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Produttività, occupazione, qualità, il piano di sviluppo del Viterbese

  • Scritto da  Daniele Camilli

 Province del Lazio. Viterbo

Viterbo - Sottoscritto il patto, a Palazzo Gentili, da comune e provincia, Cgil, Cisl, Uil, università, Federlazio, Unindustria, Cna e Camera di commercio

di Daniele Camilli  (da tusciaweb.eu 14 dicembre 2020)
Pattoterritorio Viterbo 390 minViterbo – Produttività, occupazione e qualità. Un patto per ripensare il territorio in vista della fine del Covid. Firmato questa mattina a Palazzo Gentili, Viterbo, sede della provincia, la Piattaforma per il rilancio del territorio. A sottoscriverla, per la prima tutti quanti insieme, comune e provincia, Cgil, Cisl, Uil, università, Federlazio, Unindustria, Cna e Camera di commercio.

Un piano di sviluppo che, come sta scritto sul testo della piattaforma sottoscritto questa mattina, richiede “ingenti risorse di derivazione pubblica e di partnership pubblico-privato, fondi di garanzia regionali e nazionali, svincolo temporaneo dal patto di stabilità, politiche europee dal forte spirito finalmente solidale (Mes, Eurobond-recovery fund)”.

Nella sala del consiglio provinciale di Palazzo Gentili, tra gli altri, c’erano i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Stefania Pomante, Fortunato Mannino e Giancarlo Tuchetti, promotori, fra l’altro, della piattaforma, il presidente della provincia Pietro Nocchi, il presidente di Unindustria Sergio saggini, il presidente della Camera di commercio, Domenico Merlani, il presidente di Cna Viterbo e Civitavecchia Angelo Pieri e il vicesindaco di Viterbo Enrico Contardo

“Le richieste della piattaforma – ha esordito Nocchi – sono indirizzate verso la costruzione di un territorio più equo. Un modo per fare il necessario salto di qualità. Questa piattaforma è un inizio da cui può partire una nuova modalità per strutturare le richieste che riguardano la Tuscia. Un passo importante per superare le divisioni”.

“Fondamentale sarebbe anche – sta scritto nel documento – sviluppare un piano straordinario regionale che possa basarsi su risorse da destinare alle piccole e medie imprese e ai loro indotti e su una possibile rimodulazione delle imposte locali. Questo nella consapevolezza che la collaborazione di alcune imprese con l’università della Tuscia sta già dando risultati importanti per lo sviluppo di un’economia circolare che deve diventare un terreno sul quale misurarsi con sempre maggiore determinazione”.

I temi affrontati dalla piattaforma: economia circolare, turismo, termalismo, industria, artigianato, infrastrutture, agricoltura, centri storici e università.

Per quanto riguarda l’economia circolare, il primo punto affrontato dalla piattaforma, i firmatari del documento sottolineano la necessità di “un processo di progettazione di prodotti sostenibili, con la previsione di percentuali di materie riciclate e facilmente riciclabili al momento del loro disuso. La progettazione ecocompatibile dovrà applicarsi alla più ampia gamma possibile di prodotti. Un aspetto strategico dell’economia circolare dovrà essere appunto rappresentato dalla bioeconomia rigenerativa, in grado di rigenerarsi utilizzando risorse rinnovabili in modo durevole”.

