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Jasmine Cristallo: Pci, sinistra e molto altro

NADEIA DE GASPERIS HA INTERVISTATO JASMINE CRISTALLO

jasminecristallo ViaggiNews.com 390 minJasmine Cristallo, nata a Catanzaro, portavoce del Movimento delle Sardine e referente del movimento “Sardine Calabria” è da sempre attiva in difesa dei diritti civili. Tra le sue battaglie più sentite, quella in difesa del Mezzogiorno. Ha avuto numerose esperienze sul campo nell’ambito della cooperazione e del terzo settore. Nel 2019 ha ideato e coordinato la rivolta dei balconi contro Salvini, ossia la protesta dei drappi appesi ai balconi della città per prendere le distanze dal leader della Lega, una manifestazione che ha avuto risonanza in tutto il Paese.
Dall’intervista che le ho rivolto emerge la necessità di una politica che ribadisca la centralità, la difesa e l’attuazione della Costituzione e dei valori in essa contenuti. Il recente incontro avuto al Nazareno con il neopresidente Letta esprime l’esigenza di portare la sua voce di donna di sinistra, antifascista, meridionale.

Quest’anno celebriamo i cento anni della nascita del PCI. Pensa che Il patrimonio culturale del Partito Comunista Italiano si sarebbe dovuto trasferire nelle nuove formazioni progressiste e di sinistra? È avvenuta questa trasmissione?

«Perché le trasmissioni avvengono è necessario ci siano dei processi che le assecondino. Chi trasmette deve farlo attraverso atti e determinate dinamiche. Forse non si è tenuto abbastanza a quel patrimonio per poterlo tramandare e di certo non può avvenire in automatico come fosse carta carbone. Non è un meccanismo che possa innescarsi senza una partecipazione attiva e concreta da parte di chi abbia voglia di portare avanti quelle istanze. Io, avendo 40 anni, sono erede eretica e ho avuto la possibilità di entrare in contatto con persone che testimoniavano e avevano ancora chiara e limpida quella storia. I giovani ne sono orfani ed è sempre più difficile avere la possibilità di attingere a quella fonte».

La sinistra ha conservato la capacità di leggere i nuovi scenari prodotti dalla globalizzazione? Per quale nuovo panorama politico dobbiamo operare? Quale è la sua ricetta personale per uscire dalla crisi?

«Proprio per loro definizione, essendo ”nuovi”, non hanno potuto maturare quella caratteristica. La “società liquida” che aveva ipotizzato Zygmut Bauman si sta verificando in questa epoca. La sinistra ha perso la capacità di interpretare, di stare nei luoghi a essa deputati, lasciando all’incuria quelli che erano i luoghi della sinistra. Anche da parte degli intellettuali c’era un approccio diverso, penso ad Alberto Arbasino, era un approccio di natura antropologica, che richiedeva di stare in mezzo alle persone, una attenzione all’alterità che si è ridotta ad essere l’approccio di chi sta nelle torri d’avorio, di capitale, mentre nelle periferie viene a mancare una presenza che viene colmata da chi fa propaganda strumentale. Sono stati traditi i valori fondanti della sinistra con l’obiettivo di inseguire politiche neoliberiste finalizzate ad assicurare la sopravvivenza di potentati e non di trasmettere e difendere l’identità».

È possibile oggi attualizzare e rivitalizzare la lezione del PCI, dalle lotte sociali alle rivendicazioni sindacali, a fronte dei cambiamenti sociali e della diversa coscienza politica popolare? E con quali mezzi?

«È un’altra epoca, il PCI ha una storia eccezionale, letteralmente parlando, ha fatto storia e lo ha fatto seriamente. Abbiamo avuto persone del calibro di Gramsci, Togliatti, Berlinguer, che hanno dato lezioni di politica, una eredità importante che nel presente non ha avuto riscontri e ciò che meritava in termini di cura dei saperi e delle attitudini».

