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La posizione di ArtUNO sul referendum

  • Scritto da  Gaetano Ambrosiano

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Segreterie congiunte Roma e Lazio documento Assemblea Referendum

Il 20 ed il 21 settembre saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari: se passasse il si, diventerebbero 400 alla Camera e 200 al Senato.
Si tratta di uno dei punti chiave dell’accordo politico che ha portato alla nascita dell’attuale governo, che prevedeva anche l’avvio contestuale di un percorso per incrementare le opportune garanzie costituzionali di rappresentanza democratica e la riforma del sistema elettorale.
A fronte della riduzione, appare infatti evidente la necessità di introdurre correttivi, ad esempio per quanto riguarda il numero dei rappresentanti regionali chiamati ad eleggere il Presidente della Repubblica
E per noi è necessario assicurare il fondamentale principio della rappresentanza approvando una legge elettorale con un chiaro indirizzo proporzionale.

Invece, i cittadini saranno chiamati alle urne in assenza dei correttivi che pure erano stati richiamati nell’accordo e, cosa a nostro avviso ancora più preoccupante, in assenza di un quadro chiaro sul tema della legge elettorale.
Noi rimaniamo convinti difensori della centralità del Parlamento, motore politico del nostro sistema istituzionale e cuore del principio della rappresentanza: i problemi del nostro sistema attengono più all’uso eccessivo della decretazione d’urgenza, all’abuso dei maxi emendamenti e delle questioni di fiducia, alle controversie nel rapporto con le regioni, che non alla rapidità delle decisioni o al numero dei componenti, che pure non riteniamo sia un tabù intoccabile.

La questione della legge elettorale, inoltre, non è estranea alla materia costituzionale. Soprattutto di fronte alla consistente riduzione dell’Assemblee parlamentari la ricostruzione di legami e forme di rappresentanza democratica tra istituzioni e cittadini passa attraverso un sistema elettorale proporzionale e da un sistema politico e dei partiti democratico e partecipato. A legislazione vigente, invece, si produrrebbe una soglia di sbarramento implicita prodotta dai grandi collegi (si calcola una popolazione media di 400.000 persone per la Camera ed 800.000 per il Senato) ed una campagna elettorale affrontabile solo con risorse economiche consistenti.

Appare chiaro che meno eletti significa collegi più grandi, con un conseguente effetto maggioritario che sbarra la strada al pluralismo e alla possibilità per le formazioni più piccole, il territorio e le minoranze di far sentire la propria voce.
La semplice riduzione dei parlamentari, invocata principalmente in ragione di un problema di costi, senza che siano affrontati questi temi di fondo, rischia di essere un passo verso una ulteriore marginalizzazione del ruolo del Parlamento.

Sosteniamo convintamente questo Governo, che ha affrontato con coraggio attraverso molti provvedimenti importanti una fase difficilissima ed inedita per la storia del paese e rimaniamo convinti della necessità di perseguire un’intesa politica strategica tra le forze del centro sinistra e del Movimento 5 stelle, a partire dalla competizione elettorale per le amministrative e le regionali. Crediamo però anche – come abbiamo sostenuto con forza nel referendum del 2016 - che il Governo debba rimanere fuori dalla contesa referendaria su temi costituzionali e che sulla Costituzione debba essere respinto con forza qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Il giudizio è sul merito della riforma, che attiene al libero giudizio dei singoli cittadini, non sul destino della legislatura.

Sulla base queste considerazioni, le segreterie di Roma e Lazio hanno espresso un orientamento prevalente di voto contrario al referendum, mantenendo fermo il principio di libertà di coscienza deciso nazionalmente da Articolo 1. La fondatezza di alcuni argomenti a favore del si portati avanti da compagni e compagne, non affrontano in modo convincente la nostra preoccupazione che una riduzione così consistente dei parlamentari portata avanti in nome del risparmio ed in assenza di una cornice condivisa di riforme sul piano politico ed istituzionale e di una nuova legge elettorale, indebolisca ancora di più il ruolo del Parlamento e le forme della democrazia rappresentativa. Il rischio è quello di un ulteriore cedimento alla lunga stagione dell'antipolitica e dell'antiparlamentarismo, che invece bisogna chiudere definitivamente, anche per impostare su basi credibili la collaborazione con il M5S e dare un respiro strategico all'alleanza di governo.

 

Segretario provinciale Frosinone di Articolo UNO, Gaetano Ambrosiano
Segretario regionale del Lazio di Articolo UNO, Riccardo Agostini

 

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