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Il Sistema economico provinciale in un'analisi di "Possibile"

TitoBoeri 350 260di Paola Manchi, responsabile Economia Lavoro dei Comitati Possibile provincia di Frosinone - Analisi sistema economico provinciale: attenzione sul lavoro. Immigrati e azioni di governo locale.
Il presidente dell’INPS, l'economista Tito Boeri, ha presentato a Montecitorio il rapporto 2017 dando anche indicazioni di carattere previsionale sulla direzione assunta da contributi, previdenza ed assistenza e sulle eventuali manovre correttive raccomandabili per mantenere in equilibrio il sistema.
Tra le considerazioni di Boeri sono stati evidenziati gli effetti negativi, in termini di saldo per le casse dell’INPS, prodotti dalla mancata contribuzione da parte di eventuali nuovi immigrati immessi nel mondo del lavoro, ma anche dai costi sostenuti per il mancato impiego delle donne, dai costi per il mismatch (condizione di disequilibrio tra domanda e offerta, specialmente nel mercato del lavoro ndr), tutto italiano, tra posizione lavorativa e competenze, dall’uso improprio della CIG e dalla mancata adozione di strumenti come il salario minimo o il reddito minimo di inclusione.
In questo momento di polemiche con l’UE e di propaganda populista, Boeri svela una semplice verità: in un Paese a crescita autarchica ormai negativa gli immigrati servono. Niente motivazioni umanitarie o appelli alla solidarietà, ma solo una cinica quanto efficace, valutazione di mercato: senza lavoratori immigrati che versano contributi, nei prossimi 22 anni l’INPS avrà un saldo di cassa negativo di 38 miliardi. Un calcolo semplice e ovvio, tanto ovvio che pare ci siano paesi del Nord Europa che da tempo hanno capito che il loro avanzato sistema di welfare ha bisogno di cittadini attivi che lo sostengono e che hanno, pertanto, avviato politiche di accoglienza dei migranti quando ancora era facile “selezionare” immigrati costretti dalla violenza a fuggire dai loro paesi di origine, ma di fatto molto qualificati.
Facile anche capire che le donne costrette a restare fuori dalla forza lavoro, magari solo perché diventate madri, non contribuiscono a rimpinguare le casse dell’INPS.

Che succede qui in provincia?

Proviamo ad analizzare se considerazioni simili possono valere anche nel sistema economico sociale della nostra amata terra.
Dati alla mano, proviamo ad analizzare alcuni aspetti del sistema economico provinciale, focalizzando l’attenzione sul lavoro. Partiamo dal tasso di disoccupazione totale per la popolazione con più di 15 anni, indicatore che raggiunge nel 2016 il 16,8% per la provincia di Frosinone, a fronte del 10,4% rilevato per la macroarea Centro e dell’11,7% per l’Italia.
Analizzando in dettaglio il dato, si osserva una particolarità apparentemente positiva, ovvero il tasso di disoccupazione per la sola componente femminile della popolazione, pari al 16,1% è inferiore a quello maschile pari al 17,2% (la componente maschile è passata da un tasso del 14,2% del 2013 al 18,2% del 2014, mentre quella femminile è passata dal 16,2% al 18,9%). Rispetto agli anni precedenti, dopo aver raggiunto nel 2014 il 18,5%, il tasso di disoccupazione nel 2015 si era mostrato in calo fino al 16,3%, flessione trainata dalla componente maschile (con il 15,3% per la popolazione maschile e il 17,7% per quella femminile).
Estendendo il confronto, per il Centro il tasso di disoccupazione femminile rilevato nel 2016 è dell’11,3% a fronte di quello maschile pari al 9,7%, mentre sull’intero territorio nazionale il tasso femminile è del 12,8%, sensibilmente maggiore di quello maschile che è pari al 10,9%.
Approfondiamo ancora il dato occupazionale in cerca di maggiori informazioni e partiamo dall’analisi dei valori assoluti.
Il dato sul numero di occupati in provincia di Frosinone evidenzia come, su un totale di 161.882 occupati, 97.406 sono maschi e solo 64.476 femmine. Rispetto al 2015 l’occupazione femminile è cresciuta di circa 600 unità mentre quella maschile è diminuita di oltre 4.000 unità.
Il dato sulle persone in cerca di occupazione, in totale pari a 32.683, contribuisce a spiegare la minore incidenza della disoccupazione femminile, con sole 12.384 donne in cerca di occupazione rispetto ai 20.299 uomini. Su 131.108 persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni che si dichiarano inattive, 85.185 sono donne e 45.923 uomini.
Ecco dunque la nota dolente, a fronte di un tasso di inattività totale del 40,6% per la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, quello relativo alla sola componente maschile è un 28,5% non certo incoraggiante, ma quello rilevato per la componente femminile è un preoccupante 52,8%, peraltro il più alto fra le province del Lazio.

