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Ricordo di Emilio Mancini ad un anno dalla scomparsa

emiliomancini 2 350 260 minErmisio Mazzocchi commemora Emilio Mancini a un anno dalla sua scomparsa. S. Donato Val Comino, Circolo PD, venerdì 13 settembre 2019

Se dovessi dire che sarebbe semplice narrare la storia politica e facile descrivere i caratteri umani di Emilio Mancini, commetterei un errore, perché ritengo che sia più arduo di quanto si possa pensare.
Accetto questa sfida in ragione della mia amicizia e della mia conoscenza diretta di un uomo politico e di un amico, durata 53 anni dal 1965 al 2018.
Io giovane ventenne, lui di qualche anno più grande.
Si potrebbe dire che abbiamo percorso vite parallele.

In Emilio non c'era saccenteria né presunzione né tanto meno arroganza. Possedeva una cordialità disarmante, che ti metteva a tuo agio e ti vincolava a questo suo modo di rapportarsi con gli altri.
Un linguaggio educato, non volgare, rispettoso e aggiungerei senza nessuna inflessione romanesca, ma capace di cogliere le sfumature dialettali della sua realtà, quella cassinese e quella ciociara, ovviamente anche quella romana.
Era molto difficile confrontarsi con Emilio.
Non perché mostrasse supponenza, ma perché era stringente nella sua logica politica, pacatamente argomentata, secondo schemi aperti, coerenti con una sequenza predefinita, come è nelle partite degli scacchi, di cui lui era un ottimo giocatore
Dovevi misurarti con i suoi argomenti secondo categorie logiche, non scadenti, ma di alto valore nei contenuti e nella loro esposizione.

Non è stato un uomo del passato, è stato un uomo del futuro.
Emilio Mancini non è catalogabile in un'epoca. Non posso dire che fu un uomo politico del suo tempo.
Certo, visse i momenti della sua vita, ma non posso considerarlo incastonato e immobile nella sua storica epoca. Come a dire "ei fu"
Era un passo avanti e il suo oggi era già il domani, percussore dei tempi a venire, ricercatore costante di percorsi politici proiettati nel futuro.
Accorto osservatore della società, non ne aveva una visione angusta, municipalistica.
Al contrario essa era ampia, senza confini, oserei dire europea, considerato anche la sua educazione familiare di matrice inglese.
Lingua che conosceva benissimo anche nelle sue espressioni dialettali che, come amava dire con orgoglio, aveva appreso frequentando gli operai portuali di Londra.

Uomo colto, che non ostentava la sua sapienza, ma mostrava il suo interesse per le espressioni culturali che attraversavano i suoi tempi e la sua attenzione agli avvenimenti culturali, come il caso Manifesto oppure i libri e i film di Pasolini, come anche per quelli con risvolti politici che avevano implicazioni culturali e ideologiche, come i fatti Cecoslovacchi e lo stesso Vietnam.
Memorabili sono le interminabili discussioni con Achille Migliorelli e Franco Assante.E.Mancini commemorazione PD S.Donato 350 min
Passioni!!!!
Per non citare quelle per le auto nelle memorabili e giovanili gare automobilistiche per le curve di Picinisco e certamente quelle per il calcio, così come lo era stato suo fratello.
Ha vissuto il tempo del PCI e ha vissuto il tempo del PD, sostenendo con convinzione, proprio per la sua formazione culturale - politica, i progressivi cambiamenti del suo partito.
Con una differenza rispetto ad altri che hanno compiuto la medesima scelta.
Era un funzionario politico, parte organica del partito, vivendo dall'interno la storia politica del suo partito.
La sua vita è stata tutt'uno con la vita politica del suo partito, con gioie e sofferenze, con luci e ombre.
Non immune da errori e da valutazioni improprie.
Giovane laureato in giurisprudenza, diventa funzionario del PCI e viene nominato nel 1965 segretario del Comitato di zona, erede della Federazione di Cassino costituita nel 1975 e sciolta appunto nel 1965.
Detta così appare una operazione scontata, quasi burocratica. La realtà è diversa.

Il PCI doveva affrontare situazioni difficili: una crisi economica gravissima, che aveva obbligato all'emigrazione la maggioranza della popolazione, e, allo stesso tempo, aveva a che fare con un avversario politico fortissimo, come la DC, partito con un consenso elettorale, in questa zona, tra il 45% e il 60% e un potere assoluto.
Si esaltavano gli unici due comuni (su quaranta della zona) di sinistra, con sindaci PCI: S. Donato V. C. e S. Giorgio.
Due comuni agli estremi del territorio a sud ella provincia con al centro Cassino, in cui la DC era quasi sempre oltre il 50% e il PCI tra il 10% e 12%.
Emilio assume una gestione del partito in condizioni di debolezza e di difficile espansione.