“Nell’ottica di rafforzamento del modello di economia circolare della nostra regione – prosegue poi il documento possono essere formulate alcune proposte: 1) Potenziamento della capacità impiantistica di recupero: recuperare le carenze sulla capacità di recupero di alcune tipologie di rifiuto, prima fra tutte la frazione organica. 2) Accelerare gli iter autorizzativi per le attività di recupero (End of Waste). Si potrebbe, ad esempio, proporre una sorta di ‘fast track’ per autorizzare gli impianti che recuperano materia, anche innovativi, sulla scorta di quanto fatto a livello nazionale con gli impianti necessari ad attuare il Pniec. 3) Favorire l’acquisto delle materie prime seconde: aumentando le percentuali di recupero della materia, vi sarà un progressivo aumento delle materie prime seconde immesse sul mercato. Si potrebbero introdurre agevolazioni fiscali o prevedere il meccanismo del green public procurement. 4) Accompagnare la transizione economica delle imprese: supportare anche economicamente le imprese che intendono riconvertire i loro cicli produttivi e garantire una maggiore occupabilità, anche giovanile sul territorio, introducendo un meccanismo premiale verso le aziende che si avvalgono della formazione continua e favoriscono la crescita di lavoro stabile”.

“Una giornata importante – ha commentato Stefania Pomante della Cgil -. Essere riusciti a raccogliere il contributo di tutti e trasformarlo in una proposta unitaria per lo sviluppo del territorio è un risultato importante per la città e il territorio della provincia”.

Sul fronte turismo, “l’offerta – sottolineano i firmatari – andrebbe resa più riconoscibile dall’esterno. A questo fine, sicuramente si avverte la necessità di una maggiore coerenza nella comunicazione turistica e non solo. Ad oggi esiste una possibilità importante di far convergere le attenzioni dei vari attori locali sull’unico marchio di qualità esistente e certificato per le vere eccellenze del territorio: il marchio Tuscia Viterbese, un marchio che sicuramente necessita di rilancio e di coagulare tutte le forze attorno a se; oggi conta circa 250 imprese certificate e controllate, un meccanismo rodato di gestione e controllo ed un minimo di budget annuale promozionale sempre presente. Questo marchio, coordinato con la sua articolazione turistica TusciaWelcome, se ben promosso e ben utilizzato da tutti, ha la capacità di assicurare una buona attrattività alla destinazione e ai suoi servizi.
Turismo vuol dire arte, archeologia, enogastronomia, cultura, natura, bioagricoltura, armonia con l’ambiente, con la comunità e le culture locali ecc., elementi che la nostra provincia possiede in quantità e di alta qualità. Vanno, però, ripensate in un’ottica eco-friendly, incentivate, promosse, connesse in un sistema integrato. Importante per la valorizzazione del territorio sarà a questo proposito riprendere e sviluppare il contratto delle acque al quale la provincia ha già dato un primo impulso”.

“La firma della piattaforma – ha spiegato Fortunato Mannino della Cisl – è un risultato epico per il nostro territorio perché mette insieme tutte le forze sociali, imprenditoriali, del mondo del lavoro e delle istituzioni. L’auspicio è che tutte le forze politiche in maniera trasversale sostengano i punti della piattaforma al ministero, in regione e in tutte le sedi istituzionali, altrimenti il nostro territorio resterà nel limbo in cui si trova”

Termalismo. Secondo gli attori del patto, “è la carta in più che il nostro territorio può giocare rispetto alle provincie limitrofe; può attirare il turismo locale, romano innanzitutto, ma anche nazionale, quello su cui far leva nella fase di convivenza con la pandemia. Su questo punto auspichiamo un veloce e definitivo recupero delle ex terme Inps, altro capitolo infinito della nostra storia locale”.

“Fin dall’inizio – ha detto Giancarlo Turchetti della Uil – quando Cgil, Cisl e Uil hanno presentato la piattaforma, abbiamo detto immediatamente che doveva essere allargata al mondo delle associazioni datoriali e delle istituzioni perchè solo così poteva essere una proposta del territorio nella sua completezza. Finalmente siamo arrivati alla firma che vede tutti gli attori del territorio presenti, compresa l’università che può essere un fattore determinante in merito alle scelte e ai progetti da fare e sviluppare”.

Pomante, Mannino e Turchetti chiedono infine la convocazione di “un tavolo permanete presso il ministero dello sviluppo economico, la regione e le istituzioni locali per affrontare tutti i temi contenuti nella piattaforma sottoscritta questa mattina”.

