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Ma quale vecchio contro nuovo? Solo due facce della stessa medaglia In evidenza

BANDIERE PD 350-260di Ignazio Mazzoli - Da sabato 30 agosto il PD frusinate ha vissuto uno dei peggiori week end della sua esistenza. Ne fanno fede i titoli delle cronache che riferiscono della Direzione convocata per definire le candidature alla presidenza della Provincia secondo la nuova legge Delrio. "Il sabato italiano del PD ciociaro trasformatosi nel giorno più nero"; "E' saltato l'accordo unitario che ha eletto Costanzo" e tanti altri se ne possono citare. Noi abbiamo seguito la riunione che si è svolta in due puntate quella di sabato e quella di lunedì pomeriggio in diretta e attraverso gli sms di alcuni presenti che trasmettono un linguaggio non equivocabile circa il malessere, anzi la sofferenza diffusa che c'è nel PD e sfocia senza intoppi nella rabbia. Le pagine di Facebook (che si allegano) sono la testimonianza di quanto affermiamo.
Durante la riunione abbiamo ascoltato la richiesta di commissariamento della federazione avanzata prima da Simone Costanzo, poi dal senatore Francesco Scalia; Sara Battisti, presidente dell'assemblea ha dichiarato di auto congelarsi. Il Costanzo che chiede il commissariamento è il segretario della Federazione, è segno che considera ingovernabile il suo partito. Ma anche l'auto congelamento di Battisti ha lo stesso significato. Se lo dicono i numeri uno qualcosa di vero dovrà pur esserci. Dopo il voto a maggioranza contestato da una parte della Direzione (il voto ha compreso anche gli invitati permanenti) è stato presentato un ricorso relativo alla non validità della riunione e delle decisioni in essa assunte. Sulla abilitazione o meno di questa Direzione a decidere, ci sono dubbi espressi anche nel dibattito dallo stesso Scalia chiamando in causa il mancato riconoscimento degli iscritti del 2013 con tutto quel che ne consegue sulla illegittimità delle conclusioni di un congresso contestatissimo come è stato quello dell'autunno 2013 e poi mai approdato ad un voto finale, ma armistiziato con un accordo cosiddetto unitario. Nessuno dei contraenti dimentichi di esserci stato!
Questo accordo non esiste più, neppure nominalmente dopo questo week end di fuoco.
Che succede nel PD ciociaro? Che ne sarà di lui dopo questa vicenda? Sentiamo di doverci porre queste domande perché non ci sembra che quanto accaduto sia un occasionale scontro interno. Ci è parso di cogliere anche nelle reazioni pubblicate su Facebook qualche dubbio sulle facili interpretazioni quando in un post, a proposito di uno scontro fra vecchi e nuovo, si scrive: «scusa, chi sarebbero i rinnovatori? a me ieri e' sembrata una gara per vedere chi ce l'aveva più grosso. E da quello che ho visto ce l'hanno tutti piccolo.» L'immagine è colorita, anche osé se si vuole, ma indubbiamente definisce chiaramente che bisogna capire perché si è manifestata una tensione così alta intorno ad una scelta che andava affidata ad un voto che i grandi elettori (sindaci e consiglieri comunali) avrebbero dovuto esprimere e non comportava una decisione immediatamente conseguente di quell'organismo che stava discutendo.
In alcuni organi di stampa abbiamo letto "scontro aperto De Angelis-Scalia ed il partito finito in frantumi", "Vince De Angelis". "non vince il nuovo" ecc. Ridurre quello che è successo fra sabato 30 agosto e lunedì 1 settembre nel PD ciociaro alla sola solita querelle fra due considerati capifila ci pare francamente miope ed anche un po' ridicolo.
Ci sono delle ragioni, alcune più evidenti altre meno, ma tuttavia importanti. Partiamo da quella meno vicina alle responsabilità locali. La legge Delrio. Un autentico pasticcio e nella definizione delle competenze delle neo definite Province quale ente di secondo grado e nella messa a punto dei conseguenti meccanismi elettorali, che introducono in maniera senza precedenti in Italia la figura dei grandi elettori. I consiglieri comunali già in passato avevano eletto i rappresentanti in enti ormai declassati come le Comunità Montane. Ma a parte qualche mugugno mai si erano prodotte lacerazioni profonde.
