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Parlare di storia guardando al futuro

Giovani generazionidi Ignazio Mazzoli - Ci sono alcuni libri ed alcune circostanze che spingono a rovistare nella memoria. Nella propria memoria. "Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale" e "Partiti e Società nel Lazio Meridionale" di Ermisio Mazzocchi svolgono egregiamente questo compito. Coprono mezzo secolo, circa, dal 1945 alla fine del '900. Ed anche "C'era una volta la dc" di Tommaso Baris racconta un analogo periodo. Entrambi indagano nelle vicende politiche della provincia di Frosinone.

Sento di dover essere molto grato ad Ermisio Mazzocchi e a Tommaso Baris per avere realizzato una operazione culturale ed editoriale che applicando il metodo della ricerca documentale più attenta hanno analizzato le vicende politiche di un'area territoriale circoscritta, ma inquadrata costantemente nel contesto nazionale delle vicende dei partiti e delle loro scelte. Considero questo, un lavoro prezioso e senza precedenti che consente di identificarci ed illumina anche noi come protagonisti di una stagione ed affida all'indagine storico-culturale di chi ci seguirà, come abbiamo vissuto la nostra stagione d'impegni sociali ed economici. Entrambi gli autori parlano dell'intero quadro dei partiti italiani presenti in Parlamento e nelle altre Assemblee elettive.

«La formazione del partito non è pienamente compiuta. I dirigenti sono obbligati a ricercare nuove strade per acquisire una salda connotazione politica e una più robusta organizzazione. Il partito comunista di Frosinone, ancora gracile nonostante gli sforzi compiuti, deve affrontare con decisione l'impostazione di un rapporto saldo con la società» Scrive Mazzocchi nel suo primo volume "Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale" parlando del Pci. «Sul fronte della Dc - scrive Baris - la funzione di baluardo anticomunista (della Dc) le garantì una capacità d'attrazione in grado di far passare in secondo piano i suoi limiti organizzativi e i diversi orientamenti interni» Poche righe e la mente è spinta a fare confronti con l'oggi, perché in queste poche righe ci sono due capisaldi: le idee guida e la presenza organizzata. La «salda connotazione» politica (in difesa dei lavoratori e delle classi più deboli per il Pci e il baluardo anticomunista per la DC) e l'attenzione per la «presenza organizzata»

Chiesa, lo stato, i partiti, il sindacato. Cosa si contesta ai partiti? Soprattutto che non assumono decisioni utili alla società.

Oggi i partiti senza un proprio radicamento vorrebbero utilizzare i corpi organizzati (da altri) a loro piacimento a cominciare dallo Stato. Vogliono avere la Chiesa al proprio fianco..., o anche i sindacati o alcuni di essi. E via cercando serbatoi di consenso. Vale la pena di fare qualche confronto.

Nei due libri si ritrovano spesso cronache documentate di come la Prefettura di Frosinone si occupava d'intervenire nella vita della Dc su pressioni di Andreotti o anche di altri leader, (certo è una manifestazione di utilizzo improprio dei corpi dello stato) che sopperisce all'assenza di un regime di vita interna organizzata, ma è cosa ben diversa dalla Protezione civile ideata da Bertolaso e Berlusconi, anche se pur sempre negativa . Quella "Protezione civile" è privatizzazione dello Stato. Ma anche il rapporto con la Chiesa è diverso. La Dc cerca di stare "in sintonia con il sentimento religioso del suo elettorato", ma non ricordo strumentalizzazioni brutali delle posizioni d'oltretevere contro la doverosa laicità dello stato. Mi sento di affermare che la Dc ha manifestato una laicità che tutto il centrodestra italiano dal 1994 ad oggi non ha mai avuto il coraggio di avere.

Credo che questa dote alla Dc si debba riconoscere anche nel referendum a difesa della legge sul divorzio, nonostante Fanfani, in ogni caso le va riconosciuta al momento dell'approvazione di quella legge.

Perché oggi non è più così?

Il declino dei partiti è sotto gli occhi di tutti. La loro credibilità è a livelli molto bassi.Partiti e Società, il libro di Ermisio MazzocchiPartiti e Società, il libro di Ermisio Mazzocchi Sono considerati la più grave manifestazione di cattivo esempio. Si sostiene che tutto ciò è la conseguenza della pessima legge elettorale che va sotto il nome di porcellum. Certo una legge che impedisce la selezione degli eletti da parte degli elettori, castra pesantemente la rappresentatività di un partito e nei suoi eletti e nella inamovibilità dei suoi dirigenti. Ma non basta a spiegare cosa sta succedendo: Il porcellum è la conseguenza di una scelta più a monte. L'attacco sistematico ai partiti come li abbiamo conosciuti nel secondo '900, come li leggiamo nei libri di Mazzocchi e Baris, sono stati strumenti della rinascita postbellica e dello sviluppo del Paese sino alla realizzazione del welfare italiano negli anni '70.