Alla luce del recente incontro con il neo-segretario del Pd, Letta, come giudica l’impegno della attuale sinistra verso le questioni di genere? Perché la crisi del PD riguarda tutte le forze democratiche?

«Parlerei di “Centro sinistra” e non di sinistra. Non ho mai fatto mistero di provare stima nei confronti di Letta. Mi rendo conto che il PD, il centro sinistra in genere, ha testimoniato di avere una grave carenza per quanto concerne l’equità di genere. Sono convinta della buona fede di Letta che rileva la assenza di cariche femminili nei ministeri o in quei luoghi che platealmente non vengono affidati alle donne, ma la questione di genere e la sua equità non è una cosa che ci si inventa dalla mattina alla sera. Letta raccoglie una eredità, e non penso che si possa pretendere di mettere ordine dove non c’era. Auspico che costruisca una nuova classe dirigente che abbia caratteristiche idonee ad affrontare seriamente la questione. Non ha senso attribuire incarichi alle donne per mera rivendicazione di genere. Moltissime donne nel tempo hanno testimoniato questa mancanza. In un articolo dedicato a Gramsci, e alla sua attitudine ad affrontare la questione delle donne, Teresa Noce, una delle 21 madri costituenti della Repubblica Italiana, racconta della abitudine di Gramsci di andare a casa di amici e lavare i piatti alla fine della cena.
Anche pensando alla Resistenza, visto che siamo così vicini alla data della sua celebrazione, vorrebbero far passare l’idea farlocca che le donne della Resistenza abbiano avuto solo ruoli di cura o materni. Invece quelle donne hanno ricoperto ruoli politici, attivi».

Lei si definisce una donna di sinistra, antifascista. Tra recrudescenze antisemite, odio sociale, violenza di genere, verso gli immigrati e qualsiasi diversità, per quale nuova società dovremmo lavorare?

«Basterebbe provare ad attuare la Costituzione. Penso alla bellezza dell’ articolo 3 e all’importanza del 27, penso al giustizialismo spinto del nostro Paese, a tutta la prima parte sui diritti e alle integrazioni successive. La Costituzione è antifascista per sua natura e in essa sono insiti tutti gli strumenti per opporsi alla deriva razzista e fascista a cui stiamo assistendo.
La società per cui dovremmo lavorare è innanzitutto unitaria. Sono contraria alla modifica del titolo V. Abbiamo visto con la pandemia l’inasprirsi delle disuguaglianze in ogni campo, dalla scuola, alla sanità. Ciò è intollerabile.
Se penso all’art. 5 e le successive aggiunte di modifica che hanno distrutto il welfare e guardo all’Italia oggi, penso a quel un monumento al welfare voluto da Tina Anselmi, basato su tre pilastri: equità, universalità, uguaglianza. Abbiamo preso quel monumento e lo abbiamo scempiato. Lo hanno fatto governi di centro- sinistra, lo ha fatto l’aziendalizzazione degli ospedali, la perdita della medicina di prevenzione, di prossimità, di prevenzione, quella territoriale, il divario tecnologico che gli studenti hanno vissuto sulla propria pelle durante la pandemia con la didattica a distanza e la difficoltà o l’impossibilità di accesso per alcuni di loro a questa. Il centro-sinistra, per inseguire gli elettori della lega ha modificato il titolo V contro le autonomie differenziate, che non fanno che aumentare le disuguaglianze. La sinistra deve tornare a essere sinistra e occuparsi di tutto ciò che sia battaglia per la civiltà. Solo così si scongiurano rigurgiti fascisti, razzisti, omofobi, ecc.
Lo aveva teorizzato Umberto Eco, che nel suo saggio “il fascismo eterno” ci ammoniva di stare all’erta rispetto ad alcuni sintomi che potevano essere prodromi del fascismo
“il Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo." (Umberto Eco)».

 

 

 

 

 

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