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Il PCI e la Sinistra (oggi)

 PCI centanni

Vittorie e sconfitte, fanno parte di un percorso durato 70 anni 

di Ermisio Mazzocchi
la prima tessera del PCdI minIl 21 gennaio 1921, a seguito della scissione avvenuta al congresso del PSI svoltosi a Livorno, viene fondato il PCd'I.

Pochi mesi dopo, il 14 marzo 1921, si celebra a Cassino il congresso di fondazione della Federazione di Caserta e, il 17 aprile dello stesso anno, quello di Roma la cui provincia include il circondario di Frosinone.

Come è noto solo nel 1927 si costituisce la provincia di Frosinone che include i comuni del circondario appartenenti alla provincia di Roma e quelli della provincia di Caserta, che facevano parte della Terra del lavoro.
La nuova formazione politica ebbe un'assai difficile e tormentata costruzione per le violenze subite dalle squadre fasciste.
Esse, tuttavia, non indebolirono la tenacia e l'impegno dei militanti a lottare contro il fascismo per l'affermazione del partito.
Molti di essi continuarono la propria attività politica in clandestinità, parteciparono alla guerra civile in Spagna, alla lotta partigiana.

Un periodo intenso di avvenimenti drammatici, dalla dittatura fascista alla seconda guerra mondiale, che non solo non impedirono lo svolgimento della loro attività politica, ma anzi la intensificarono.
Si alimentò in quegli anni una forte coscienza antifascista e democratica che diede vita alla Resistenza.
La ricostruzione della vita democratica si concluse con la Costituzione della Repubblica Italiana con il contributo decisivo del PCI.
Il 29 settembre 1945, esattamente settantacinque anni fa, si svolse il Iº Congresso provinciale del PCI con la partecipazione di 121 delegati in rappresentanza di 12.060 iscritti.

Esso si tenne in un momento difficile e critico per le condizioni sociali ed economiche del Paese che era stato devastato dalla guerra.
Un quadro storico che ci permette di fare una valutazione politica del ruolo del PCI in un momento di profonde e rapide trasformazioni avvenute nella provincia di Frosinone come nel resto dell'Italia.
Ci consente di aprire una riflessione su quanto ha prodotto quel processo di fermenti politici, culturali, economici che hanno segnato la storia di questa provincia.

Il PCI, protagonista dei profondi cambiamenti della società, mantiene un legame costante e solido con ampi settori della popolazione volto a garantire diritti e democrazia.
Una presenza diffusa, la sua, che consente di affrontare battaglie durissime a tutela del lavoro e dei diritti civili, per ridurre le disuguaglianze, in difesa delle istituzioni.

Il PCI non venne mai meno al suo compito di orientamento e di proposta in merito a quei processi che trasformarono la provincia da agricola in industriale.
Il peso che ebbe il PCI, come partito della sinistra, è segnato dalla sua capacità di interpretare e prospettare soluzioni alle esigenze di una società in rapida evoluzione, soprattutto per la difesa e la crescita dell'occupazione.

Il tratto essenziale, che caratterizzò il PCI sino alla sua definitiva conclusione nel 1991, è stato quello di presentarsi, anche in realtà come la provincia di Frosinone, come un partito capace di essere dentro la massa di persone indifese, sofferenti, dalle precarie condizioni e di quelle che in migliori condizioni aspiravano al riconoscimento dei diritti e alle garanzie democratiche.
Il partito seppe mantenere sempre vivo il rapporto con gli operai, i ceti medi, i professionisti, sostanzialmente con il mondo dell'intera società.

Dispiegò la sua iniziativa per affermare diritti e uguaglianza sociale in momenti decisivi nella stessa provincia di Frosinone.
Fu a sostegno della lotta degli operai delle Cartiere Meridionali di Isola del Liri, i quali subirono, durante lo sciopero del 18 febbraio 1949, la carica della polizia che provocò il ferimento di 37 lavoratori.
Per arrivare ai fatti di Ceccano il 28 maggio1962 in cui durante una manifestazione per il lavoro alla fabbrica di Annunziata, un operaio fu colpito a morte da una carica della polizia.
Sono momenti drammatici caratterizzati da durissime lotte sindacali in cui il PCI seppe mantenere un suo ruolo a fianco dei lavoratori.

Ma seppe anche assumersi il compito di confronto e di esame dei nuovi processi produttivi come dimostrò la Conferenza di produzione della Fiat, che si tenne a Cassino il 17 dicembre 1976, con la partecipazione della Direzione dello stabilimento, dei sindacati, delle istituzioni regionali e provinciali.
Un rapporto costruito e basato su forti ideali e su obiettivi chiari e precisi, che mettevano al centro gli interessi della collettività.
Svolgeva una funzione di sintesi tra le aspirazione dei cittadini e i compiti delle istituzioni dentro un quadro di valori costituzionali.

