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Bambini del Frusinate a Novara dal maggio all'ottobre 1946

  • Scritto da  Maria Grazia Alemanni

NovaraperifiglidiCassino 350 260di Maria Grazia Alemanni, Articolo apparso con il titolo "Figli di sconosciuti: una ricerca sui bambini del Frusinate a Novara dal maggio all'ottobre 1946" su una pubblicazione di Associazione Casa della Resistenza, Nuova Resistenza Unita, Verbania Fondotoce --

La ricerca, tuttora in corso, di cui qui si presenta una sintesi, prende la mosse da un vissuto di famiglie del Novarese a lungo rimosso, sia da parte dei protagonisti di allora che dei testimoni ancora viventi. Come si trattasse di un gesto naturale, in quei tempi, che non aveva bisogno di aggettivi o di riconoscimenti. Si scopre così che un gruppo composto da sette persone (sei delle quali donne) affrontò un viaggio difficile - e lunghissimo in quel recente dopoguerra - sino a Frosinone per portare a Novara e in provincia un gruppo di circa 250 bambini che sarebbero stati ospitati prevalentemente da famiglie che avevano aderito all'appello del PCI.
Pochi ricordano o sanno, infatti, che Novara e la sua provincia tra la primavera e l'autunno del 1946, ospitarono qualche centinaio di bambini del frusinate, nell'ambito di un'iniziativa nazionale lanciata da Teresa Noce e dall'UDI e poi sostenuta dal PCI al termine del congresso nazionale che si tenne a Milano nel dicembre del 1945.
L'indagine si è rivolta essenzialmente in due direzioni:
- reperimento di documenti d'archivio (settimanali locali, carteggi delle autorità, registri ospedalieri ecc.);
- ricerca di testimoni diretti o indiretti. Occorre precisare che base di partenza sono stati i seguenti testi: I treni della felicità di G. Rinaldi ed. Cartabianca e L'infanzia salvata di L. Fabi e A. Loffredi, Ceccano (FR) (con questi ultimi autori la collaborazione continua). Un aiuto per i criteri della ricerca è venuto dal prof. Bruno Maida del Dipartimento di Studi storici dell'Università di Torino, che sta svolgendo una ricerca sulle campagne di solidarietà verso l'infanzia nei primi anni del dopoguerra in ambito nazionale.
Le fonti giornalistiche locali ("Corriere di Novara", "La voce del popolo") diedero conto in modo sommario dell'iniziativa, che invece veniva sostenuta a tambur battente dal settimanale della Federazione novarese del PCI di quegli anni, "La lotta". Il PCI, infatti, si serviva del suo settimanale per sollecitare iscritti e simpatizzanti ad aderire alla campagna di solidarietà.

Le carte del professor Piero Fornara narrano il determinante contributo che il "Prefetto della Liberazione" diede all'impresa, organizzando una "Giornata di solidarietà per Cassino" il 24 febbraio 1946 in cui si raccolsero fondi e viveri da inviare nella zona e coordinando tutta l'iniziativa. I "Comitati proCassino", infatti, sorsero sia nelle zone del frusinate devastate dai terribili bombardamenti del '44, che in moltissime città, soprattutto del Nord, con lo scopo di aiutare le popolazioni più colpite e, so¬prattutto, di mettere in salvo i soggetti più deboli e importanti: i bambini. L'idea era quella di tenerli lontani per qualche mese dalle zone bombardate, infestate dalla malaria, pericolose per la presenza di campi minati e con i trasporti quasi azzerati. Alcuni di quei bambini però rimasero qui, o perché "adottati" da famiglie senza figli o perché i genitori strinsero un patto con gli "zii" che si impegnavano a crescere i loro figli con maggiori opportunità e a far loro visita una volta all'anno. E quei bambini vennero sfamati, vestiti, curati (come di-mostrano i registri dell'Ospedale Maggiore di Novara), perché spesso affetti da malaria o da difterite, da famiglie di semplici ope¬rai, contadini o muratori che poi si presta¬vano ad aiutare i genitori dei loro piccoli ospiti a ricostruire la casa, sobbarcandosi altri faticosi viaggi.
L'ospitalità non fu offerta solo dalle famiglie: i sindaci reperivano gli enti che sul territorio potevano occuparsi di piccoli o grandi gruppi di bambini: è il caso di Trecate, dove il sindaco Bernardo Bianchi trasferisce presso l'Asilo Fratelli Russi, che è comunale ma gestito da suore, un gruppo di nove bambini, due dei quali, ammalati, dovranno essere curati in ospedale; ma è anche il caso di Villa Troillet, ad Oleggio, di proprietà del Comune di Milano e gestita dall'ECA, di cui è commissario Vigorelli, che ospiterà circa duecento bambini. L'aspetto più significativo e toccante è costituito tuttavia dalle testimonianze, sia degli "ex" bambini, che, in alcuni casi, dei loro fratelli acquisiti: i bambini partivano accompagnati dall'ansia dei genitori a cui i parroci avevano prospettato la sventura ("i comunisti mangiano i bambini", "verranno mandati in Russia") e poi constatavano che lì al Nord si poteva consumare un pasto. Si creavano, inoltre, legami affettivi intensi, anche più stretti di quelli con la famiglia di sangue, schiacciata dalla guerra e dalla povertà.

 

Maria Grazia Alemanni

Insegnante di Italiano e storia in pensione (Laurea ín Pedagogia a indirizzo filosofico), ha collaborato con l'Istituto storico della Resistenza di Novara, organizzando per anni a scuola (ora Liceo delle Scienze Umane Bellini di Novara) le commemorazioni del Giorno della Memoria e percorsi di approfondimento sull'attualità e i suoi legami con la Storia, anche in collaborazione con Assopace di Novara.
Recentemente, indagando su una storia familiare, è incappata in uno scorcio di storia locale che l'ha spinta a una ricerca più ampia.

 
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