“Nel nostro territorio – riporta il documento firmato questa mattina – è presente il distretto industriale di Civita Castellana: una realtà produttiva caratterizzata da piccole e medie imprese del settore ceramico dislocate in 8 comuni. Sono operative 35 aziende di arredo bagno e due laboratori di ricerca per un complesso di circa 2000 lavoratori. Aziende che hanno investito in modo rilevante in tecnologia, design, ricerca e sostenibilità: elementi con i quali è stata affrontata la crisi del 2008”.

E a tal proposito la piattaforma propone “1) innalzamento credito d’imposta per la sostituzione dei vecchi wc con apparecchi di nuova generazione, con scarico intorno ai 3/6 litri d’acqua (norma Uni En 997); ciò comporterebbe elevati benefici relativi al risparmio d’acqua potabile in quanto, attualmente, la stragrande maggioranza dei sanitari installati nei bagni italiani, utilizza uno scarico medio di acqua ben superiore (10-12 litri) a quello dei vasi attualmente prodotti. 2) Sostegno economico all’export: per la partecipazione a fiere di rilevanza internazionale sia all’estero che in Italia. 3) incentivi per l’adozione di piattaforme digitali che possano sopperire in questa fase all’impossibilità di effettuare meeting in presenza, consentendo la presentazione dei prodotti in modalità ‘virtuale’. 4) interventi per il sostegno ed il mantenimento delle filiere”.

“Un capitolo a parte – sottolinea il documento – merita l’industria dell’edilizia che da un lato costituisce uno dei settori caratterizzanti il territorio ed al tempo stesso rappresenta una di quelle attività dalla cui ripresa beneficiano in maniera importante numerosi settori economici. I provvedimenti oggi esistenti costituiscono dei pilastri importanti ai quali ancorare la ripresa – rigenerazione urbana, superbonus 110%, agevolazioni sulle ristrutturazioni, decreto semplificazione – sarà importante agire da un lato affinché tali incentivi diventino strutturali in maniera tale da poter garantire una continuità degli interventi ed una capacità di programmazione, al tempo stesso tutti i soggetti a vario titolo preposti all’attuazione dei provvedimenti sono chiamati con senso di responsabilità a porre in essere le azioni necessarie”.

Artigianato. “Le attività artigianali e delle Pmi produttive presenti nel territorio di Viterbo – spiega il testo firmato a Palazzo Gentili – svolgono un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo economico locale. Un’importante tradizione manifatturiera che ha saputo innovarsi con i nuovi saperi e le nuove tecnologie, che ha saputo trasformarsi in artigianato digitale, che ha avuto la visione di aprirsi a nuovi mercati, conservando le sue radici. L’elemento critico su cui intervenire rimane la formazione; si lamenta un livello di preparazione non ben allineato con le esigenze del lavoro e del mercato. L’innovazione è il terreno su cui si gioca la sfida del futuro, sfida che si può vincere solo se ci sono figure professionali preparate in grado di coglierla e valorizzarla. Una scuola di alta formazione finalizzata ad intervenire nell’evoluzione digitale del settore è ciò che riteniamo essere indispensabile (fondi Fse)”.

Per quanto riguarda le infrastrutture, le richieste riportate in piattaforma si concentrano su questioni divenute ormai ataviche. Opere che avrebbero dovuto essere completate da tempo. “La Orte-Civitavecchia non più rinviabile – riporta il documento -, il raddoppio del collegamento ferroviario tra Viterbo e Roma, non solo fino a Bracciano ma per l’intera tratta. A tal proposito – aggiungono i firmatari – è doveroso rafforzare il servizio pubblico con investimenti volti al miglioramento dei servizi intermodali e all’ammodernamento delle flotte per lo sviluppo di una mobilità sempre più integrata e sostenibile”.

