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Il PD e la crisi attraverso le sensibilità di Maria Spilabotte e Toni Pironi

  • Scritto da  Pironi e Spilabotte

partito democratico bandiera350 250Due lettere, quella di Toni Pironi in risposta a quella di dimissioni di Maria Spilabotte dal PD danno il senso di come gli apparteneti a questo partito stanno vivendo la crisi di governo e la ricerca di una soluzione ad essa.
Le pubblichiamo così come le conosciamo. quella di Pironi ci è giunta per email, quella di Spilabotte l'abbiamo letta su Ciociaria Oggi, riportata da Corrado Trento

Veroli 2 settembre 2019

All’Attenzione della Senatrice Maria Spilabotte, da Toni Pironi

Cara Maria,

Ho ricevuto e letto con attenzione la tua nota con la quale ci hai comunicato la riconsegna della tessera e la contestuale tua uscita dal Partito Democratico.
Ho apprezzato molto, per quel che possa contare, la forma della tua missiva la quale rispetta i modi e le regole della militanza. In un’epoca di comunicazione fatta di slogan urlati su una piattaforma digitale l’aver preso ‘carta e calamaio’ per indirizzare una lettera ai tuoi segretari è cosa preziosa.
Io non entro, sono l’ultima ruota del carro, nello specifico delle motivazioni personali che muovono la tua decisione di salutare il Partito. Sono motivazioni rispettabili che inducono tutti a riflessione su quanto sta accadendo.
Riflessione, tra l’altro, che sono certo l’intero nostro popolo sta praticando poiché nessuno di noi sa se la navigazione che ci accingiamo ad iniziare sia capace di condurci ad un approdo oppure se ci lascerà in alto mare al cospetto dei marosi della politica.
Ho idea che quello che si sta tentando sia un esperimento che ha qualche ragionevole speranze di successo ma che ha, al contempo, numerose possibilità di fallimento.
Mettere insieme una tradizione consolidata del progressismo europeo quale è (nel bene e nel male) la nostra con un aggregatore politico del tutto avulso, per storia e comportamento, daltoni pironi 400 min riformismo tipico della sinistra moderata può apparire come un azzardo. E lo è.
Ma, perché anche in questa storia c’è un ma, io personalmente voglio fidarmi dell’intuizione di chi pensa che questa fusione a freddo abbia un senso. Lo voglio fare perché da uomo di Partito sono tendenzialmente abituato a sostenere le scelte che vengono prese in alto (non per ossequio ma per rispetto dei processi di democrazia interna che mi auguro ancora esista nel PD odierno) anche quando queste (e nel recente passato è avvenuto molto spesso) non incontrano i miei favori. Ma lo voglio fare soprattutto perché esiste la possibilità di tenere insieme porzioni di elettorato che muovono istanze politiche delle quali è possibile procedere a sintesi.
Gli americani usano dire ‘segui il denaro’ per trovare la ragione di alcune azioni. In questo caso è possibile che sia utile dire ‘segui il voto’ per tentare di motivare questo tentativo.
E’ chiaro che, come tu affermi, in questo momento non vi è sufficiente riflessione sui contenuti. E’ anche chiaro, però, che quando il tempo per una riflessione non esiste una classe dirigente viene chiamata a prendere decisioni per conto di tutti e di queste decisioni una classe dirigente intera dovrà rendere conto, nel bene e nel male.
Il punto sul quale mi trovo purtroppo d’accordo con te è, invece, quello relativo all’unità del Partito. Il tuo ‘non sappiamo stare in pace con noi stessi’ ha risuonato in me con forza e con drammatica attualità. Hai perfettamente ragione. Siamo un Partito plurale ma la pluralità non dovrebbe mai sfociare nel preferire l’interesse della propria parte a quello dell’intera nostra comunità.
E questo vale a tutti i livelli: nazionale, regionale, provinciale, comunale.
Per concludere ti dico grazie. Non abbiamo avuto grandi occasioni di lavorare insieme. La mia elezione è coincisa con una fase del tuo impegno politico che ti ha portato lontano dalla nostra terra ma è stato un onore per me e per il circolo che rappresento avere tra i propri iscritti un parlamentare e, ti prego di credermi, abbiamo sempre avvertito la tua presenza.
Non ti chiederò, non me ne riconosco l’autorevolezza, di ripensarci. Soprattutto non ne riconosco l’utilità. Avverto che le tue motivazioni sono robuste abbastanza per spingerti verso altri lidi. Lidi che comunque, ne sono altrettanto convinto, non saranno mai così distanti dai nostri e che ci potranno, anche in un futuro prossimo, vedere lavorare insieme.
Un lavoro magari fatto da postazioni diverse ma con il comune senso di appartenenza ai valori fondanti della sinistra.

Grazie ancora.

