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Venezuela oggi. Che cos'è?

Bolívar soberano350 260 mindi Valentino Bettinelli - Venezuela, una tristemente reale Casa di Carta.
Continua la parabola discendete del Venezuela, Stato dell’America Meridionale, tra i più ricchi estrattori di greggio al mondo. La sua storia è costellata di alti e bassi di natura socio-economica. Le cronache degli ultimi tempi narrano una situazione drastica. Si racconta di quella che de jure dovrebbe essere una Repubblica federale presidenziale, ma che de facto si delinea come una dittatura autoritaria esercitata dal suo presidente Nicolás Maduro.

Ultimo in ordine di tempo il provvedimento che, con un colpo di penna, trasforma il Bolívar fuerte in Bolívar sovrano. Un’operazione che rende il valore monetario una variabile metafisica, tanto da propagandare un aumento dei salari minimi di 35 volte. Se prima infatti, con uno stipendio si riusciva ad acquistare un chilo di pomodori, secondo la politica presidenziale, oggi il venezuelano medio riuscirà a migliorare le proprie condizioni di vita grazie al taglio di cinque zeri dal valore del “vecchio” bolívar.
Il presidente Maduro ha inoltre annunciato il lancio di un’ulteriore moneta di scambio, il Petro, criptovaluta che fonderà la sua forza sulla base delle quotazioni dell’oro nero sui mercati, trasformando sostanzialmente le banconote stampate in soldi del Monopoly, e la Zecca di Stato nella reale trasposizione de “La Casa di Carta”.

L’estremo tentativo di agganciare una valuta ormai polverizzata da un’inflazione arrivata a tassi di un milione per cento all’anno, a qualcosa di più concreto come il petrolio, è il segno stesso di una resa da parte del governo di Caracas, ormai trasparente nella logica degli scambi internazionali. Una scomparsa dai mercati che ha provocato la totale recessione di un Paese potenzialmente ricchissimo, gestito con un potere di stampo oligarchico volto all’esclusivo arricchimento di una cerchia ristretta di eletti. Uno Stato che continua a tradire i suoi valori fondativi; una Repubblica bolívariana retta da ideali social-democratici, completamente dimenticati da qualche anno a questa parte.

Il tessuto demografico venezuelano è quello tipico dei Paesi latinoamericani. Una popolazione mista, frutto dei grandi flussi migratori del secolo scorso. Ricchissima la colonia italiana che conta, ad oggi, oltre 120000 residenti, presenza che nel passato ha sfiorato anche le 250000 unità. Italiani di nascita e oriundi di seconda generazione che vivono quotidianamente, assieme agli altri 30000000 di venezuelani, una condizione di schiavitù sociale, dove anche protestare risulta difficile. È infatti complicato scegliere se affollare le piazze per dimostrare il dissenso o partecipare alle infinite code nei supermercati per assicurare il cibo alla famiglia. Anche su questa necessità di sopravvivenza continua a far leva il totalitarismo messo in atto da Maduro.

La situazione venezuelana coinvolge anche gli Stati limitrofi, come il Perù, il Brasile e la Colombia. Proprio quest’ultima vede il passaggio di oltre 3000 venezuelani al giorno, nella città di confine di Rumichaca. Cittadini disperati che cercano di fuggire dal proprio Paese, alla ricerca di condizioni di vita migliori. Una caccia al tesoro spesso impedita dalla militarizzazione dei confini imposta da Perù e Brasile, i quali richiedono il passaporto per varcare le frontiere. Documento a cui moltissimi venezuelani non possono accedere perché considerati pericolosi dal proprio governo.
Una censura ideologica che sta arrivando a toccare, in alcuni casi, anche la repressione militare nei confronti dell’oppositore di turno.
Una condizione, quella del popolo venezuelano, poco diffusa dai canali mainstream della nostra informazione, che merita però una profonda riflessione. Una nazione esausta. Un popolo soggiogato dal potere autoritario. Un territorio troppo ricco per non concedere a tutti una vita dignitosa.

 

 

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