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Romania in piazza per le riforme

romania protests 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro - La Patria chiama, il Popolo risponde.

Il senso civico travalica i confini, l’esilio economico può solo rimandare la rivoluzione. La Romania ha atteso il ritorno estivo di chi vive all’estero per protestare come il suo passato le ha insegnato.

Vasilica Viorica Dăncilă, Primo ministro del Paese da Gennaio 2018, è la prima donna a ricoprire tale incarico. Peccato che le pari opportunità non abbiano condizionato questa scelta. Sicuramente il suo ruolo da europarlamentare avrà giocato a suo favore ma il prescelto del Partito Social Democratico era l’ineleggibile Liviu Dragnea, la cui storia processuale inizia nel 2013. Accusato di frode elettorale, ha tentato la scalata all’assoluzione in tutti i gradi di giudizio. Conclusione, condanna a 2 anni di reclusione con sospensione della pena per un termine di 4 anni.

A fronte della vittoria di inizio anno, Il Presidente Klaus Iohannis ha solo potuto dar vita ad un esecutivo già scritto, ad un immobilismo economico e burocratico segnato ma necessario alla stabilità politica del paese.

Dopo mesi di malcontento popolare, di richieste ignorate ed esigenze collettive relegate a decisioni di second’ordine, ai cittadini è rimasta solo la piazza e sono andati a prenderla.

Hanno atteso il rientro dei rumeni in diaspora e da venerdì Piazza Victoria è territorio dei manifestanti. Cinquantamila cittadini (ma si stimano oltre settantamila) a protestare contro un esecutivo fortemente corrotto, specie nella persona del capo di maggioranza. Le richieste del popolo partono dalla volontà di una magistratura indipendente, non condizionata apertamente dal governo ed un Parlamento Unilaterale. Stanchi di pensare il proprio paese come un satellite, prima del blocco comunista ed ora della logica europea, vedono nella riforma del sistema fiscale, pensionistico e previdenziale la chiave per uscire da un ruolo di sussistenza.

5 giorni di proteste, un bilancio di 450 feriti e nessuno dei 2 dati sembra poter diminuire. Il pugno duro della Polizia di Stato non è tardato ad arrivare, tentando una repressione armata e feroce, la risposta dei dimostranti è stata l’occupazione ad oltranza.

Neanche l’ombra di dimissioni da parte di alcun membro del Governo.

Il ruolo più difficile, quello del Presidente della Repubblica: Klaus Iohannis ha condannato l’operato dei gendarmi, paventando il rischio di una profonda crisi interna, a lui ora la decisione su come gestire ogni possibilità.

Ci sono dunque ancora popoli che si battono, senza post privi di spessore ma con i fatti. Le rivoluzioni non si operano con critiche senza seguito, ma con perseveranza e chiarezza nel far valere i diritti. Cittadini coscienti del loro ruolo nella democrazia, pronti al sacrificio pur di tutelarlo. Insomma cittadini, che sanno ancora essere cittadini.

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