fbpx
Menu
A+ A A-

Deforma costituzionale e Italicum

votoNO 350 260di Achille Migliorelli - Modifiche costituzionali ed Italicum. Vedo con particolare favore il confronto che ci spinge a ragionare sulla legge di revisione della Costituzione. Le divergenze sono molteplici. Esse concernono la bontà e la condivisibilità della riforma.
Un dato, comunque, è certo: il confronto, se condotto serenamente ed a fondo, consente di stabilire la perdurante validità ed efficacia della Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza ed a coronamento della riconquistata libertà, quale premessa della ricostruzione civile e democratica del Paese. Le differenze riguardano, essenzialmente, il modo per assicurare la funzionalità delle istituzioni.  (dopo aver letto la pagina intitolata  "Alcune riflessioni" cliccate sul titolino "Il vero obiettivo" per leggere il resto dell'articolo)

  1. Alcune riflessioni
  2. Il vero obiettivo

Alcune riflessioni, peraltro, vanno fatte

1.- Innanzitutto, va affrontata la relazione tra la legge di riforma del Senato e la legge elettorale (“l’Italicum”). Ritengo che tra le due leggi vi sia un nesso inscindibile, per cui il giudizio deve investire, contestualmente, ambedue i testi legislativi. Ciò perché le due leggi hanno caratteristiche unitarie e implicitamente rappresentano un progetto unico, dal quale possiamo trarre tutte le ragioni per effettuare la scelta tra il “SI” ed il “NO” in occasione del referendum d’autunno. Almeno per quanto mi riguarda, la decisione è pacifica: il “NO” si estende ad ambedue le riforme.
2.- In secondo luogo, mi preme far rilevare che la contrarietà di cui ho accennato riguarda l’esclusivo merito delle due leggi. Ho ragione di ritenere, invero, che le modifiche costituzionali di cui stiamo discutendo e la legge elettorale “Italicum” non danno luogo ad una mera operazione di ingegneria istituzionale, tesa a garantire una maggiore funzionalità del sistema politico. Esse, invece, traducono in legge un progetto di trasformazione-degenerazione di quel sistema. Si tratta, in altri termini, di un progetto che, stravolgendo il dettato costituzionale, concentra il potere nel Governo. Siffatta scelta si muove nell’ambito di una “democrazia di investitura” dell’uomo solo al comando e conduce, inevitabilmente, alla negazione dei contropoteri. La Costituzione formale viene sostituita, in questo modo, da una Costituzione materiale, ledendo gravemente il principio della rappresentanza e della sovranità popolare. Così agendo le due “operazioni legislative” deturpano i principi democratici e comprimono diritti dei cittadini. E’ evidente ivotoNO 350 Snapseedl danno arrecato sia alla democrazia politica che alla democrazia sociale. Sul punto concludo in questi termini: la “verticalizzazione” del potere nell’esecutivo modifica la forma di governo a favore di una sua concezione leaderistica ed autoritaria, in cui è palese l’incompatibilità con la forma democratica dello Stato. E, se è vero che uno Stato può essere diversamente organizzato, è parimenti vero che uno “Stato democratico” deve garantire il bilanciamento e l’equilibrio dei poteri.
3.- Desidero, inoltre, sottolineare un terzo aspetto. A parere di chi si oppone alla riforma, la Costituzione va aggiornata per rispondere ai mutamenti, che si verificano nel corso della sua vigenza. E’, però, ben chiaro che le modifiche non debbono intaccare la garanzia dei diritti e la separazione dei poteri. Sono evidenti le ragioni che sono alla base di questa esigenza. Lo affermava già Montesquieu nel 1748, quando scrisse: “De l’Esprit des loi”, sostenendo che la storia del costituzionalismo è la storia della limitazione del potere, perché “un’esperienza di secoli mostra come chiunque abbia del potere, sia portato ad abusarne, finchè non gli vengano posti dei limiti”.
Mi sia consentito di fare mie le parole del Magistrato di Cassazione, Dr. Domenico Gallo, uno dei protagonisti della battaglia per il “NO”. Al fine di chiarire che gli oppositori della riforma non pretendono di respingere tout court l’accusa di ostacolare l’aggiornamento della Costituzione, egli ha osservato: “Deve essere respinto il mantra del conflitto fra riformatori (che vogliono modernizzare le istituzioni) e conservatori (che vogliono difendere i privilegi della casta).
“Solamente la cancellazione della memoria può consentire di far passare, come innovazione, delle riforme istituzionali che tendono a restaurare forme di potere autocratico superate dalla storia. Soltanto attraverso la cancellazione della memoria si può far passare per innovativa una legge elettorale, che restaura gli stessi meccanismi manipolatori della legge Acerbo”. Ricordo che la legge Acerbo permise al fascismo di vincere le elezioni in modo truffaldino e di instaurare la dittatura del ventennio.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Il vero obiettivo")