Nella provincia, come in Italia, rimangono e si rafforzano i legami del PCI, che svolge la sua funzione di partito della sinistra e permette l'emancipazione dei contadini con le riforme per l'affrancazione delle terre e degli operai.
Più evidente fu la capacità del PCI di cogliere quanto sarebbe avvenuto con il processo di industrializzazione che ebbe il suo momento più alto con la costruzione della Fiat.

Vittorie e sconfitte, conquiste e insuccessi fanno parte di un percorso durato cento anni e che caratterizzano la sua attività sino alla conclusione della sua storia.
Forte di una chiara identità, una riconoscibilità, un'appartenenza, il PCI ha condotto la sua politica con capacità e perseveranza, pur tra errori e inefficienze.
Una solida organizzazione, un metodo di lavoro rigoroso, la moderazione e la tolleranza verso quanti nel partito avevano posizioni diverse e verso gli stessi avversari politici, costituivano la condizione per portare avanti il suo progetto per l'affermazione del socialismo.

"Che sia il socialismo il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e che garantisca il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose.....e si debba costruire la società socialista con il contributo di forze politiche, organizzazioni, partiti diversi....in un sistema pluralistico e democratico" ebbe a dichiarare Berlinguer al XXV congresso del PCUS del 24 febbraio 1976 sancendo l'inizio di una definita rottura con l'Unione sovietica.

La più alta elaborazione politica del PCI, che lascia alla sinistra il compito di proseguire il suo cammino verso i principi di libertà e di democrazia, la tutela del lavoro e dei diritti civili, la difesa della Costituzione.
Anche in questa provincia il PCI è stato un referente solido e affidabile che ha permesso di perseguire con incisività i valori della sinistra e rinsaldare un rapporto stretto con le masse popolari.
Un patrimonio della storia del PCI in Italia e in questa provincia che non è consentito abbandonare né cancellare.

Certamente una storia non ripetibile, ma essenziale per trovare la giusta collocazione e funzione di una sinistra rinnovata nel suo progetto per la società del XXI secolo dentro quei valori di diritti e di solidarietà, necessari a combattere le disuguaglianze, le povertà, gli sfruttamenti dell'era informatica.
I dirigenti che avevano costituito PCd'I ritenevano che bisognasse cogliere le condizioni favorevoli per una rivoluzione sociale e consideravano che le forze autenticamente di sinistra si sarebbero dovute muovere subito oppure sarebbe stata la borghesia ad attuare la controrivoluzione.
Vinse la borghesia con il fascismo.

Quella intuizione ha ancora oggi una sua validità in merito a una sinistra che deve essere protagonista e combattere le degenerazioni della globalizzazione.
Altrimenti il rischio è quello di soccombere alle ferree leggi del mercato finanziario in un sistema di nazionalismi con rigurgiti fascisti.
Su questo si misura la prova di una sinistra, che sia in grado di affrontare una sfida su un terreno inesplorato in un sistema finanziario spietato, per una lotta alle disuguaglianze e per la ridefinizione dei principi etici di solidarietà e di cooperazione.
Quella storia del PCI non deve rimanere in una convinzione di eredità, ma deve costituire l'humus su cui la sinistra riposiziona la sua funzione in modo da essere in grado di "vedere" i nuovi conflitti, i nuovi bisogni e rigenerarsi per essere strumento necessario alla realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

Un partito della sinistra non può che essere di massa, nel senso moderno di partecipazione della più ampia comunità nazionale, deve esercitare la sua funzione in modo democratico e organizzato e precisare le sue forme strutturali che a tutt'oggi non sono definite.
La sinistra dovrà essere capace di farsi referente dei diritti umani e di quel mondo che si trova dalla parte più debole e meno protetta dalle violenze.
Sono trascorsi 100 anni dal giorno della nascita del partito della sinistra, il PCI.
Quel partito ha cessato di esistere.
Rimane incompiuto il percorso di una sinistra che non ha ancora trovato una sua precisa identità, riconoscibile in quei partiti che dovrebbero rappresentare i valori insostituibili della dignità degli uomini: il lavoro e la democrazia.

 

lì 19 gennaio 2021

 

Alcuni dati organizzativi di  riepilogo

Dietro queste date e questi numeri ci sono donne e uomini che hanno combattuto con impegno e passione per un grande ideale di libertà e democrazia.
* 21 gennaio 1921 fondazione del PCd'I
* 14 marzo 1921 si costituisce la Federazione PCd'I di Caserta svoltosi a Cassino. Segretario della Federazione Luigi Selmi, con sede a Cassino.
*17 aprile 1921 si costituisce la Federazione PCd'I a Roma di cui fa parte il circondario di Frosinone
*1 ottobre 1945 Primo Congresso provinciale delle Federazione di Frosinone
* 30 giugno 1957 I Congresso Federazione di Cassino
* 27 dicembre 1959 II Congresso Federazione di Cassino
* 4 novembre 1962 III Congresso Federazione di Cassino
* 7 gennaio 1966 chiude la Federazione e viene costituito il Comitato di Zona
17 gennaio 1991 XVIII congresso provinciale - l'ultimo - del PCI di Frosinone


Iscritti PCI 1921 600 min

 

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