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Salvo D'Acquisto: “Il nome del suo assassino non è sui libri di storia..."

salvodacquistodi Antonella Necci - Per il 25 Aprile ricordiamo il nostro eroe nazionale Salvo D’Acquisto.

“Il nome del suo assassino non è sui libri di storia. Nelle pagine dove si raccontano gli orrori della seconda guerra mondiale, al capitolo Salvo D’Acquisto si può leggere, soltanto: fucilato il 23 settembre 1943 per ordine di un ufficiale nazista. Ma il nome di quell’ufficiale che ha dato ordine di uccidere il nostro eroe nazionale non c’è.” ( Il boia di Salvo D’Acquisto che nessuno ha mai cercato)

Cosi esordisce, nel suo articolo, pubblicato il 10 Marzo 2017 sul CORRIERE DELLA SERA, la giornalista Alessandra Arachi.
Una pagina di storia d’Italia che risulta non solo marcata dalla vergogna che gli ufficiali tedeschi che lo hanno barbaramente ucciso dovrebbero provare, ancor più se si pensa che tutto nacque dall’equivoca interpretazione di un’esplosione, che il 22 Settembre 1943, aveva causato la morte di un soldato tedesco e il ferimento di altri due.
Da pochi giorni era stata resa nota la famigerata direttiva Kesselring, secondo la quale, per ogni soldato tedesco ucciso sarebbero stati trucidati 10 civili italiani.
Il momento grave in cui i fatti avvengono è proprio all’indomani della dichiarazione di armistizio da parte del Generale Badoglio( 8 Settembre 1943).
Un armistizio che, se ufficialmente marca la storica resa di Mussolini, dall’altro, con i Tedeschi ancora ben piantati in Italia, non tarda a dimostrarsi una guerra nella guerra. E i civili, gli Ebrei del Ghetto di Roma, i presunti Anarchici o appartenenti a gruppi eversivi, vengono fatti oggetto di persecuzioni, insieme a gente inerme ed innocente che desidera solo che la guerra finisca realmente.
Nel clima di paura che dilaga, si inserisce la vicenda triste di Salvo D’Acquisto.
Nella cittadina di Torrimpietra, alle porte di Roma, un gruppo di Nazisti è accampato e ha da poco preso possesso di quella che un tempo era una Caserma della Guardia di Finanza.
Nel frugare tra i resti di questa caserma in disuso, accade un fatto inspiegabile. Un ordigno, forse abbandonato, forse ritenuto non pericoloso, esplode, proprio mentre i tedeschi si trovano sul luogo. Il comando nazista non ha dubbi: i Banditen che hanno posto lì quell’ordigno devono pagare.
La mattina dopo, in un rastrellamento, vengono presi 22 civili e condotti alla Torre di Palidoro.
Salvo D’Acquisto, vice-brigadiere della vicina Casema dell’Arma, è, in quel momento, l’unico responsabile presente e deve prendere una decisione immediata.
Il suo gesto di incolparsi di un crimine inesistente per risparmiare la vita a 22 innocenti, è un gesto non solo eroico, ma di una forza tale da convincere un plotone di esecuzione a liberare gli ostaggi, per tenere solo lui.

Le ultime frasi prima di morire sono state riferite dagli stessi ostaggi, che nel fuggire lo sentono dire “ Si vive una volta sola, si muore una volta sola”.
Questo sacrificio, che colpisce anche i soldati tedeschi,( ma non fino al punto di provare clemenza ben sapendo che non esiste alcun reato commesso), che diranno poi:” E’ morto da eroe, impassibile di fronte alla morte”, non è solo un grande atto di eroismo. Chi agisce per il bene, del resto, non ha bisogno di tante parole. Agisce e basta.
E così è stato per Salvo D’Acquisto. Al grido di “ W l’Italia”, viene falciato da raffiche di mitra. I civili, nell’allontanarsi, vedono l’ufficiale tedesco, comandante del plotone, che gli si avvicina per infliggergli il colpo di grazia.
Ma chi era quell’ufficiale? Perché il suo nome non risulta sugli atti, che solo di recente sono stati resi accessibili?
L’ipotesi più logica potrebbe essere che quell’omicidio non doveva essere commesso. Non esisteva nessun crimine dei Banditen italiani, ma solo l’incuria di un esercito nazista che si vendica su un popolo inerme.
Se non esiste il nome dell’ufficiale o degli ufficiali, forse, è perché, il nostro eroe nazionale, non doveva essere ucciso e i tedeschi hanno pensato a tralasciare, magari volutamente, di trascrivere per filo e per segno, loro, così meticolosi, cosa accadde quella mattina del 23 Settembre 1943 alla Torre di Palidoro.
Rimane solo l’orgoglio nazionale di poter affermare che il popolo italiano è capace di gesti eroici, e che, quando il senso civico si fa forte, non ci si tira indietro.
E rimane una poesia, che il napoletano Aldo De Gioia, ha dedicato al napoletano Salvo D’Acquisto. Una scarna poesia che ripercorre gli attimi salienti della vita dell’eroe. Essenziale, ma nobile nella sua semplicità.


A SALVO D'ACQUISTO (di Aldo De Gioia)


Guaglione d'Antignano,
carabiniere
era graduato
vice brigadiere,
D'acquisto Salvatore,
anima ardente,
è stato salvatore
'e tanta gente

'A vita se levaje,
a dette a ll'ate,
a Palidoro
murette fucilato.

"Mammà, nun chiagnere!"
dicette certamente,
"Puro si moro
salvo chi è nnucente!"

E nuje dicimmo mò,
doppo tante anne,
ca nun si muorto,
nò, nun murarraje,
k'esempio ca c'è dato
è forte assaje!

A S.Chiara sempe
sta 'na luce,
'na lampetella
sotto a chella croce,
appiccia 'o ffuoco 'mpietto,
appiccia 'o core,
è stato troppo grande
Salvatore!

- Poesia scritta il 10 giugno 1990 premiata con il Trofeo Città di Napoli.

 
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