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Oscura morte di 5 anarchici calabresi

5anarchicidelsud 350 260di Gianluca Coluzzi - E' la notte tra il 26 e il 27 di settembre del 1970. L'indomani a Roma è attesa la visita del presidente degli Stati Uniti R. Nixon. Tra i caselli di Frosinone e Ferentino una Mini Morris, con a bordo cinque ragazzi partiti dalla Calabria e diretti verso la capitale, si schianta contro un autotreno. In tre perdono la vita subito. Gli altri due moriranno dopo essere stati in coma qualche giorno. Chi erano questi ragazzi che viaggiavano su questa autovettura? Gianni Aricò e la fidanzata Annalise Borth, ragazza tedesca scappata dalla sua famiglia in Germania, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso, giovani anarchici di Reggio Calabria che stavano cercando di vederci chiaro su quanto accaduto nelle giornate della cosiddetta "rivolta di Reggio Calabria", soprattutto per quanto riguarda il deragliamento del treno Freccia del Sud nei pressi di Gioia Tauro, agli inizi della rivolta, che causò sei morti e cinquantaquattro feriti.
Non si trattò di un fatto accidentale, secondo i cinque ragazzi, ma di una strage organizzata da settori dell'estrema destra e dei servizi segreti. In questa direzione si muove l'opera di documentazione dei cinque ragazzi, che furono ascoltati anche dal giudice Vittorio Occorsio, nota vittima del terrorismo, sui fatti di Piazza Fontana, la cui prima pista che si seguì, sappiamo, fu proprio quella anarchica.

Incidente casuale anche quello della fine di settembre del '70? Forse no. Probabilmente la tragica fine degli anarchici reggini in terra ciociara trova origine proprio nella loro instancabile attività affinchè si facesse luce sui fatti prima menzionati. I cinque ragazzi stavano andando a consegnare a Roma, nelle mani dell'avv. Edoardo Di Giovanni, anch'egli esperto di controinformazione, avendo collaborato alla controinchiesta del Collettivo di Controinformazione su Piazza Fontana, quel noto volumetto che aveva Pietro Valpreda con il pugno chiuso in copertina, pubblicato dall'editore Savelli-Samonà, i risultati delle loro indagini.

La polizia stradale parla di errore del conducente che sarebbe andato a impattare la parte posteriore dell'autotreno che si trovava, sulla corsia di emergenza, con le luci spente.
Il magistrato invece scrive che l'autotreno si trovava sulla normale corsia di marcia, con le luci tutte funzionanti a eccezione di quelle rimorchio, i cui vetri comunque risultano integri; l'autovettura è completamente distrutta e i maggiori danni riportati dall'autotreno sono su una delle fiancate.
Un mistero in piena regola. I materiali di controinformazione che i ragazzi portavano con sè non furono mai ritrovati. Vi fu anche una controindagine svolta su questa vicenda in ambiente anarchico. Tra i principali promotori di questa controinchiesta l'anarchico Giovanni Marino, noto in seguito per essere stato condannato per l'omicidio, nel luglio del '72, a Salerno, del giovane missino Carlo Falvella. Per Marini si scatenò una forte campagna innocentista in cui si distinse soprattutto Soccorso Rosso.
Secondo i risultati di questa controndagine gli autisti Alfonso Aniello, alla guida del mezzo, e il fratello Ruggiero, proprietario dello stesso erano dipendenti di una ditta riconducibile a Junio Valerio Borghese, il "Principe Nero", principale artefice del tentato "golpe dell'Immacolata" del dicembre del '70.
Collaboratori di giustizia di area 'ndrangheta hanno sostenuto la tesi della mano della malavita calabrese e dell'estrema destra dietro questo incidente.
Insomma, tanti i dubbi su questo episodio, che sicuramente i numerosi automobilisti che transitano in quel segmento di autostrada tra Frosinone e Ferentino non conoscono e che potrebbe essere ricordato da qualche targa o strumento analogo.

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