Il suo impegno a costruire riferimenti del PCI nelle fabbriche e a mantenere attive le Sezioni di partito è stato sempre costante.
Così come era nell'organizzazione delle campagne elettorali e nelle iniziative (a iniziare dai comizi, lui parlava per il partito e io per i giovani comunisti).
Il suo prestigio era esteso, tanto che venne candidato ed eletto nel 1967 al Consiglio comunale di Cassino.
Tutti aspetti che saranno propri del suo essere dirigente politico in tutti gli anni successivi, come a Frosinone, così come a Roma.
Emilio, lasciato il Comitato di zona nel 1969, viene a far parte della segreteria provinciale, prima come responsabile della “Stampa e propaganda" e poi dell'organizzazione.
Mancini dimostrò, in più di una occasione, a Frosinone come a Roma, un grande senso di responsabilità con la priorità di mantenere unito il partito dal PCI al PD di cui accettò le diversità proprio come cemento di quella unità.

Non si può non citare, a mò di esempio, quanto avvenne in occasione dell'elezione del nuovo segretario della Federazione, quando il segretario uscente, Arcangelo Spaziani, viene eletto consigliere regionale.
I favoriti erano Emilio Mancini e Ignazio Mazzoli.
Ambedue apprezzati, pur avendo ciascuno connotazioni e caratteristiche diverse per la loro formazione politica.
All'unanimità venne eletto Mazzoli.
Emilio aveva favorito l'elezione di Mazzoli, consapevole che una divisione avrebbe prodotto lacerazioni nel partito.
Cosa che non avrebbe gradito.
Sostenne con lungimiranza il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Una costante del modo di operare di Emilio.
Uomo politico fermamente convinto del ruolo del partito.
"Le Sezioni - diceva nel 1972 - devono essere uno strumento fondamentale che ci consenta sempre di incidere nella realtà e di trasformarla; di incidere nelle coscienze e di trasformarle; strumento per portare avanti le linee e l'iniziativa del partito".
Un lavoro assiduo improntato a un consistente rinnovamento dei dirigenti politici, che ebbe una significativa occasione a cavallo degli anni '70, quando si produsse un profondo rinnovamento, svoltasi su indicazione dello stesso segretario provinciale Mazzoli, spesosi molto nella riorganizzazione politica del partito, guidato da Berlinguer.

e.mazzocchi 225150Si sviluppa una stagione feconda con la presenza di una nuova generazione politica da Oriano Pizzuti, a Gianni Paglia, a Luciano Fontana (attuale direttore del Corriere della Sera), al giovanissimo Francesco De Angelis, che riprendevo (ero nella segreteria provinciale, anche io come funzionario di partito) per la sua incorreggibile esuberanza movimentistica (non smessa più), per arrivare a Natia mammone, ad Annalisa De Santis, a Elena Ubaldi.
Mi piace ricordare quando Elena, giunta da Roma a Cassino nel 1967 e proveniente da una famiglia di comunisti, svolge le sue prime iniziative politiche nelle campagne elettorali e nelle Sezioni, sino ad arrivare a essere eletta nel Consiglio comunale di Anagni.
Dico questo, anche per sottolineare che per quel tempo, in parte anche oggi, le donne elette da parte di tutti i partiti, elette nei Consigli comunali erano pochissime, se non rare.

Emilio nel 1975 venne a far parte della segreteria regionale e si trasferisce a Roma.
Il suo secondo amore. Il primo era Picinisco.
Non si può negare che svolse un ruolo se non appariscente quanto fondamentale per quello che doveva essere il Comitato regionale, centro di direzione politica-organizzativa nella regione Lazio.
Emilio svolse una funzione decisiva a mantenere un giusto equilibrio tra C. R. e la potente Federazione romana, sedando momenti di conflittualità e allo stesso tempo gestendo situazioni politiche gravose, come l'impegno del partito nella lotta al terrorismo e la stessa politica organizzativa del partito.
Non accettò le proposte che gli sono rivolte per essere candidato ed eletto al Consiglio regionale.
Preferì il partito
Non poteva essere diversamente.
E in modo leale e responsabile, convinto di essere utile, accettò di essere segretario della Federazione di Civitavecchia, realtà difficile e strategica nella regione.
Non venne meno, e mai sarebbe avvenuto, la sua dedizione al partito, ricoprendo, dopo quella esperienza, altri incarichi nel C. R., non rinunciando mai al compito di favorire il ricambio e il rinnovamento dei gruppi dirigenti, come avvenne per la elezione a segretario regionale di Domenico Girardi, da lui fortemente sostenuto.
Condivise e si mostrò convinto sostenitore del cambio del PCI sino al PD.
Comprese che bisognava trasferire quella spinta, quella necessità storica, di un cambio e successivamente della creazione di un uovo partito, come il PD, alle nuove generazioni.

Per Emilio non c'era il passato e non voleva appartenere al suo passato.
Intendeva essere nel presente e il presente era costruire il futuro e il futuro sono le nuove generazioni.
Con esse intavolava un confronto, apre e persegue un dialogo senza preconcetti, un ruolo di formazione.
Si offre come referente e curatore dei nuovi quadri dirigenti, di molti giovani della nuova stagione politica del XXI secolo.
Come avviene, ovviamente per Claudio, e, per rimanere a espressioni del nostro territorio, per la stessa Sara Battisti.
Ed è significativo che, in occasione del suo compleanno, che si festeggiò durante la festa dell'Unità di Roma, la presenza dei giovani era superiore a quella di militanti di più antica tradizione politica.

Questo è stato Emilio.
Anzi direi: questo è Emilio, perché è parte del corso della storia di ieri, di oggi, di domani, che vive in ciascuno di noi insieme a Emilio.»

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