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Cassino. La “solidarietà istituzionale” (?) di Mario Abbruzzese al Vescovo

  • Scritto da  Mario Costa

Piazza De Gasperi. La pelosa solidarietà “istituzionale” di Abbruzzese al Vescovo

Cassino piazza alcide de gasperi 370 minMario Costa - E’ proprio vero che i guai non arrivano mai da soli. Se te ne capita uno, inevitabilmente te ne arriva subito un altro appresso. Per giunta quasi sempre peggiore del primo. A questa, diventata quasi una regola della vita, purtroppo, non sfuggono neppure i potenti, siano essi del mondo civile che religioso. Da ultimo, non se l’è scampata neppure il Vescovo della nostra diocesi di Sora- Cassino-Aquino-Pontecorvo.

In questi giorni, con il guaio della contrapposizione (in via di attenuazione, meno male) tra i sostenitori di San Benedetto e quelli della Madonna Assunta, per via della volontà (rientrata) di fare di Cassino “Civitas Mariae”, a sua eccellenza Gerardo Antonazzo non poteva capitare altro guaio peggiore del ricevere addirittura la “solidarietà istituzionale” (?) di Mario Abbruzzese, capogruppo di se stesso nel consiglio comunale della Città Martire. Vale a dire da parte di uno che, proprio nella “materia specifica”, per via del suo pedigree, dovrebbe stare a distanza di sicurezza da questioni che attengono alla sfera ecclesiastica.

Infatti, contrariamente a quel che potrebbe pensare l’irrequieto ex presidente del consiglio regionale del Lazio della breve (per fortuna!) era Polverini (nonché ex esponente di primo piano di Forza Italia; ex convertito di “Cambiamo”, il movimento politico fondato da Toti, in cui ha perso però la fede non appena subdorato che da quelle parti non c’era trippa per gatti; in procinto, ora, a quanto par di capire, di spiccare il salto sul carro(ccio) della Lega), dicevamo, non può pensare che sia passato nel dimenticatoio il poco onorevole suo trascorso in quella combriccola (in quella “crosca”, detta in maniera più colorita in dialetto locale) acquartierata anni addietro a Montecassino alla corte del poco venerabile ex abate Vittorelli. Con quel che ne è derivato: la perdita della Diocesi di Montecassino e lo sputtanamento generalizzato di una comunità monastica dalle nobili e antiche tradizioni. Dal quale gradualmente, pur se a fatica, si sta uscendo grazie alla “pulizia” operata dall’autorità ecclesiastica, che si è preoccupata di allontanare i “mercanti” dall’Abbazia e di trasferire lassù affidabili custodi dell’ “ora et labora”.

Abbruzzese, che non si preoccupava, allora, per quello che si combinava lassù (con o senza l’autorevole consulenza sua, non è dato sapere), ora che potrebbe stare tranquillo, invece si preoccupa “per quanto sta accadendo quaggiù”. Non solo. E’ pure preoccupato, poverino, perché il sindaco “non avrebbe una visione sui rapporti con la Diocesi e con l’Abbazia(!) che rappresenta le nostre radici culturali e storiche”. (La parola “visione” va assai di moda di questi tempi tra gli uomini del centrodestra nazionale. Da ultimo, Taiani l’altra sera l’ha richiamata per accusare il governo Conte di “mancata visione”. Inevitabile che, a cascata, la magica parolina arrivasse ai livelli periferici, arricchendo il patrimonio lessicale di tanti di quell’area politica i quali, a mo’ di pappagalli, la ripetono appiccicandola, alla meno peggio, ad ogni argomento trattato).

Tornando a noi, non sfugge che siffatta predica, che viene da siffatto pulpito, non si confà ad un buon pastore perché tal siffatto “pastore”, foss’anche abbruzzese (aggettivo), disorienta il “gregge” e fa smarrire parecchie “pecorelle”. Non si smarriscono però gli smaliziati “pecoroni” che hanno capito subito la vera, unica, ossessiva preoccupazione di Abbruzzese: attaccare Enzo Salera. Della “solidarietà istituzionale” non gliene frega niente, statene certi.
Inoltre, possibile poi credere che, per lui, il ritiro di una delibera significhi “non avere una visione di questa città”? Ovviamente non è così, come anche lui ben sa. Non è così perché una delibera si può ritirare per diverse ragioni. Talvolta anche per ragioni di mera opportunità. Ove ve ne fosse bisogno, glielo hanno dimostrato gli stessi parroci, in comunione con il Vescovo, di cui si era fatto paladino pur se opportunamente non invocato, rinunciando essi alla proclamazione di Cassino “Civitas Mariae”. Ritirando quindi, “con un atto di cristiana saggezza” ciò che avevano chiesto di deliberare, sostanzialmente perché inopportuno insistere su una cosa che aveva messo in discussione “il bene supremo della pace e della concordia”.

“Errare humanum est…”, caro Abbruzzese. Talvolta, pensa un po’, capita di sbagliare anche al prete sull’altare! Importante sapersi correggere, non perseverare. Chi di noi se lo scorda e, insistendo nell’errore, si “impunta”, così come talvolta fa il somaro (il paziente quadrupete che – ricordiamolo - al confronto con l’uomo non sempre è lui a rimetterci), inevitabilmente finisce col prendere qualche “legnata” sul groppone. Così come capita al povero somaro, appunto.

Post scriptum. Oltre all’ “Errare humanum est…”, vogliamo ricordare al consigliere Mario Abbruzzese di non scordarsi un altro detto: “Chi semina vento, raccoglie tempesta”. Lo tenga bene a mente da qui in avanti. Forse ne guadagneremo tutti, lui per primo.

Pubblicato in da Cassino
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