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Voterò "NO" dice Ermisio Mazzocchi

  • Scritto da  Ermisio Mazzocchi

votoNO 350 260di Ermisio Mazzocchi - Perché voto NO al referendum. Lettera aperta alle iscritte e agli iscritti del PD

Care democratiche, cari democratici,

sento il dovere di chiarire le ragioni che mi portano a votare NO al referendum costituzionale, utilizzando la libertà di voto che lo Statuto del PD consente in materia costituzionale (art. 1 comma 7).
La mia scelta, come quella di molti altri iscritti al PD, può essere assunta grazie al carattere liberale dello Statuto del partito, il quale afferma che non vi sia un vincolo disciplinare quando sono in gioco principi e impianto costituzionale e non esiste in questo caso alcuna obbligatorietà.
Credo doveroso aprire una fase di conoscenza e di approfondimento, quale contributo a superare le personalizzazioni e le drammatizzazioni e qualsiasi pregiudiziale posizione di schieramento, che si sono rivelate dannose e inutili e avviare una discussione di merito sul significato e su i contenuti del referendum.
Il mio è un NO di merito alla riforma, rigorosamente distinto dal no al governo.
E' la politica che governa i sistemi della sua rappresentanza, tanto che la governabilità dipende non dal numero della Camere, ma dalla coesione della maggioranza che sostiene il governo e quindi dalla credibilità della sua politica.

Un confronto e un esame attento sono condizioni indispensabili che riguardano ogni consultazione costituzionale, tanto più che la riforma della Costituzione non è cosa di un solo partito, ma investe l'intera comunità italiana. E non può trasformarsi in un plebiscito per la leadership.
La Costituzione è strumento per "stare insieme" e non per dividerci.
Sono vive in me le preoccupazioni per il futuro dell'Italia, della sua unità nel momento in cui tutto il paese deve fronteggiare situazioni di alta criticità che ne possono mettere in discussione la sua identità nazionale.
Nessuno può negare l'esigenza di una riforma del bicameralismo rivolta a un rafforzamento della democrazia anche mediante la maggiore funzionalità del Parlamento sia sul piano del sua tecnica di lavoro sia su quella delle sue finalità politiche.
E' più lo scorretto uso del bicameralismo da parte dei partiti e dei governi, di quella tecnica che Calamandrei definì "ostruzionismo di maggioranza", a consigliare una radicale modifica che avrebbe dovuto concludersi con l'istituzione di una sola Camera del Parlamento.

La proposta referendaria non è convincente e rende il sistema parlamentare più farraginoso, con una riscrittura di ben 47 articoli su 139 che avrebbe richiesto una maggiore autorevolezza dello stesso Parlamento e una riforma con la più ampia condivisione da non presentare come una opera del governo e della sua maggioranza.
Sono convinto che non sono perseguibili gli obiettivi di semplificazione e di conferimento di efficienza e di efficacia di tutto il sistema istituzionale sostenute nella riforma.
Si presenta una riforma del Senato confuso e in perenne conflitto tra i diversi livelli istituzionali dei comuni e delle regioni e che porta inevitabilmente a una ricentralizzazione nel rapporto Stato - regioni e a una alterazione degli equilibri, delle garanzie e dei bilanciamenti a tutto vantaggio del governo, ulteriormente avvallato dall'Italicum. Un sistema elettorale che concentra in modo indiscutibile il potere nelle mani del "capo" del partito in quanto il voto bloccato, come prevede l'Italicum, sui capilista e le candidature plurime per gli stessi capilista consentono al leader del partito di controllare la scelta dei parlamentari da eleggere per la maggioranza blindata dal premio.
Non si hanno elementi di chiarezza per ruoli e per compiti nella proposta referendaria che indica i componenti del Senato tra gli eletti al consiglio regionale e quelli ae.mazzocchi 350 260 sindaco dei comuni, che paradossalmente conservano l'immunità parlamentare e gli appannaggi dovuti al senatore. Contraddizioni e sovrapposizioni dal momento che Regioni e Comuni vengono eletti anche in tempi diversi ci saranno consistenti sostituzioni di membri del Senato in diverse fasi della legislatura. Tanto per essere chiari negli USA i 100 senatori lavorano a pieno tempo e svolgono solo quella funzione.

Tutto ciò non riduce affatto i costi della politica che sono minimi, rimanendo invariati i costi legati (...) alle spese di viaggio e di permanenza a Roma, agli immobili, ai servizi e, soprattutto, al personale. Per risparmiare bastava ridurre come propongono alcuni, la Camera a 400 e il Senato a 200 contro i 730 che si propone nel referendum. O abolire totalmente il Senato. E se si doveva mettere un limite all'indennità dei consiglieri regionali, bastava approvare una legge ordinaria, non ricorrere a un referendum.
Non è convincente l'affermazione che "il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali", perché rimane la conferenza Stato - regioni, inoltre alcune competenze statali sono di confine con quelle regionali che rimangono tutte assegnate alla Camera, indebolendo il potere delle regioni, alla cui potestà legislativa esclusiva delle Regioni sono attribuiti soltanto 15 materie di contenuto prevalentemente organizzativo. Si apre un potenziale conflitto di interesse dal momento che Parlamento e Consigli regionali sono due organismi legislativi distinti.
Non persuadono le argomentazioni secondo cui la riforma assicura maggiore rapidità ed efficacia nell’approvazione delle leggi, perché è una questione politica e di coesione della maggioranza di governo. Sono bastati appena 13 giorni per la ratifica del Trattato di risoluzione unica, contestatissimo dai risparmiatori, sul risanamento bancario e il salvataggio interno, mentre ne sono serviti 871 per la legge sull’agricoltura sociale, 1456 per la legge anticorruzione e più di 20 anni per una legge sulle Unioni civili. La stragrande maggioranza delle leggi, inoltre, è approvata con solo due letture e la navetta da una Camera all’altra riguarda soltanto il 20% dei casi. Nella riforma sono previsti ben otto distinti iter di approvazione legislativa.

Ho evidenziato solo alcuni aspetti di incongruenza della riforma costituzionale soggetta a referendum su cui riportare una corretta informazione e avviare un confronto nel merito con una motivazione critica, ma rispettosa della posizione ufficiale. Una considerazione necessaria con l'intento di evitare facili automatismi su le conseguenze dell'esito referendario: bocciatura della riforma uguale crisi di governo.
Una formula che va respinta decisamente.
Guardo al paese, al suo ruolo nella nuova realtà geo-politica del mondo, al vuoto di identità e di valori che mettono a rischio la democrazia. Qui ho espresso le mie personali motivazioni, ma credo che ci siano nel PD tanti militanti ed elettori che con argomenti diversi condividono la scelta per votare NO.
Questo è il momento di assumere le proprie responsabilità per il progresso e la democrazia dell'Italia.

 
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