Il segretario del circolo
di Veroli del Partito Democratico

Toni Pironi

 

La lettera di Maria Spilabotte che annuncia la sua decisione di lasciare il PD

La lettera è stata inviata al segretario provinciale del Partito Domenico Alfieri ed a Tony Pironi responsabile del circolo di Veroli, quello di appartenenza della Spilabotte.

da Ciociaria Editoriale Oggi in un articolo di Corrado Trento


«Con la presente sono a comunicarvi la mia decisione di riconsegnare la tessera di Partito e di dimettermi dagli organismi dirigenti di cui faccio ancora parte». Firmato Maria Spilabotte, già senatrice del Pd nella scorsa legislatura e militante storica in Ciociaria del Pds-Ds-Pd.

Maria Spilabotte attacca: «Al dibattito, abbastanza imbarazzante e strampalato, che si è aperto in questi giorni sul futuro Governo, sarebbe utile da parte mia astenermi. Non per sottrarmi ad un confronto, ma solamente perché ritengo ogni considerazione superflua e inutile in quanto non condivido assolutamente la linea assunta dal gruppo dirigente, le motivazioni addotte. Ma soprattutto perché rimango convinta di dover essere coerente fino in fondo con i miei principi e con i miei valori. Soprattutto nei confronti dei cittadini ai quali ho chiesto il voto alle nostre primarie, rassicurandoli sul fatto che mai avremmo ceduto ad un accordo politico ed elettorale con il Movimento Cinque Stelle».

«Sorvolo sulle dichiarazioni che in questi anni gli esponenti dei Cinque Stelle hanno riservato al Partito Democratico. Solo una domanda: com’è possibile passare, nell’arco di poche ore, dalle offese mortali alle mani tese e salvifiche? Dal disprezzo totale alla pretesa di sintonie e intese?»

«Tutti quelli che dal 4 marzo fanno pressioni, decisamente indebite, sul Pd perché offra i propri voti a Di Maio potrebbero spiegarmi per quale ragione il Pd dovrebbe essere l’unico partito a cui verrebbe chiesto un presunto atto di responsabilità? Dignità e orgoglio non possono essere messi da parte da chi come me ha ancora in mente l’insopportabile scena con Roberta Lombardi che, davanti alle telecamere dello streaming grillino, umilia Pierluigi Bersani, con ruoli perfettamente invertiti».MariaSpilabotte min

Aggiunge la Spilabotte: «Da parlamentare eletto nella scorsa legislatura non posso dimenticare né sottovalutare la campagna d’odio che noi abbiamo subito per cinque anni ovunque, a partire dalle aule parlamentari. Discontinuità è la parola magica che giustificherebbe l’accordo fra M5S e Pd? Il Pd dovrebbe prendere atto invece che Di Maio propone la continuità. E avere il coraggio di dire senza se e senza ma che questo accordo non si può fare perché non ci sono le condizioni e la colpa è proprio di Di Maio, perché è caduto il governo dei due populisti».

«Non è caduto solo Salvini. E il cedimento del Pd sui contenuti? Sembra davvero che si voglia un accordo ad ogni costo. Altro che discontinuità. Stiamo cedendo a tutte le scemenze del populismo più becero, mentre mi sarei aspettata una risposta rigorosa del mio partito e dei riformisti sui contenuti. E invece noto solo imbarazzo, silenzio e balbettamenti».

Maria Spilabotte spiega ancora nella lettera: «Il Partito Democratico a guida Zingaretti, che in questo momento sventola la parola discontinuità, accettando di accordarsi con i pentastellati, sta palesemente disconoscendo e rinnegando le politiche dei governi Renzi-Gentiloni. Che su crescita, lavoro, sblocca-Italia, scuola e politiche sociali avevano compiuto svolte epocali che oggi il mio partito sta rinnegando, giustificando tutto questo nella lotta, come unico responsabile della rovina del nostro Paese e della incapacità di governarlo, solamente nei confronti di Salvini. Per me è solo l’alibi per andare comunque al governo. Stiamo vendendo la nostra anima al diavolo».

«E non si tratta nemmeno di prendere al volo un treno che passa e che ci riconsegna momentaneamente le potenzialità per governare. Perché quel treno viaggia, a mio avviso, su un binario morto. E questa imprudente scelta ci porterà alle prossime elezioni a contare i voti con il pallottoliere. Avverto, giorno dopo giorno, di fronte a tutto questo, solo aride emozioni e la scelta che ho compiuto 24 anni fa di iscrivermi al Pds poi Ds e Pd, mi chiede oggi di fare una pausa di riflessione per tenere salda la mia identità».

«Questo Partito mi ha consentito di vivere momenti belli, meno belli, mi ha dato tanto. Sicuramente più di quanto io sia riuscita a restituire. Ho avuto il dono di formarmi attraverso la militanza e l’impegno politico. Mi ha dato grandi soddisfazioni, mi ha insegnato a comprendere meglio le idee degli altri e a confrontarle con le mie. La mia storia, con tutti i suoi errori, mi appartiene interamente e mi segna indelebilmente. Per questo e tanto altro la mia scelta oggi è assai sofferta e dolorosa».

 

 

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