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Vogliamo impedire la deformazione della nostra Costituzione

votoNO 350 260di Achille Migliorelli - IL POPULISMO RENZIANO. Ancora un ricovero in ospedale. Ancora la forzata rinuncia a proseguire nei commenti alla riforma costituzionale. Oggi li riprendiamo, nella speranza di non più interromperli e di arrivare alla manifestazione di chiusura della campagna referendaria del 1° dicembre, alle ore 18, a San Giorgio a Liri, con il Prof. Gianfranco Pasquino. In considerazione dell’interesse rivestito dall’evento, che vede la partecipazione di uno dei più noti esperti di problemi istituzionali, rivolgo un caldo invito, a chi ha avuto la pazienza di seguirmi in questi mesi, ad essere presente all’iniziativa ed a partecipare attivamente al dibattito, che seguirà. Nel corso della manifestazione l’illustre studioso sarà intervistato dal Dott. Stefano Di Scanno, direttore de “l’Inchiesta”. (dopo aver eletto la pagina intitolata "Populismo qualunquistico" cliccate sul titolino "Disprezzo delle Isituzioni" per leggere il resto dell'articolo)

  1. Populismo qualunquistico
  2. Disprezzo delle Istituzioni

Populismo qualunquistico

Sono convinto che questa riforma non passerà, se faremo lo sforzo di analizzarne il contenuto e saremo capaci di respingerne gli ingannevoli slogan. Uno di questi slogan ha per oggetto la “riduzione dei costi della politica”. Si tratta di autentico populismo qualunquistico. Gli untorelli di Renzi e della Boschi sostengono, invero, che uno dei meriti più importanti della riforma costituzionale in discussione risiede nella circostanza che vengono mandati “a lavorare” due senatori su tre. Non posso che ripetere, a questo punto, la domanda, che già ho avuto modo di fare qualche tempo fa: di grazia, Renzi quale lavoro ha mai svolto in vita sua? E ancora: Non è, forse, vero che è nato politico di professione e che ha costruito la sua fortuna con le cariche, prima, di Presidente della Provincia di Firenze e, dal 2009, di Sindaco di quella città? Non è, forse, vero, che la sua affermazione è dipesa, in gran parte, dall’essere un grande esemplare della casta? Cosa, infatti, ha da dirci dell’amico Carrai (sì, proprio quello dell’appartamento concesso “graziosamente” in godimento a Renzi, quando questi è diventato Sindaco di Firenze)? Non è, forse, vero che ha chiamato l’amico Carrai, mentre costui ricopriva incarichi sia nel privato che nel pubblico, a fare l’amministratore della “Firenze parcheggi” e, contemporaneamente, il consigliere e, quindi, il Presidente del CdA della “Società Aeroporti di Firenze”? Cosa ha da dirci della responsabile dell’ufficio dei vigili urbani del Comune di Firenze, promossa, prima, a capo dell’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio e, poi, a Consigliere di Stato? Cosa ha da dirci dei posti di responsabilità assegnati agli amici del “giglio magico” nelle Cartanonsirottamamunicipalizzate e partecipate, che rappresentano il vero e principale costo della politica? I nomi di Bondi, Cottarelli e Perotti li ha proprio messi nel dimenticatoio? Può, forse, impunemente far finta di nulla sul fatto di aver nominato un uomo della Leopolda, Campo Dall’Orto, come direttore generale della RAI e di aver reso, quindi, ininfluente e puramente decorativo il ruolo del Consiglio di Amministrazione dell’azienda culturale più importante d’Italia? Vogliamo qualificare questo comportamento? Per me, queste scelte meritano di essere definite in un solo modo: trattasi di uno dei più famelici nepotismi di regime ascrivibile ad un uomo politico.

Per queste ragioni, ritenere Renzi come l’artefice della riduzione dei costi della politica, ovvero come il “rottamatore” della casta è nient’altro che una favoletta per gonzi o “utili idioti”. Accantonate queste riflessioni dal sapore ritorsivo, desidero soffermare l’attenzione sulla natura e finalità dello slogan. In effetti, il Presidente del Consiglio ha deciso di rivolgersi alla “pancia” degli elettori. In un clima di forte disaffezione per la politica, tenuto conto della sensibilità con cui l’opinione pubblica affronta il tema dei costi della politica, in ogni intervento, Renzi insiste su tale aspetto, ripromettendosi così di conquistare facili consensi. Resta, comunque, un fatto: non può fondatamente sostenere che abbia compiuto una scelta saggia (sino ad arrivare, addirittura, a farne un titolo “ammiccante” della riforma), affidando ad una riforma costituzionale il compito di realizzare risparmi, così incidendo negativamente sul funzionamento delle istituzioni. Non è, infatti, cambiando la Costituzione che vanno realizzati risparmi di spesa.

