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La Resistenza è tante storie, è tanti luoghi, è una storia senza fine

partigiani-appostati 350di Matteo Ernesto Oi - Sono passati 69 anni da quel 25 Aprile e di Partigiani, ormai, ce ne sono ben pochi che possono raccontare quei giorni proprio per questo alla Resistenza bisogna far mantenere la sua storicità.

L'Italia doveva crearsi una nuova identità, aveva la necessità di prendere le distanza dalla dittatura e dalla monarchia complici della Germania nazista e per questa ragione una grande pagina di Storia venne idealizzata sminuendo nei fatti coloro che la Resistenza l'avevano fatta perché il Partigiano per l'opinione pubblica diventò e ancora oggi è, per molti, solo ed esclusivamente chi con la mitraglia in mano aveva affrontato in grandi battaglie le truppe d'occupazione nazi-fasciste.

Molti quindi come potevano dire che la loro più "grande" impresa fu quella di mettere i chiodi sulla strada, tagliare i fili del telefono o comunicare alle truppe alleate gli spostamenti nemici?

Il risultato fu l'oblio di nomi, volti e storie rendendo ancor più difficile la ricerca storica, giungere alle fonti e dare veridicità a quelle pagine di storia che oggi si vogliono cancellare dai programmi di storia delle scuole mentre in tutta Europa serpeggiano pericolose derive revisioniste, neofasciste e neonaziste, razziste, xenofobe e omofobe che vanno combattute con assoluta fermezza, vanno messe in un angolo ed eliminate perché minano alle fondamenta i principi che sono alla base della nostra democrazia.

Forse è il caso di dare un nome e un volto ai 1300 Partigiani della provincia di Frosinone, alle 5mila vittime civili della guerra, agli 80 fucilati per rappresaglia, ai 210 Partigiani caduti nella guerra di Liberazione ed è il caso di continuare a raccontare le storie degli 11 ciociari fucilati alle Fosse Ardeatine e di uomini come Don Giuseppe Morosini e Don Pasquale Buttarazzi catturati, interrogati e assassinati perché aiutavano i Partigiani, così come le storie di Vincenzo Ferrarelli, Emilio Pagliaroli, Gino Sellari e dei carabinieri Alberto La Rocca e Vittorio Marandola oppure il Capitano Antonio Gagliardi, T13, che dopo la guerra divenne sindaco del suo paese, Sant'Andrea del Garigliano.

Perché la Resistenza è tante storie, di donne e di uomini comuni, donne e uomini che hanno lottato per la liberazione dell'Italia, è ciascun italiano morto per riscattare la libertà e la dignità è stato un "no" che a molti è costato la vita.

La Resistenza è tante storie, è tanti luoghi, è una storia senza fine.

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