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Centenario della Prima guerra mondiale

prima guerra mondiale350 260di Ermisio Mazzocchi - L'Europa è unita nell'Unione europea composta da 28 Stati con 340 milioni di abitanti. Su i suoi campi non si combatte più da 70 anni. Per arrivare alla pace di oggi ci sono voluti, dopo la caduta dell'impero romano, che non fu da meno per le sue atrocità, 1600 anni di guerre perpetue per arrivare alle due guerre mondiali del '900 che devastarono, più di quanto nel passato fosse avvenuto, l'Europa e il mondo intero. La Prima guerra mondiale ebbe inizio il 28 luglio 1914 per cause ben note. All'alba del 24 maggio 1915 l'esercito italiano iniziò le ostilità contro quello austriaco. La guerra durò per l'Italia tre anni, mobilitando 5 milioni di uomini, di cui 2,6 milioni di agricoltori e braccianti, che per mancanza di qualificazione furono assegnati alla fanteria che da sola dovette sopportare il 95% delle perdite. Infatti gli orfani di guerra furono per il 63% figli di contadini. L'11 novembre 1918 fu firmato la fine delle ostilità belliche. Tornò per breve tempo la pace.

Il conflitto bellico comportò complessivamente per tutti gli Stati belligeranti, 9 milioni di soldati caduti e 7 milioni di civili morti. Un periodo approssimativamente paragonabile a questa tragedia come conflitto europeo per comprendere la dimensione della guerra 1914/18 sarebbe quello napoleonico in cui tra tutti gli eserciti combattenti morirono 850.000 soldati. L'Italia pagò con il contributo di 651.000 morti. Per la provincia di Frosinone (all'epoca non ha lo status geografico di oggi) sulla base di ricerche si può ritenere che siano circa 9.000 i soldati caduti, considerando che il totale dei soldati morti dei comuni facenti parte del comprensorio di Roma è di 4.610, mentre in alcuni importanti comuni della Terra del lavoro si ha un alto tasso di caduti, come Cassino con 274 caduti, Sora con 327. Una immane tragedia come lo può essere ogni guerra. Sono trascorsi 100 anni dalla entrata i guerra dell'Italia. Commemorazione? Rievocazione? Momenti necessari per mantenere viva la memoria di un evento che modificò, ma in modo indefinito, la geografia politica e quella degli Stati del primo Novecento che si concluse definitivamente con la Seconda guerra mondiale.prima guerra mondiale soldati in trincea

La storia di quella guerra deve andare oltre una celebrazione della sua ricorrenza. Deve assumere il valore di un monito della inutilità della guerra, quale strumento di prevaricazione verso altri a vantaggio di propri interessi. La distruzione dell'altro, il suo annientamento costituiscono per chi ricorre e provoca la guerra la condizione essenziale per dominare l'altra parte e ottenere il maggiore vantaggio possibile.

Le nazioni europee videro nella guerra 1914/18 più un'ineluttabile necessità che la conseguenza di una libera decisione, dovuta all'esigenza di dare un nuovo assetto alla composizione degli Stati, dettata da convenienze territoriali e economiche. E' stato detto a ragione che la Grande guerra ha segnato la data di nascita dell'epoca delle democrazie di massa e lo fu in modo particolare per l'Italia. Un insieme di fattori che offrono considerazioni che vanno oltre la descrizione della guerra che resta per il suo "essere distruttivo" deplorevole.

Se può apparire quell'epoca lontana nel tempo, la sua percezione si presenta come preludio agli avvenimenti bellici della Seconda guerra mondiale e come un avvenimento stravolgente e spaventoso.
Oggi più che mai abbiamo bisogno della ricostruzione del passato per accrescere nelle nuove generazioni il flusso della memoria e saldare il rapporto tra passato e presente per impedire che il vincolo fra prima e dopo sia destinato a essere soppiantato da una melassa opaca, semplici nomi legati a qualche immagine sbiadita.

Il recupero del passato non conformista e retorico per assumere una dimensione simbolica in modo da costituire la memoria collettiva, su cui si innestano i valori di ripudio della guerra e dell'affermazione della cooperazione e solidarietà tra i popoli.
Se non riusciamo a diffondere e impiantare in ogni persona il principio che la violenza non è mai giustificata, l'umanità non avrà imparato niente dalla lezione del Ventesimo secolo. La strada è ancora difficile se si considera che ora, in questo momento che leggete l'articolo si combattono nel mondo 31 guerre in cui sono coinvolti 60 Stati.
La vera battaglia del 21° Secolo non sarà tra le civiltà o le religioni, ma tra violenza e non violenza, tra barbarie e civiltà. Questo è oggi il 24 maggio 1915 - 2015, concludendo con Bertolt Brecht "Beati i popoli che non hanno eroi".

Bibliografia
Cfr. P. Melograni, Storia politica della Grande guerra, Bari 1969; Cfr. L. Lotti, Il parlamento italiano 1909-1963, Napoli 1963; Cfr. G. Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925, Bari, 1967; Cfr. M. Isnenghi, I vinti di Caporetto, Padova 1967; Cfr. A. Caracciolo, L'ingresso delle masse sulla scena europea, Firenze 1968; Cfr. R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920, Torino 1965; Cfr. J. Petersen, Elettorato e base sociale del fascismo negli anni venti, in Studi Storici, anno XVI, 1975.

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