabili e presidiate da militari pronti ad usare le armi.


Oggi che l’Europa, terra madre dei diritti, terra che vanta la sua civiltà come più avanzata, è governata da chi induce a stringere la cinghia ai lavoratori, ai pensionati, a tutti coloro che stanno soffrendo l’austerità, ma che dall’altra parte protegge capitali e accumulazioni di ricchezza che ampliano una forbice indegna tra mondo ricco e mondo povero. Insomma dentro queste lacerazioni odierne cosa ci dice oggi il 14 luglio 1789? A mio giudizio ci dice che dobbiamo leggere attraverso, sempre. Dobbiamo cogliere le contraddizioni oggi, senza credere che fatta la rivoluzione allora, noi siamo protetti e immunizzati da modi oltraggiosi rispetto ai diritti, e che non è poi così vero che il lato universale delle contraddizioni di due secoli fa si sia andato sciogliendo realizzandosi, e portandoci fuori da barbarie, razzismo, nazionalismo, xenofobia. Dovremmo saperci dire che sta ancora a noi operare in questa direzione, perché essa non si è compiuta affatto. E dovremmo uscire fuori da narrazioni che, al contrario, vorrebbero farci credere che la storia è finita, perché si è compiuta la sua grande conquista della libertà. Dovremmo prendere coscienza che la lotta sta a noi, oggi. E non soltanto per i diritti civili, ma anche, e direi soprattutto, per i diritti sociali: anche perché l'ampliamento fittizio di quelli civili ha nascosto una vera e propria inversione di tendenza rispetto a quelli sociali; il liberalismo e il neoliberismo hanno fermato la spinta propulsiva delle conquiste sociali, per poi riprendere terreno ed eroderle, viste come freni verso cui liberalismo-liberismo sentivano e sentono una feroce insofferenza. Allora se le date devono significare qualcosa, che significhino questo: consapevolezza che la lotta non finisce mai, che mai dobbiamo considerarci al sicuro. Forse anche la consapevolezza che lottare sta intanto nel Resistere al "nuovo che avanza", a domandarsi cosa mai voglia dire ed essere quel "nuovo", difendere le conquiste, esigerne ancora di ulteriori, anziché accomodarci su uno stile di vita che vorrebbe già tutto compiuto per sempre. Distrarsi? qualche volta, non sempre. Resistere? Sempre

 
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