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Reddito minimo nei sistemi di welfare

redditomanifesto 350di Ivano Alteri - Qualsiasi cosa ne pensiamo del momento storico che stiamo vivendo, qualsiasi sia il nostro tasso di condivisione o dissenso, non dovrebbero esserci divergenze d'opinione sulla palese radicalità dei cambiamenti in corso, e ancor più di quelli che verranno. Le modificazioni avvenute in ambiti come il libero commercio, le filosofie del lavoro, l'interconnessione planetaria, hanno messo in subbuglio l'intera gamma delle relazioni umane, sociali e individuali. Tal che, in ultima istanza, nessuna delle convenzioni alla base della convivenza civile si può più dire immune dal dubbio. Le idee di cui disponiamo, di famiglia, stato, legalità, lavoro, scuola, sesso, religione, ci appaiono in evidente stato di obsolescenza, inadeguate a rappresentare adeguatamente la propria espressione reale. Sull'intero pianeta, quindi, si rincorrono riflessioni e discussioni su argomenti che fino a ieri potevano annoverarsi solo nella categoria della fantapolitica o dell'utopismo, ma che oggi impegnano fior di filosofi, economisti, politologi, antropologi, scienziati di ogni genere, in una ricerca affannosa e affascinate di soluzioni nuove a problemi nuovi e vecchi, in un turbinio di analisi, elaborazioni e sintesi, nonché produzione pressoché costante di "movimenti", "virtuali" e reali, a sostegno delle diverse proposte.

In questo contesto effervescente, di particolare interesse ci è sembrata l'idea di sottoporre a nuovo giudizio critico quella sorta di dogma che vedeva nella relazione tra lavoro e reddito un legame assolutamente indissolubile. A rompere il dogma sono intervenuti elementi obiettivi, storicamente verificabili e misurabili, quali l'evoluzione delle capacità produttive ormai sempre più indipendenti dall'entità dalla forza-lavoro, e il conseguente scollamento tra salario e produttività, che hanno reso il lavoro e la sua remunerazione spesso incapaci di provvedere anche alla semplice riproduzione della forza-lavoro stessa. Anche a prescindere da ogni sentimento di giustizia sociale (per noi, comunque, imprescindibile), ciò comporta fatalmente il progressivo acuirsi della crisi sistemica della domanda, che a sua volta va ad inceppare pericolosamente il processo di riproduzione del capitale. Tutt'altro che "rivoluzionaria", dunque, l'idea di sganciare il reddito (o almeno una parte di esso) dal lavoro è perfettamente compatibile col sistema capitalistico, anzi ad esso vieppiù necessaria. Da tale riflessione, ormai pluridecennale, nel 1993 è scaturita una raccomandazione dell'Unione Europea che invitava, e invita, tutti i suoi membri all'adozione del reddito minimo nei loro sistemi di walfer.

Dal punto di vista scientifico e politico, allora, la discussione si è orientata su due concetti fondamentali: il Reddito di Cittadinanza e il Reddito Minimo Garantito. Prima di procedere oltre, vista la confusione che oggi impera qui da noi su tali argomenti, è bene definire meglio i due concetti. RdC è quel reddito minimo spettante a tutti i cittadini, a prescindere dalla condizione economica, patrimoniale, lavorativa. RMG è quel reddito minimo spettante, invece, a fronte di precise condizioni reddituali, patrimoniali, di disponibilità lavorative e formative del cittadino. L'unico paese in Europa ad aver adottato il RdC è la Norvegia (l'altro caso extra europeo è l'Alaska); tutti gli altri hanno adottato il RMG. Tutti, tranne l'Italia e la Grecia, che ne sono tutt'ora sprovvisti (non considerando i nuovi arrivati nell'Ue). A tale condizione di minorità civile, si sta cercando di porre rimedio attraverso proposte di legge che finalmente ne definiscano gli orizzonti. All'uopo, in parlamento ne sono state presentate tre, a cura dei gruppi del Pd, M5S e di Sel con altri. Su di esse, abbiamo elaborato una scheda sintetica comparativa, che pubblichiamo in altro luogo del giornale, da cui possiamo trarre alcune brevi considerazioni.

Nessuna delle proposte presentate può definirsi propriamente RdC, neanche quelle di Pd e M5S che pure portano questo nome, in quanto legano l'erogazione del reddito minimo a precise condizioni reddituali, patrimoniali, lavorative e formative dell'avente diritto. Tuttavia, quella del M5S si avvicina di più al concetto, non ponendo limiti temporali, mentre quella del Pd prevede un periodo d'erogazione di massimo due anni. Quella di Sel ed altri, invece, corrisponde quasi esattamente alla definizione di RMG, ponendo le condizioni di cui sopra, anche se, essendo rinnovabile anno per anno senza alcuna scadenza predeterminata, si avvicina in questo senso al concetto di RdC. Ognuna delle proposte contiene forme di sostegno dirette, in forma monetaria, e indirette, in forma di servizi per l'abitazione, la sanità, lo studio, a carattere prevalentemente regionale. Le proposte di Sel e M5S contengono anche la statuizione del Salario Minimo Garantito. Quella del M5S prevede l'assegnazione individuale diretta del cosiddetto RdC ai componenti maggiorenni del nucleo familiare del richiedente, a riprova di una nuova concezione dei rapporti familiari e dell'idea stessa di famiglia.

Frosinone 18 marzo 2014

Un allegato informativo pdf Reddito di cittadinanza (8 KB)

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