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Socialismo domani

sinistra 350 260In questa sezione, "Il Partito che vorrei", qualche giorno fa Ivano Alteri apri un dibattito con un articolo dal titolo "Una proposta al Psi" partendo dalla necessità di impedire la "desolante deriva [che] rischia di portare effettivamente all'estinzione lo stesso seme dell'ideale di sinistra: l'Uguaglianza". Oggi, Vincenzo Iacovissi, socialista, membro della direzione nazionale del Psi, dice la sua sull'argomento con questo lavoro che ha intitolato "Socialismo domani".

di Vincenzo Iacovissi - Si discute, da almeno un ventennio, su cosa sia diventata la sinistra italiana, e sulle possibili misure da intraprendere per cambiare il corso di una storia gloriosa che, purtroppo, risulta oggi minoritaria nella coscienza collettiva.
In tutta Europa, le forze di matrice socialista e progressista arrancano sotto il peso della crisi più profonda degli ultimi secoli, che riscrive paradigmi economici e rapporti sociali, portando con sé una sfiducia generalizzata sul futuro. Una cornice di questo genere non è di certo il substrato ideale per il prosperare di movimenti basati sui valori della libertà, dell'uguaglianza delle opportunità e della giustizia sociale.
Sarebbe molto più semplice, infatti, trincerarsi dietro i nuovismi dilaganti nel paese, fondati spesso su una vacuità di riferimenti culturali e interamente orientati al pragmatismo.
È un fatto notorio che nella situazione attuale l'elaborazione politico-culturale sia percepita come un orpello del passato, e quindi ad essa si preferiscano approcci vocati più alla "azione" che non al "pensiero", tradendo la massima "mazziniana" della politica intesa come sintesi di strategia e battaglia.
Purtroppo, la caduta del muro di Berlino non ha consentito alla sinistra italiana quella evoluzione che pure era prevedibile, ed ha quindi impedito la ricomposizione della frattura del 1921, con ciò ampliando l'asimmetria esistente tra il nostro paese e il resto delle democrazie occidentali, laddove il termine sinistra viene associato, dal dopoguerra ad oggi, a movimenti e partiti di ispirazione socialdemocratica. Così è avvenuto nei principali Stati, dalla Francia alla Gran Bretagna, passando per la Germania e financo per le democrazie più recenti, come Spagna, Portogallo.
In Italia, al contrario, la dicotomia delle "due sinistre" è rimasta tutta intera, ed ha avuto il suo culmine proprio nei fatti successivi al crollo del comunismo sovietico, che invece avrebbe potuto schiudere le porte alla riunificazione a sinistra del movimento operaio italiano.
Sappiamo che ciò non si è verificato, per diverse cause, e spesso per gli errori che i leader di entrambe le parti hanno compiuto in quel tornante decisivo, e drammatico, della storia repubblicana.
I decenni successivi, che ci hanno condotto sino alla contemporaneità, non hanno posto rimedio al problema, anzi, ne hanno enfatizzato le conseguenze negative, per la sinistra e soprattutto per gli italiani, con un partito socialista dapprima demonizzato e poi parzialmente "tollerato" ma solamente in una cornice di subalternità, ed una sinistra postcomunista egemonizzata dall'ossessione berlusconiana per elevarsi davvero a moderno soggetto politico nel campo progressista. Tutto ciò mentre il mondo mutava regole e visioni, rimettendo in discussione vecchie conquiste, con modifiche epocali nella condizione dei lavoratori.
Ebbene, definirsi di sinistra oggi, o meglio socialisti, vuol dire, a mio umile parere, anzitutto adoperarsi affinché i valori che ispirano la nostra azione siano capaci di adattarsi al mutato contesto, politico, economico e sociale, riscoprendo quella voglia di stupire e di lottare per la propria causa che caratterizzò i pionieri del movimento operaio italiano degli albori.
Detto in altri termini, attualizzare i nostri valori fondanti, per trasformarli in ricette idonee a fronteggiare le nuove sfide, conservando l'essenza del pensiero ma modificando approcci e strumenti di azione.
Ogni fase recessiva della storia contemporanea ha prodotto mutamenti irreversibili per i cittadini, e quella che stiamo vivendo ci restituirà un mondo diverso da come lo conoscevamo. Sicuramente peggiorato, e quindi da migliorare. In fondo, non è sempre stato questo lo scopo delle forze di sinistra?
Ebbene, per chi, come il sottoscritto, ritiene il socialismo essenziale per il miglioramento della vita delle persone, in particolare degli ultimi, questa è una sfida troppo affascinante per essere elusa. Il cammino sarà tortuoso e difficilissimo, ma vale la pena di continuare il viaggio, con zaini carichi di esperienza e qualche fardello, ma con una voglia matta di battere sentieri che conducano la comunità in un riparo sicuro e confortevole, prima che faccia buio.
La "politica delle cose" è nel nostro dna, con la libertà di guardare Avanti, perché se la storia ha emesso i suoi verdetti, quella da scrivere può e deve essere alla portata di chi non lascia, ma raddoppia. Buon viaggio.

Direzione nazionale PSI

Pubblicato in Il Partito che vorrei
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