Il vero obiettivo è il superamento della Costituzione

Sempre il Dr. Gallo – dopo aver condiviso la precisazione del Prof. Maurizio Viroli, secondo cui il regime renziano, con l’entrata in vigore dell’Italicum e della riforma costituzionale, diviene un principato –, aggiunge: “In effetti l’impostazione di fondo che c’è dietro questo progetto di grande riforma, non è quello della revisione della Costituzione, ma del suo superamento, cioè dell’abbandono del progetto di democrazia costituzionale prefigurato dai padri costituenti per entrare in un nuovo territorio, dove le decisioni sono più , perché, per legge, il Governo è attribuito ad un unico partito; dove il Parlamento è ridotto ad un’unica Camera, mentre l’altra Camera, il Senato, ha un ruolo sostanzialmente decorativo, sottoposta ad un ferreo controllo da parte del Governo del partito unico, al quale la legge elettorale garantisce una maggioranza assicurata e la riforma costituzionale garantisce il controllo dell’agenda dei lavori parlamentari, dove le istituzioni di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale) sono deboli e non possono interferire con l’esercizio dei poteri di governo, che, invece, sono ”.
4.- Ritengo, inoltre, opportuno accennare alla vicenda che ha riguardato i lavori della Commissione per le riforme costituzionali, insediata durante il Governo Letta. Invero, tale vicenda dimostra il carattere autoritario e padronale della svolta impressa dal trio Renzi, Boschi, Verdini al cammino delle riforme. E’ noto che la gran parte delle forze politiche – anche di chi aveva criticato quella Commissione – mostrarono di condividere la Relazione appositamente predisposta. Della relativa bozza, approvata a grande maggioranza, non se ne fece più nulla con l’avvento di Renzi.
In effetti, era intervenuto, a metà gennaio del 2014, il Patto del Nazareno, sotto l’alta sorveglianza di Verdini e con l’adesione interessata di Berlusconi. Quell’inciucivotoNO 350 Snapseedo è risultato mille volte più negativo di quello che, nel 1997/1998, aveva portato D’Alema alla Presidenza di altra Commissione bicamerale. L’intesa, di cui non sono mai stati rivelati i termini ed il do ut des, certamente riguardò la riforma del Senato e la legge elettorale (anche perché la Corte Costituzionale, proprio il 3 gennaio di quell’anno, aveva dichiarato la illegittimità del c.d. “Porcellum”). Forte dell’appoggio dei due “compari di merenda”, Renzi avviò un procedimento di revisione ex novo, che contraddiceva apertamente quello seguito dalla Commissione Letta. In nome dell’arrogante “abbiamo i voti”, Renzi – nel frattempo diventato Presidente del Consiglio – ha assunto un atteggiamento di rottura (Prof. Mario Dogliani), sprezzante della tradizione costituzionale italiana e delle sue nobili e straordinarie origini – addirittura “miracolose” le ha definite il Prof. Valerio Onida –; chiuso ad ogni dialogo e insultante verso tutte le voci anche solo dissonanti.
5.- Da ultimo mi “intriga” lo slogan assai in voga presso i fautori del “SI”, consistente nell’elogio portato ai protagonisti della riforma del Senato (politici ed esperti), con riferimento al (preteso) superamento del bicameralismo paritario ed alla definizione della composizione del Senato.
Da un lato, è pacifico che il bicameralismo rimane e che continueranno a verificarsi i conflitti tra le due Camere. Ciò si ricava agevolmente dalla specificazione delle competenze legislative – di cui sono rimasti titolari il Senato e la Camera –, “scolpite” nella norma monstre, il nuovo art. 70.
Per quanto riguarda, invece, la composizione del Senato c’è da rimanere veramente allibiti. Il nuovo art. 57 prescrive che i senatori saranno eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”. Delle due l’una: o queste scelte sono vincolanti, ed allora non si può parlare di elezione; o non saranno vincolanti, ed allora è veramente risibile parlare di “conformità” alla scelta operata dagli elettori.
Esistono, pertanto tutte le ragioni per votare NO, nella consapevolezza che una vittoria del NO creerà le premesse di una politica nuova, per cambiare il Paese e restituirlo ad una democrazia moderna e partecipata.

 
 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo UNOeTRE.it

regime-attività

 

Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici