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Non è “Tana libera tutti”

  • Scritto da  Oriao Pizzuti

Coronavirus fase 2

mascherine 400 minIl 4 maggio inizia la Fase 2 dei provvedimenti per la limitazione del contagio da Coronavirus.
Oltre quattro milioni di lavoratori riprenderanno l’attività, osservando le indicazioni precauzionali indicate dagli organi preposti. Non è un ritorno alla normalità, perché siamo ancora in presenza del Covid19 e non sappiamo quando sarà pronto il vaccino che potrà porre termine all’emergenza. La necessità di far ripartire le attività produttive chiama questi lavoratori all’impegno. Questo deve essere svolto col massimo di sicurezza possibile. Le norme per i lavoratori e per gli imprenditori sono chiare e stringenti. Tutti gli organi preposti, ad ogni livello, debbono impegnarsi a farle rispettare. L’alternativa è quella di una riacutizzarsi della virulenza della pandemia.

Per tutti coloro che non sono chiamati in servizio restano le regole già in atto.
Al primo maggio si sono contati ancora 269 morti, 1965 casi di contagio, Oltre centomila ammalati.
Nel Lazio l’indice è dello 0,5. Significa che un malato ha ancora il 50% di possibilità di infettare un sano. Ecco perché non si debbono abbandonare le precauzioni. Ancora troppi non rispettano le indicazioni previste. Non possiamo “mollare” ora che il contagio sta diminuendo.

In chiusura della Fase 1 si può fare già qualche riflessione.
La pandemia in Italia è stata affrontata finora con efficienza dal Governo, con stanziamenti, sostegni, sussidi per una massa monetaria mai utilizzata prima in tempi così ristretti, nemmeno nei dopoguerra.
Si tratta di una massa di debiti che impegnerà il paese per molti anni.

A seconda delle scelte per il dopo si capirà su quante generazioni di italiani cadrà il debito.
Siamo di fronte ad una situazione di estrema drammaticità. Già prima centinaia di migliaia di piccole imprese erano state chiuse. Importanti gruppi industriali erano in crisi ed a rischio chiusura. Il sistema bancario nazionale, stremato da una gestione poco accorta, in crisi. Migliaia di lavoratori in Cassa Integrazione. Milioni di pensionati e lavoratori informali sotto la soglia di sopravvivenza, Caritas e banchi alimentari producevano già uno sforzo enorme. Milioni di disoccupati ed inoccupati, in gran parte giovani, ma anche anziani ai quali si riduce drasticamente la futura pensione.

Oggi il disastro di tre mesi di emergenza, di cui due di chiusura totale, non sappiamo cosa ci sta riservando.
Una cosa, comunque, appare già chiara. I gruppi politico-economici. I responsabili dei guasti provocati dallo sfrenato liberismo che ha destrutturato la nazione, indebolito enormemente lo stato sociale, privilegiando i “Tagli Lineari” che hanno massacrato la Sanità Pubblica, finanziando la privata, sono già all’opera perché “Tutto cambi perché nulla cambi”, la ricetta che ci viene servita da 150 anni.

I tentativi di inficiare, con grida, bugie, strumentalizzazioni varie l’opera del Governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, chiedendo la riapertura incondizionata e, nel caso di rimbalzo dei contagi, accusare il governo di inefficienza. Quelli di pavesare, con l’appoggio della quasi totalità della stampa nazionale , e locale (ultima arrivata La Repubblica, acquistata da un gruppo di patrioti olandesi), la necessità di un Governo Tecnico per la gestione del “dopo”.

Le manovre dei “poteri forti” per il dopo si intravedono chiaramente.
Ciò ancora che non appare chiaro è cosa propone il “campo democratico”, che non è immune da molte fallimentari scelte liberiste del passato, che ancora non provvede ad eliminale le scelte illiberali e discutibilmente costituzionali dei governi precedenti, ma che ha il dovere di elaborare eproporre soluzioni politiche chiare per il futuro.

Non ci sono ancora ricette pronte per l’uscita dalla crisi pandemica in senso progressista, ma un punto di riferimento, un ancoraggio sicuro, noi italiani democratici lo abbiamo da tempo, ce lo hanno lasciato quelli che hanno creato la Repubblica Italiana senza discriminazioni di appartenenza politica, religiosa, etnica, è la COSTITUZIONE del 1948 (specifico la data perché c’è chi è rimasto allo Statuto Albertino o a quello stato fantoccio, del quale abbiamo appena una settimana fa festeggiato la fine.

Oriano Pizzuti Ambiente/lavoro Art. UNO - Frosinone

 

 

 

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Pubblicato in da Ceccano, Partiti
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