Queste nuove realtà territoriali (come chiamarle in attesa che le Province conosciute vengano cancellate anche dalla Costituzione?) di cui non sono chiare le competenze, per ora affidate a progetti e programmi non meglio definiti giuridicamente, hanno però a loro carico personale e, quindi, uffici delle passate Amministrazioni provinciali che così danno un rilievo tutto particolare al ruolo di Presidente (che però deve essere svolto contemporaneamente all'incarico di sindaco o altro). Questo ne accresce l'appetibilità determinando la prima ragione di contesa. La legge elettorale che privilegia i comuni più grandi aiuta ad avvelenare il clima. Ma una ragione, a nostro parere, del disagio e del malessere sta nella sproporzione del ruolo di questi enti e nella privazione che subiscono gli elettori di esprimere le proprie scelte. Questo si scarica dentro i partiti accrescendone la conflittualità interna.
Ma se questa espropriazione della possibilità di manifestare consenso è la prima plastica e concreta manifestazione di ciò che significa privatizzazione della politica, ci sono anche causa legate alle vicissitudini del PD in questa nostra realtà frusinate.
In questo nero fine settimana si può dire che tutti ne escono male. Ne escono male gli organi dirigenti nel loro insieme, ne escono male quelli che si prestano a fare i leader in queste circostanze e aspettano i riconoscimenti della stampa amica, ne escono male quelli che non riescono ad anteporre il partito ai loro giochi di prestigio in cerca di visibilità. Ma qualcuno si è chiesto perché un cittadino che vuole informarsi non deve capire per qual ragione si discute così animatamente e velenosamente per trovare delle candidature ad un incarico neppure tanto importante? Non c'è ragione per appassionarsi a questa disputa.
Infatti, essa nasce altrove e prima e tanto tempo addietro. Nasce in ultimo da un congresso incompiuto, bloccato da ricorsi fatti ed oggi non più leggibili (?) nelle motivazioni e negli allegati che si dicevano assai pertinenti e probanti. Nasce da un esito elettorale quello delle europee non gradito a qualcuno che vuole riaffermare il confine del suo territorio, nasce dalla volontà di dare un volto a questo PD secondo un'idea rimasta alla Dc ed al centrosinistra degli anni '70 e '80. Altro che rinnovamento! In questo PD ogni germe di rinnovamento possibile è morto nelle sabbie mobili di un dibattito tanto lungo quanto incongruente come dimostra l'armistizio che consentì l'elezione di Simone Costanzo. E' incongruente questo discutere perché non riguarda i problemi del territorio, le scelte da compiere, gli affanni delle persone che lavorano, di quelle che non lavorano, dei giovani e dei vecchi. Non riguardano la ricerca di soluzioni collettive per la società locale, ma solo l'assicurazione di tutele per le proprie piccole o meno piccole clientele.
Lontano dalla società solo queste insanabili situazioni si creano. Non solo, si danneggiano anche ottimi nomi di possibili candidati, che sicuramente sono in numero maggiore anche di quelli proposti. Fortunati quelli che ne sono rimasti fuori o se chiamati hanno evitato questa nomination velenosa, come ha fatto il sindaco di Anagni Fausto Bassetta.
Non c'è in questo scontro chi vuole il nuovo e chi no. Non vince De Angelis, non perde Scalia; ha perso tutto il PD ciociaro. Abbiamo due facce della stessa medaglia e dello stesso trasversalismo nella ricerca dei compagni di viaggio.
Il nuovo vero e anche un nuovo centrosinistra partono dai bisogni delle donne e degli uomini di questa Ciociaria e non possono identificarsi in formazioni e pratiche politiche uguali a quelle che sono arrivate sofferenti alle soglie del 2000. E, soprattutto un partito vero devo avere un giudizio autonomo sulle scelte da compiere senza tutelare i forti e abbandonare i più deboli a se stessi. Senza cambio radicale di dirigenti questo PD di cui stiamo analizzando i difetti non ha futuro, non si illudano gli sfidanti dei risultati del 25 maggio 2014. Poi, si voterà su ciò che si è fatto e non fatto qui in questa terra. Il disagio è enorme e la disillusione se possibile ancora più grande.

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