Usciamo da un ventennio che ha decomposto il tessuto sociale del nostro Paese, ne ha sradicato le radici culturali e ha imposto una scala valoriale disgregante. Il centrosinistra e il Pd non sono stati in grado di interpretare questa trasformazione ad alcun livello, di rappresentare un elemento né percepito, né per alcuni versi reale, non dico alternativo, ma nemmeno di opposizione a questo processo. Anzi, a ben vedere, i correntismi interni, nel modo in cui si osservano nel Pd, non sono altro che una degenerazione del personalismo berlusconiano che, in qualcuno, si spinge fino all'assecondare le aspettative alla ricerca del proprio consenso, senza una valutazione concreta dei contenuti, che è tipico della destra populista. Io credo, dunque, che non vi sia molta differenza, concettualmente, tra un partito personale come il PdL e i microcosmi rappresentati dalle correnti del Pd.

E' chiaro che in questo modo non c'è alcuna possibilità di costruire uno spazio politico alternativo, che imposti una riforma coerente del sistema democratico e di sviluppo e che, dunque, si rivolga concretamente al Paese, perché la contrapposizione non avviene sul piano del confronto delle idee migliori, ma sui personalismi dati dal consenso interno. Un partito composto in questo modo perde la sua funzione di mediazione, perde la sua funzione di rappresentanza, perde la sua capacità di elaborazione e di formazione e diventa inutile.

Una domanda: che significa eleggere il proprio segretario con primarie aperte?

Significa aver inventato una variabile complicata di regime assembleare che rappresenta tutti e nessuno. Quello che sta succedendo è il più pericoloso tentativo di snaturamento del sistema democratico italiano che da un lato vede l'attacco, non ai partiti genericamente intesi, ma ai partiti di massa, con gli iscritti nelle sedi territoriali impegnati nell'attività di elaborazione e diffusione degli orientamenti politici definiti dai loro organi dirigenti. Non si vuole più la militanza attiva. E, dall'altro lato il tentativo costante di cambiare la Costituzione, nonostante le ripetute dichiarazioni di fedeltà.

Che cos'è ad esempio l'ipotesi del semipresidenzialismo alla francese?

Il semipresenzialismo o il presenzialismo non sono un emendamento alla Costituzione. Sono un'altra Costituzione perché quella attuale prevede che la nostra sia una repubblica parlamentare. Ed è cosa ben diversa.

Questo attacco viene da dentro e da fuori. Basta leggere un report della banca d'affari statunitense, JP- Morgan, considerata dal governo Usa responsabile della crisi dei subprime, che così si esprime: "I sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l'integrazione. C'è forte influenza delle idee socialiste". E cita, tra gli aspetti problematici, la tutela garantita ai diritti dei lavoratori.

I partiti e la Fiat – I partiti e l'industrializzazione

C'era una volta la DC: il libro di Tommaso BarisC'era una volta la DC: il libro di Tommaso Baris«La presenza della Fiat incide decisamente nel tessuto sociale ed economico, ma non riesce a produrre un sistema imprenditoriale stabile e innovativo...» «...il Pci si rende conto che la "questione Fiat" è interamente gestita dalla Dc» (...) «Il principale artefice della costituzione del Fiat a Piedimonte S. Germano, Giulio Andreotti, rivendica il proprio impegno...» (...) «La Federazione del Pci, resasi conto del disorientamento e della scarsa reattività politica di questa area, interviene con un'azione massiccia per ricondurre il partito all'unità sui temi della fabbrica e quelli della società: casa, scuola, istituzione di asili nido, trasporti, ospedali, aumento dei prezzi, diritti dei lavoratori, rispetto delle regole per l'assunzione alla Fiat» C'è in questo note il segno evidente di una dialettica vitale fra partiti, fra iniziative, fra posizioni, si contrastano, muovono la situazione, modificano il quadro di riferimento, creano situazioni di movimento. Tutto ciò oggi è assente. C'erano comunque idee certamente diverse, ma che si confrontavano su quale e come dovesse essere l'industrializzazione. E di questo si parlava nelle sedi istituzionali, di partito ed anche fra la gente.Partiti e Società

Chi sa con precisione oggi cosa sia il riconoscimento di Area di crisi industriale complessa per la provincia di Frosinone?

Forse ci sarà fra qualche giorno. I sindacati hanno avanzato questa richiesta circa un anno fa. Silenzio. L'associazione PerAlternativadicentrosinistra ripetutamente l'ha riproposta e c'è mancato poco che venisse derisa per questa sua insistenza. Oggi questo riconoscimento sta per essere deciso e chi ne parla? In una fase di crisi gravissima come l'attuale con 100.000 disoccupati l'Area di crisi industriale complessa è una grande opportunità in termini di nuovi finanziamenti per una nuova politica industriale, anche di conversione di alcuni settori e l'introduzione di moderne e modernissime produzioni di green economy. Questo intervento nasce dalla grave e terribile vicenda della Videocon, ma s'irradierà per una gran parte del territorio frusinate, anche se non tutto. Chi ne parla? Chi si muove? Chi propone cosa fare?

La domanda da porsi oggi è: chi in sede politica rappresenta l'interesse pubblico e comunitario, della comunità, cioè, in modo che tutti i poteri siano piegati al principio di "utilità generale" e svolgano una "funzione sociale"?