Donne e giovani per fasce d'età

Proviamo ad aggiungere altri elementi all’analisi scomponendo il dato complessivo sulla disoccupazione in fasce di età.
Nella fascia 25-34 anni, scopriamo che il tasso di disoccupazione raggiunge il 24,8% totale, con il 23,8% per le donne ed il 25,5% per gli uomini. A fronte di questo dato, il tasso di inattività per la stessa fascia di età è pari complessivamente al 33,3%, con il 42,3% rilevato per le donne e il 23,7% per gli uomini.
Il divario nel genere dei tassi di attività si mantiene anche nelle classi 35 – 44 anni, con il 40% femminile rispetto al 10% maschile, 45 – 54 anni, con il 50,8% femminile rispetto al 16,7% maschile, e 55 – 64 anni con il 59,9% femminile rispetto al 30,5% maschile.
Le nostre madri, nonne, zie, sorelle neppure riescono ad entrare nella forza lavoro rilevata: le donne ciociare escluse dal mondo ufficiale del lavoro retribuito, sono la struttura portante del sistema di welfare provinciale.
Recuperare generazioni di donne escluse dal mercato del lavoro sembrerebbe una necessità, ma richiede un profondo cambiamento, a livello culturale, innanzitutto, ma anche nell’organizzazione sociale. Garantire strumenti efficaci di conciliazione del tempo lavoro/famiglia è ormai indispensabile e può contribuire a generare nuove possibilità di impiego che si rivelino magari utili, per indotto, anche per il futuro inserimento, sociale e professionale, di lavoratori non italiani.
Con una popolazione totale al 1 gennaio del 2016 di 495.026 abitanti di cui 242.293 maschi e 252.733 femmine, le persone comprese nella fascia di età 15 – 64 anni sono 323.547, di cui 161.885 maschi e 161.662 femmine. Il numero di pensionati per la provincia di Frosinone al 2015 è pari a 123.506, di cui 78.258 pensioni di vecchiaia, 36.307 erogate al coniuge superstite, 33.074 di invalidità (22042 invalidità civile), 8582 pensioni sociali.

Il lavoro una priorità

Stando ai dati, dunque, sembrerebbe evidente come anche per la provincia di Frosinone il lavoro sia una priorità, la priorità, anzi, dei diversi livelli di governo locale. Un obiettivo programmatico serio, da affrontare senza cadere nella tentazione di accontentarsi di eventuali risultati trainati da fattori contingenti che, anche se positivi, possono non rappresentare di fatto una risposta efficace all’esigenza di cambiamenti strutturali. La riduzione del tasso di disoccupazione sostenuta dalla ripresa economica, ad esempio potrebbe non sanare i difetti di un mercato del lavoro distorto che tende ad escludere i giovani e le donne.
L’analisi sinora condotta è estremamente semplificata e fortemente condizionata dalla limitata disponibilità di dati, ma può offrire qualche indicazione di supporto nella programmazione degli interventi e delle azioni di governo a livello locale.
Guardare agli immigrati temporaneamente ospitati come ad una risorsa stabile per il futuro può essere una risposta ai problemi di sviluppo della nostra terra, ma solo a patto di riuscire a governare guardando più alle prospettive future che alle emergenze presenti ed agli errori passati. Per includere quando lo spazio a disposizione è limitato occorre creare nuovi spazi, magari recuperando quelli abbandonati per destinarli a nuove attività.
La vera sfida per dare un futuro alla nostra terra è avviare un profondo cambiamento, iniziando a costruire oggi un sistema economico diverso che recuperi le potenzialità del nostro territorio, soffocate da uno sviluppo industriale rivelatosi, nel lungo periodo, asfittico e privo di fondamenta solide. Guidare la ripresa e indirizzarne il percorso per massimizzare gli effetti è quello che i dati suggeriscono di fare per essere sicuri nell’immediato futuro di non sprecare risorse impiegate in modo sbagliato o, ancor peggio, semplicemente, non impiegate.


Paola Manchi, responsabile Economia Lavoro, Comitati Possibile provincia di Frosinone

 
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