Sempre sul piano delle infrastrutture c’è poi la questione dello “sfruttamento dell’Interporto di Orte: infrastruttura che si estende su un’area di 320.000 mq, nodo logistico sul principale crocevia ferroviario e stradale nord-sud ed est-ovest del Centro Italia, con posizionamento sull’asse del Corridoio Europeo TEN-T 5 Helsinki-La Valletta”.

Infine il documento chiede anche di “valutare la possibilità di riattivare la tratta ferroviaria Civitavecchia-Capranica-Orte per lo sviluppo di un progetto che possa valorizzare in chiave turistica il territorio attraversato, con l’utilizzo anche di mezzi rotabili storici e turistici adibiti a percorrere la linea riattivata”.

Agricoltura. L’obiettivo del piano è quello di “sostenere le produzioni autoctone, promuoverle, incentivarle, mantenere la biodiversità vegetale, processi che potrebbero vedere coinvolta anche la prestigiosa facoltà di agraria di Viterbo; dar modo ai giovani di avvicinarsi a questo mondo, di cambiarlo e svilupparlo, con modalità e tecnologie oggi disponibili, alimentando la filiera locale, a km zero. Valorizzare il capitale umano e sociale di agricoltori, silvicoltori e altri attori dell’economia rurale; diffondere e istruire sull’utilizzo di tecnologie digitali preservando comunque le conoscenze tradizionali. Evitare l’inserimento di coltivazioni estranee al territorio che richiederebbero un uso massiccio di sostanze chimiche che impatterebbero in modo irreversibile sull’ambiente. Rilanciare, infine, la rete territoriale per il lavoro di qualità in agricoltura, prevista dalla legge 199 del 2016, istituita nella provincia di Viterbo, allo scopo di contrastare il caporalato, il grave sfruttamento dei lavoratori e la concorrenza sleale tra le aziende”.

Centri storici. “Una cattiva politica culturale – lamenta il documento – ha fatto sì che il fulcro commerciale-economico di Viterbo, in particolare, ma di tutti i centri storici delle nostre città in generale, si spostasse dal centro verso la periferia disperdendo risorse senza alcuna progettazione seria e provocando un triste depauperamento del centro storico. Le periferie devono vivere e svilupparsi, necessitano di un potenziamento delle infrastrutture, adatto al numero degli abitanti che vi abitano. Questo giusto processo non deve avvenire alternativamente alla rivalutazione dei quartieri storici del centro. Bisogna riportare gli uffici, amministrativi e privati, le attività artigianali di qualità e le attività commerciali al ‘centro’ della politica, nel ‘centro’ delle città; dove si favorisca una circolazione del traffico sostenibile prevedendo parcheggi fuori le mura, per i non residenti, con servizi navette. Vanno poi recuperati tutti gli spazi e gli edifici in disuso e semiabbandonati convertendoli in luoghi d’arte, musica, teatro, laboratori, convegni, cinema e musei e destinandoli in primis alle realtà più serie e di eccellenza”.

Il sottoscrittori del patto propongono inoltre di “creare un centro commerciale naturale, all’aperto, fatto di tante piccole attività caratteristiche del luogo: le famose botteghe di mestiere. Tutto ciò potrebbe portare alla costituzione di start up, cooperative e gruppi di lavoro che coinvolgano positivamente anche l’università della Tuscia con tutte le sue facoltà”.

Infine, l’università. “Università e città – conclude il patto per lo sviluppo del territorio – devono fondersi all’interno del territorio, pur nel rispetto delle rispettive identità. Tema centrale è quello di potenziare l’interazione, a livello giovanile, della comunità universitaria con il resto della comunità cittadina e con il tessuto imprenditoriale locale e non. È fondamentale che venga ulteriormente valorizzata una stretta connessione fra università e sviluppo territoriale, al quale gli atenei forniscono innovazione e conoscenza, favorendo veri e propri network multifunzionali e multidisciplinari della ricerca e l’inserimento dei neo laureati nelle aziende del territorio”.

 

ifirmatari del Patto 600 min

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