Ma è, poi, vero che si realizzano significative riduzioni di spesa? Ad un esame (nemmeno tanto) approfondito della questione, risulta che tali riduzioni sono lontanissime dai 500 milioni di euro all’anno sbandierati da Renzi e dalla Boschi. I risparmi, nella migliore delle ipotesi, arrivano a 40/50 milioni di euro all’anno, secondo i dati della Ragioneria dello Stato e del Bilancio del Senato. Senza conteggiare i rimborsi spese e le diarie per i Sindaci ed i consiglieri regionali-senatori, che, per svolgere le funzioni, debbono raggiungere Roma da ogni parte d’Italia. E non può essere sottaciuto che, per risparmiare una tale somma, sarebbe stato sufficiente ridurre di un 10% le indennità di deputati e senatori. Cosa che avrebbe consentito di non stravolgere la Costituzione. Perciò, a mio parere, è semplicemente falso che la riforma costituzionale sia stata promossa “contro” la casta e per abbattere i costi della politica. Ciò, senza tener conto che la conservazione di un sistema democratico non può essere valutato in termini di costo del suo mantenimento. E’, poi, veramente grave che, per realizzare un risparmio così irrisorio, si pensi che la funzione di senatore venga svolta da un consigliere regionale o da un Sindaco “a mezzo servizio”. Come può la stessa persona assolvere, con profitto ed onore, ad entrambi i compiti? Solo chi sottovaluta il lavoro politico e amministrativo può accettare che il nuovo Senato diventi un dopolavoro per sfaccendati, peraltro gratificati con la immunità parlamentare.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Disprezzo delle Istituzioni")

Un palese disprezzo delle Istituzioni

Poggia, infatti, su un palese disprezzo delle istituzioni la scelta di deformare la Costituzione per conseguire una riduzione – peraltro, ripetesi, irrisoria – della spesa. Oltre alla riduzione delle indennità di deputati e senatori, poteva benissimo essere praticata una diminuzione del numero dei membri del Parlamento. Tra l’altro, in tutte le proposte avanzate in precedenza, si era pensato di ridurre i deputati a 450 ed i senatori a 200. In tal modo i costi sarebbero diminuiti molto di più dei 40/50 milioni di euro all’anno prefigurati dalla riforma costituzionale, sulla cui conferma siamo chiamati a votare il 4 di dicembre. Si sa che l’Italia ha una classe politica grande e costosa. Ci sono 945 parlamentari – 630 alla Camera e 315 al Senato – rispetto ai 535 negli Stati Uniti (435 alla Camera e 100 al Senato), che è un paese con una popolazione sei volte più grande ed un territorio molto più vasto del nostro.

Ciò significa che si poteva addirittura dimezzare il numero dei parlamentari. Non si è voluto fare. Forse perché dimezzare il Parlamento comportava un sacrificio anche per i “padrini” dei partiti? Non è, forse, vero che, attraverso la legge elettorale, i deputati ed i senatori non saranno scelti dall’elettorato, ma dai segretari dei partiti? Per i pseudo costituenti la rappresentanza politica deve consistere in un grande esercito di “peones” anonimi, che quasi nessuno conosce e che rispondono alle esigenze dei loro veri datori di lavoro, i segretari dei partiti appunto. Detto ciò, concludo prestando piena adesione alle considerazioni svolte dalla On.le Lucrezia Ricchiuti. Tempo fa la deputata ebbe a commentare un manifesto affisso dai sostenitori del “SI”, in cui si affermava che, se si voleva la diminuzione dei politici, “Basta un “SI””. Raccolgo e faccio mio il senso di delusione e di scoramento, che ha colpito una militante della sinistra. Ebbene, la Ricchiuti ha avuto modo di riconoscere che: “La politica è la più bella attività che si possa fare: si interpretano bisogni, si rappresentano interessi e si dà voce a chi ne ha votoNO 350 260bisogno”. Ha, quindi, aggiunto che: “La riforma Renzi-Boschi comprime questi spazi e rende molto più difficile la militanza politica”, e che la politica fatta di ascolto sul territorio “è lavoro duro e serio che richiede preparazione ed autonomia di giudizio”. Ha, così, concluso: “La riforma costituzionale vuole sopprimerla (questa politica). “Volete voi meno politici?” è dunque una domanda che mi fa rabbrividire. La cosa più brutta è che nessuno di coloro che – aggrappandosi alle salvifiche virtù del capo – pensano che, pur di portare a casa il risultato, si deve scendere a questo livello infimo, è disposto ad andare in televisione a dire che – sì – anche lui è un “poltronaro” e che finora ha mangiato pane a tradimento. Quando si scatena la belva del populismo distruttivo non si salva nessuno”.

I messaggi ingannevoli di Renzi e dei suoi adepti, però, hanno le gambe corte. Gli elettori sapranno rendere giustizia. Un “NO” secco il 4 dicembre li punirà, sconfiggendo la loro arroganza e le loro menzogne. Mettiamocela tutta per raggiungere la vittoria del “NO”. Il vero slogan deve essere questo: “Il referendum sia un inizio, uno splendido giorno da cui partire per un vero cambiamento del paese e della sinistra”.

 

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