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Una storia di famiglia

Famiglia Mazzocchi 2005 350 260di Ermisio Mazzocchi - In questo anno 2015 per una coincidenza storica ricorrono contemporaneamente alcune date significative. I 100 anni dalla I Guerra Mondiale, i cui scenari di guerra, in particolare le vette delle montagne, sono riportati nei nomi dei diversi Borghi dell'Agro pontino; gli 80 anni dall'arrivo di famiglie di Berra nel Borgo, tra cui quella di Mazzocchi Antonio; gli 80 anni dalla fondazione di Borgo Vodice, che riporta il nome del monte Vodice, ove si combatté una cruenta battaglia; gli 80 anni della fondazione di Pontinia.
Avvenimenti che hanno cambiato la vita migliaia di uomini e donne che hanno lasciato le loro terre di origine per emigrare al sud, nell'Agro pontino.
La maggiorana di questi coloni proveniva dal basso ferrarese, tra cui vi era la famiglia Mazzocchi, che ha promosso una iniziativa per sottolineare il significato dei quella emigrazione e il lungo percorso di integrazione sociale che oggi è perfettamente radicata nella società pontina.
Infatti, l'amministrazione di Pontinia ha concordato con la famiglia Mazzocchi di svolgere un momento celebrativo presso il comune di Pontinia, con un incontro alla presenza del consigliere comunale di Berra, Alberto Astolfi, su delega del Sindaco, Eric Zaghini, e codesta amministrazione. L'evento per celebrare queste ricorrenze si terrà Domenica 17 maggio alle ore 10,30 nella sala consiliare del comune di Pontinia.Berra - La Piazza
Il programma prevede un saluto del sindaco, interventi di membri della famiglia Mazzocchi, intervento di Alberto Astolfi, discorso del sindaco Eligio Tombollilo, conclusioni dell'on. Sesa Amici, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
L'iniziativa vuole essere un omaggio ai pionieri di questa famiglia, delle madri e dei padri ferraresi, che affrontarono immensi sacrifici, abbandonando la loro terra di origine e combattendo una dura lotta per una vita migliore. Simbolicamente essi rappresentano non solo i circa 5000 ferraresi, ma quanti, veneti, friulani, emiliani andarono a lavorare queste terre bonificate.
L'intento è quello di mantenere viva la memoria di quelle storie e lasciare una testimonianza alle future generazioni per conoscere le loro origini che non devono mai disperdersi nell'oblio e comprendere che a loro è concesso di avere un futuro perché i loro genitori hanno saputo con orgoglio e coraggio guardare in avanti e costruire una comunità unita e solidale.
Non si può richiamare la nostra attenzione a quel periodo in cui si ebbe la massima emigrazione dei ferraresi tra il 1933 e il 1935. Si trattava di gente poverissima proveniente per lo più dalla zona del Basso Ferrarese che comprende i comuni di Berra, Copparo, Codigoro, Lagosanto, Massafiscaglia, Mesola, Ostellato.
Per tante famiglie in difficoltà l'idea di divenire proprietari di un podere era allettane, ma le remore erano tante: il distacco dagli affetti familiari, dalle amicizie, dai luoghi natii per affrontare un viaggio pieno di incognite verso luoghi sconosciuti o tristemente noti per l'ambiente ostile e i soprusi sofferti da tanti operai che vi avevano lavorato come bonificatori fin dagli anni venti. I racconti di coloro che tornavano dal territorio pontino tracciavano un quadro impressionante delle condizioni di vita che erano state patite in quelle zone. Malaria, lavoro senza turni di riposo, speculazioni su i prezzi alimentari, condizioni igieniche pessime, umiliazioni.
Una condizione insostenibile che portò molti lavoratori a ritornare ai loro paese spesso febbricitanti perché già colpiti dalla malaria. Una terribile malattia ben conosciuta dai ferraresi che da secoli ne subivano i letali effetti, tanto che uno dei criteri di Gli scariolantiscelta usati dal Commissario nell'accettare le domande per emigrare nell'Agro pontino era che i rurali provenissero da zone sicuramente malariche, ritenendo che potessero meglio resistere agli attacchi della febbre malarica.
I viaggi di trasferimento portavano i coloni fino alla stazione ferroviaria di Cisterna dove, una volta scesi, venivano caricati su camion, insieme alle masserizie, se ne possedevano. Ogni gruppo familiare assegnatario giungeva con un documento che attestava il nome dell'azienda e il numero del podere assegnato al quale veniva accompagnato.
I ferraresi che emigrarono erano conviti di potere risolvere una volta per tutte i loro problemi economici e di avere condizioni favorevoli come una casa e la speranza di poter riscattare un podere.
La presenza nell'Agro pontino di coloni ferraresi tra il 1933 e il 1941 risulta essere di 509 famiglie per circa 3.400 persone, anche se si deve ritenere questo dato approssimativo per difetto, concentrandosi per circa il 53% nel comune di Pontinia e il resto a Borgo Ermada e Borgo Vodice.
Quanto è avvenuto successivamente sono stati anni di durissimo lavoro e allo stesso tempo si è avuta una lenta integrazione con le popolazioni circostanti. Un esempio di come possa essere possibile creare condizioni per l'incontro tra culture diverse, tradizioni e dialetti che si mescolano, famiglie di diversa origine che si formano e convivono.
La tradizioni del ferrarese, dialetto e gastronomia, rimangono molto vive anche se l'integrazione con il territorio pontino ha portato ad affievolirsi nelle ultime generazioni l'uso del dialetto e la diversità della tipologia dei lavori ha fatto abbandonare le modalità di vita agricola.
Oggi questa comunità continua a contribuire con la sua unità e con le sue specificità professionali alla crescita e allo sviluppo delle terre pontine che i loro padri strapparono alle paludi e alla malaria con la volontà di dare un futuro sicuro ai loro figli.
Il loro sogno si è avverato.

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