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Prove di dialogo a sinistra

Rossi rivoluzionario 350 260di Daniela Mastracci - Una locandina rossa. Quadrata. In alto a sinistra spiccano il nome del relatore principale, nonché scrittore del libro di cui si parlerà, Enrico Rossi, sapientemente incastonato tra le due parole del titolo del libro medesimo: “Rivoluzione Socialista”. Il titolo del libro promette bene. E il nome del relatore si attaglia alla perfezione a quel titolo perché ci rimanda ad un altro Enrico. Pare accendere speranze questa rimembranza, una rivoluzione socialista in campo rosso e con Enrico dal cognome altrettanto rosso. Non sembra fatto apposta per ridare speranze a Sinistra? In locandina seguono i nomi degli altri due relatori: Massimiliano Smeriglio e il prof. C. Attaianese, Università di Cassino, il moderatore Dario Facci. L’iniziativa è curata da Gaetano Ambrosiano

La sala è piena. Chi sono i relatori? Il presidente della regione Toscana, il vicepresidente della regione Lazio, un professore universitario. I politici sono noti alla platea, sono dentro partiti differenti, sostenitori di politiche sociali ed economiche differenti. Antagonisti, oggi, per via della riforma della Costituzione. Tra il Pd di Rossi e Sinistra Italiana di Smeriglio corre assai distanza. Siamo pronti ad ascoltare e non restiamo arroccati su posizioni pre-giudizievoli rispetto alle parole che ci diranno. Potremmo trovare assonanze, convergenze, e con queste ritrovare uno spirito di sinistra che vada oltre le distinzioni e i simboli di questo “oggi” tanto frammentato, conflittuale, ma proprio per ciò bisognoso di andare oltre le lacerazioni.
Il coordinatore Facci introduce il tema della serata: si parlerà di “rivoluzione socialista”.

Rossi e il suo libro

Enrico Rossi comincia con un intervento breve, succinto. Mi cattura la postura del corpo, quasi immobile, grave, direi, e la voce composta senza variazioni di tono né repentine né lente, anche questo mi dà l’idea di gravità, nel senso latino di gravis: sta parlando di cose serie. E con le cose serie non si scherza, non si pianificano cambiamenti di tono a “circuire” l’attenzione, né movimenti del busto, delle braccia, della testa a dare enfasi a ciò che si dice: deve essere il contenuto a dirsi, senza infingimenti retorici e teatrali movimenti. Rossi ci racconta perché è nato il suo libro, da quale stato d’animo: è nato dalla crisi e da una speranza di studiarla per superarla.
Ci dice subito che la sua proposta è una proposta di cambiamento di rotta: per andare oltre la crisi, la stagnazione di ormai quasi un decennio occorre una svolta profonda: una rivoluzione socialista. Il mercato da solo non basta: la sua fantomatica mano invisibile non dirige verso un miglioramento delle condizioni di tutti, anzi impoveriamo, quando per un’altra parte la ricchezza cresce. E allora serve una redistribuzione della ricchezza stessa. La sproporzione della distribuzione della ricchezza risuona nelle sue parole.

E poi parla alle forze di Sinistra e dice “è bene che le Sinistre si parlino”. Ecco mi pare il cuore della questione: intanto “le” Sinistre: ma quante sono? E soprattutto il “quante” ha travalicato il “quale”? “Le” Sinistre devono dialogare; devono ritrovare compattezza non certo, però, come sommatoria di forze ormai “pseudo” politiche. Non vogliamo più leaderismi, né truppe cammellate: vorremmo una Sintesi responsabile, alla quale rivolgere nuovamente le speranze di una Sinistra che è nei contenuti e non soltanto nei nomi, persi anche quelli, in verità.

Rossi critica, poi, la renziana “rottamazione” e ne rileva un “contenuto populista”: grave affermazione, direi, visto che parla del Segretario del suo Partito, nonché Presidente del Consiglio in carica. A testimoniare che all’interno del PD ci possa essere spazio per una critica? Per una auto-critica? Interessante scenario. Di nuovo sembra di ascoltare parole programmatiche verso una visione politica non più soltanto renziana. Si candida alla Segreteria del PD? In verità lo dice: il libro nasce anche per questo. Un libro come Programma: già il libro stesso, con la sua materica presenza è un impegno! Non solo parole diffuse con i media, da palchi e microfoni. E in quel libro Rossi intende “resuscitare il Socialismo”, sottolineando che tanto è il bisogno di Socialismo perché “abbiamo accettato (l’esistente) anziché il ruolo di critica dell’esistente stesso, un ruolo di, (al massimo), riparazione”. Se posso permettermi una nota personale oso dire che le sue parole mi hanno fatto rattristare hanno illustrato proprio la sinistra che non c'è, hanno evocato l’assenza, hanno fatto sentire che la Sinistra è morta, visto un dirigente PD sostiene che occorre resuscitarla: chi altro lo deve dire? Oppure sono legittimata a pensare che almeno Rossi abbia smesso di ritenere il PD un Partito di Sinistra?

Una “riformetta”

Enrico Rossi si addentra anche nella riforma della Costituzione, in particolare in ciò che gli sta più “vicino” della stessa: la riforma del Titolo V. Secondo il Presidente essa dà l’idea di una democrazia italiana oscillante, che non sembra sapere bene cosa fare. D’altro canto la riforma toglie poteri alle regioni e però ci darebbe un Senato delle Autonomie: una contraddizione? Le regioni hanno o non hanno voce in capitolo nelle decisioni dello Stato? È il segno anche di uno Stato svuotato, poco decisivo, poco incisivo. Il presidente sostiene di essere perplesso a proposito del cosiddetto “combinato disposto”. Critica l’Italicum, dunque, ma non sarebbe d’accordo con una legge elettorale proporzionale (? L’hanno chiesta il M5S e parte di SI) perché essa riaprirebbe, a suo dire, lo scenario della pluralità partitica in parlamento tale da dover ricorrere ad alleanze “innaturali”: dice espressamente che non vorrebbe una nuova alleanza con Berlusconi. Azzarda poi un giudizio di merito sulla riforma costituzionale tout court definendola una “riformetta”, ma che egli voterà “Si” per tenere unito il suo partito (??? Il partito prima dell’Italia???)
Rossi sostiene che occorrerebbe “allearsi col capitale sano”, smetterla con le mancette e i bonus che Renzi effonde e diffonde, ma invece tornare a programmare riforme strutturali, guardare al lungo periodo anziché a interventi contingentati e una tantum. Infine ritorna sul punto circa la
critica dell’esistente: la Sinistra sa cogliere ancora il malessere e farsene carico, farsene interprete concreta? Attenziona la Sinistra sulla intercettazione del disagio sociale da parte del populismo di Salvini e Grillo, al quale critica il reddito di cittadinanza perché contraddirebbe il primo articolo della Costituzione e cioè il diritto al lavoro (si potrebbe aprire qui un gran dibattito). Rossi chiude poi il suo intervento a Frosinone con una frecciata a Matteo Renzi: il Presidente del Consiglio ammicca troppo a Marchionne? Quando allude a quest’ultimo come “esempio di tutte le virtù”, e critica invece i Sindacati che sarebbero solo problemi?

 
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