E' evidente che se manca un soggetto politico che si proponga tali finalità, il disegno di un modello alternativo resta solo un castello in aria. Ammesso che il sindacato faccia fino in fondo la sua parte in piena autonomia, rispondendo ai lavoratori, non può però decidere, ha bisogno di un interlocutore che trasformi rivendicazioni e lotte in proposte di legge e in atti conseguenti sull'occupazione, contro la precarietà, sulle politiche industriali. Se questo soggetto manca bisogna esigere che si dia vita ad un partito rappresentativo delle lavoratrici e dei lavoratori, libero e autonomo, popolare e di massa. Non bisogna inventare niente, basta volerlo. In una stagione di congressi. Una riflessione su questo ventennio dovrebbe bastare a riconoscere gli errori, chiamarli con il proprio nome, ma anche attribuirli a qualcuno che certamente li ha commessi. Certe discussioni e certi protagonisti degli stessi sembrano oggi più impegnati a dare un colpo di spugna che essere disponibili ad un vero, nuovo inizio. Questo sarebbe trasformismo della peggior specie e assai pericoloso.

Come siamo arrivati a quest'oggi?

Nel periodo che va dalla fine degli anni '70 agli anni '90 è sfuggita la giusta valutazione e interpretazione di come si andava modificando il sistema capitalistico che sotto la spinta dei teorici americani come Milton Friedman e dei governi di Ronald Regan e della Margaret Thatcher si apprestavano a portare il più potente e duro attacco ai diritti conquistati nella seconda metà del 1900 dalle masse dei lavoratori, dei più poveri e dei diseredati. I lavoratori e i più deboli sono rimasti indifesi ed ingannati (pensate alla scemenza di prendersi la partita Iva per guardare con fiducia al futuro).

La seconda responsabilità è tutta nella politica italiana e delle forze politiche che non portarono a compimento il lavoro iniziato con la creazione del welfare, consolidando quelle conquiste. Il compromesso storico mancato ovvero il cambiamento interrotto.

Le larghe intese si sperimentano anche qui da noi. Non sono certamente il compromesso storico, ma sono certamente l'apertura di un dialogo fra tutti i partiti del centrosinistra ed il Pci tenuto costantemente e tenacemente fuori da accordi e aree di governo.

Nel 1975-78 ci sono già i segni di difficoltà economiche. Infatti nel documento che promuove la politica delle "larghe intese" in provincia, si afferma che «la nuova impostazione programmatica trae origine dall'accentuata gravità della crisi economica e sociale che esige risposte concrete...» La prima "larga intesa" si produce nel capoluogo a Frosinone. Fu firmata il 6 dicembre 1975.

Dice Mazzocchi «simbolicamente rappresenta l'apertura di una nuova epoca, anche se permane una pregiudiziale nei confronti del Partito comunista». Questa pregiudiziale produsse «un lungo logoramento delle posizioni politiche che blocca qualsiasi prospettiva tesa a creare le alleanze necessarie e a dare stabilità al governo (della Provincia ndr)» Due congressi uno della Dc il 2 maggio 1981 preceduto da quello del Psi nel marzo dello stesso anno, rappresentarono il tempo dell'attesa senza speranza di novità. Si arrivò ad una giunta con il Pci, ma senza DC, ferma sulle sue posizioni. Il fallimento di questa C'era una volta la Dcesperienza era segnato. «Nello scenario della storia politica di questa provincia (...) rappresenta un periodo che ha inciso nella vita dei partiti» poi seguirà una lenta trasformazione che si concluderà con la scomparsa dei partiti tradizionali.

Chissà se quella esperienza fosse stata vissuta diversamente dalla Dc cosa sarebbe successo? Chi può dirlo?

Guardo all'oggi avendo negli occhi le immagini di coloro che cambiarono il nostro Paese tanti anni fa. Di recente ho visto un bel film-documento del 1949 sceneggiato da Mario Alicata e diretto da Carlo Lizzani, intitolato "Nel Mezzogiorno c'è qualcosa di nuovo". Mi ha colpito per la presenza di un soggetto indispensabile, in ogni epoca, al cambiamento ed al progresso. Cos'è che potrebbe contare e pesare ancora oggi? Larghe, sterminate masse che scendono sulla ribalta della società e della politica per conquistare i propri diritti. Dove sono oggi queste folle per difendersi, per riappropriasi dei loro diritti ed estenderli per sè e per i propri figli? Generare e guidare i movimenti consente di avere un grande potere negoziale alla società ed ai partiti che vogliono fare il proprio dovere.

Di questo si è parlato a S. Donato Valcomino il 13 luglio 2013 durante la presentazione del libro di Ermisio Mazzocchi "Partiti e Spocietà nel Lazio Meridionale". Hanno partecipato alla discussione: Sen. Lino Diana, On. Gianfranco Schietroma, Avv. Cesare natalizio ed l'autore di queste note. Ha diretto e coordinato l'incontro Stefano Di Scanno, direttore del quotidiano "L'Inchiesta": Ermisio Mazzocchi, Autore del libro "Politica e Sociatà nerl Lazio Meridionale" ha aperto il dibattito e l'ha concluso.

 

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