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Perché NO

votoNO 350 260di Achille Migliorelli - Ci avviciniamo al giorno del giudizio. Nel mese di ottobre sapremo, infatti, se entrerà in vigore la riforma della Costituzione voluta dal trio Renzi, Boschi, Verdini. L’appello che rivolgo è per un forte e chiaro “NO”.
Intanto, desidero fare una premessa. Uno degli slogan con cui viene giustificata la riforma è che “Ce lo chiede l’Europa”. Invece, questa presunta priorità interessa a non più del 4% degli italiani. La quasi totalità di essi la ritiene inutile. Una vera e propria arma di distrazione di massa dagli enormi problemi sociali e civili, che angustiano le fasce meno abbienti della società.
In verità, essa si inserisce nel quadro di almeno un ventennio di revisionismo costituzionale, che pretende di piegare la Costituzione a visioni particolaristiche del sistema, nato invece a salvaguardia dei beni comuni. Pensata in modo approssimativo ed incoerente, da molti dei sostenitori del “SI” è stata definita “modesta e maldestra”, ovvero “concepita male e scritta peggio”. Dello stesso superamento del bicameralismo perfetto – pur condivisibile – si dice che esso è “pasticciato nella composizione del nuovo Senato” e “confuso nell’attribuzione delle competenze”. Vistosamente imprecisa e contraddittoria è, poi, la previsione inerente la legge elettorale per la elezione dei nuovi senatori. E’ tanto vero ciò che su di essa sarà necessario intervenire.
L’esistenza di queste manchevolezze ed il fatto che la riforma del Senato diverrà operante solo se, ai sensi dell’art. 138 Cost., il referendum la confermerà, fanno ritenere che non è logico ed intelligente far prevalere l’obiettivo minimalista, racchiuso nella convinzione del “meglio di niente” e del “è bene, comunque, cambiare”. Occorre, invece, farsi guidare da un giudizio spassionato e oggettivo sul merito della riforma, avendo chiaro che una riforma costituzionale di questa portata – che, in un solo colpo, riscrive malamente 47 articoli della Legge fondamentale – non è facilmente modificabile ed è destinata a influenzare il sistema politico ed istituzionale per un lungo periodo.
Illuminanti sono alcune considerazioni fatte dal Prof. Gaetano Azzariti, che insegna diritto costituzionale presso l’Università “La Sapienza” di Roma. E’ vero che da Renzi e dal suo entourage viene ritenuto, con sufficienza e supponenza, un “gufo”, ma non può essere dimenticato che i gufi hanno un grosso pregio: ci vedono di notte. E a noi che, con l’insigne Professore siamo solidali, piace riconoscere che egli fa parte della schiera di coloro che ci illuminano e guidano in questa “Notte della Repubblica”.
Scrive, dunque, Azzariti: «Viviamo un tempo infinito. Una transizione costituzionale che non ha mai termine e che, senza soluzione di continuità, passa da una “grande riforma” all’altra. Un fallimento dietro l’altro. Anche quando si trova un Accordo in Parlamento e – magari a maggioranza risicata – si riscrive un pezzo di Costituzione, l’insuccesso diventa esplicito subito dopo la riforma (la desolante vicenda del Titolo V è esemplare in tal senso). Eppure, si continua in modo perverso a giocare con la Costituzione. Svuotandola di senso. E’ questo che indigna».
E aggiunge: «Indigna vedere un’intera classe dirigente che sprofonda, travolta da una radicale crisi di rappresentatività, trascinando ostinatamente con sé, nell’abisso, la Costituzione repubblicana, senza avvedersi che proprio questa rappresenta l’unico strumento che potrebbe riscattare il senso del vivere comune, dando nuova dignità ad una politica perduta».

Avendo presenti queste riflessioni, ritengo sia giusto affrontare questa battaglia – che, non a caso, viene definita come la “Madre di tutte le battaglie” – per impedire la deformazione della nostra Costituzione. Un invito pressante rivolgo ai compagni ed amici: lavoriamo con determinazione per sconfiggere il disegno di stravolgere la Carta. Sino alla splendida vittoria di ottobre.

 
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