Menu
A+ A A-

1935: Come gli svedesi e i norvegesi hanno rotto il potere dell’1%

  • Scritto da  George Lakey

marcia Adalen Svezia 1931 350 260Interessante la rilettura di questo articolo di George Lakey apparso su commondreams.org, tradotto dall'inglese da Sofia Caprara. Ci racconta vicende di lotta degli anni trenta in Svezia e Norvegia e delle conquiste importanti che ottennero, anche se tuttavia parziali. Questi successi si ottengono solo a spese di grandi sforzi, di molti sacrifici e di una reale lotta di opposizione tenace e convinta.

di George Lakey - Mentre molti di noi stanno lavorando per assicurare che il Movimento di occupazione (Occupy) abbia un impatto durevole, vale la pena considerare altri Paesi dove masse di persone sono riuscite a portare, in maniera non violenta, un alto grado di democrazia e di giustizia economica. La Svezia e la Norvegia, ad esempio, hanno entrambe sperimentato un maggiore cambio di potere negli anni 30, dopo una prolungata lotta non violenta. Hanno “licenziato” il primo 1% di persone che hanno assunto la direzione per la società e creato le basi per qualcosa di diverso.

Entrambi i Paesi hanno avuto una storia segnata da terribile povertà. Quando l’1% era in carica, centinaia di migliaia di persone sono emigrate per non morire di fame. Sotto la guida della classe operaia, tuttavia, entrambi i Paesi hanno costruito economie solide e di successo che hanno quasi eliminato la povertà, diffuso un’educazione universitaria gratuita, abolito i bassifondi, fornito un’eccellente assistenza sanitaria disponibile per tutti per una questione di diritto e creato un sistema di piena occupazione. A differenza dei norvegesi, gli svedesi non hanno trovato olio, ma questo non li ha fermati dal costruire quello che l’ultimo CIA World Factbook chiama “un invidiabile tenore di vita”.

Nessuno dei due Paesi rappresenta un’utopia, come già sapranno i lettori dei gialli di Stieg Larsson, Henning Mankell e Jo Nesbro. Autori critici di sinistra come questi, tentano di spingere la Svezia e la Norvegia a proseguire lungo la strada verso società ancor più giuste. Tuttavia, come attivista americano che per primo ha incontrato la Norvegia come studente nel 1959 e ha imparato un po’ del suo linguaggio e della cultura, i risultati che ho trovato mi hanno sorpreso. Ricordo, per esempio, quando andavo in bicicletta per ore in una piccola città industriale, cercando invano alloggi di qualità inferiore alla norma. A volte, resistendo all’evidenza dei miei occhi, inventavo storie che “spiegassero” le differenze che vedevo: “piccolo Paese”, “omogeneo”, “valore di consenso”. Ho alla fine rinunciato ad imporre le mie visioni su questi Paesi ed ho imparato cosa narrare per davvero: le loro stesse storie.

Poi ho cominciato ad imparare che gli svedesi e i norvegesi hanno pagato un prezzo per i loro tenori di vita attraverso la lotta non violenta. C’è stato un tempo in cui i lavoratori scandinavi non si aspettavano che l’arena elettorale potesse portare il cambiamento nel quale loro credevano. Hanno realizzato che, con l’1% in carica, la “democrazia” elettorale era tutta contro di loro, così l’azione diretta e non violenta era necessaria per esercitare un potere che realizzasse il cambiamento.

In entrambi i Paesi, le truppe venivano chiamate per difendere l’1%; sono morte delle persone. Il regista svedese vincitore del premio Award, Bo Widerberg, ha vividamente raccontato la storia svedese in “Adalen ‘31”, che racconta degli scioperanti uccisi nel 1931 e le scintille di uno sciopero generale a livello nazionale. (Per saperne di più, leggere in the Global Nonviolent Action Database.)

I norvegesi hanno avuto tempi peggiori organizzando un movimento coesivo di persone, poiché la piccola popolazione norvegese - circa 3 milioni - era sparsa su un territorio delle stesse dimensioni della Gran Bretagna. Le persone erano divise dalle montagne e dai fiordi, e parlavano dialetti regionali in vallate isolate. Nel diciannovesimo secolo, la Norvegia era governata dalla Danimarca e poi dalla Svezia; nel contesto europeo, i norvegesi erano “gli zoticoni del Paese”, di poca importanza. Non prima del 1905, la Norvegia divenne finalmente indipendente.

Quando gli operai formarono sindacati agli inizi del ‘900, generalmente facevano riferimento al Marxismo, organizzandosi per la rivoluzione oltre che per guadagni immediati. Erano sopraffatti dalla gioia per la destituzione dello zar in Russia, ed il Partito Laburista norvegese si unì all’Internazionale Comunista organizzato da Lenin. Tuttavia il Partito Laburista non durò molto. La maggior parte dei norvegesi, poiché rifiutava il ruolo della violenza, prese una strada diversa dalla strategia leninista: i norvegesi volevano vincere la loro rivoluzione attraverso una lotta non violenta collettiva, con la realizzazione delle cooperative e con la competizione elettorale.marcia Adalen Svezia 1931

Negli anni ‘20 il numero degli scioperi aumentò in intensità. La città di Hammerfest formò un comune nel 1921, guidato da consigli di lavoratori; l’esercito intervenne per distruggerlo. La reazione dei lavoratori sfociò in uno sciopero generale nazionale. I datori di lavoro, sostenuti dallo Stato, respinsero quello sciopero, ma i lavoratori “esplosero” ancora una volta nello sciopero degli operai siderurgici del 1923-24.

L’1% dei norvegesi decise di non fare affidamento solo sull’esercito; nel 1926 formarono un movimento sociale chiamato la Lega Patriottica, reclutando gente appartenente principalmente al ceto medio. Negli anni ‘30, la Lega includeva fino a 100.000 persone per la protezione armata di crumiri - tutto questo in un Paese di soli 3 milioni!

Il Partito Laburista, nel frattempo, ha aprì a chiunque la possibilità di aderire, sia chi aveva un posto di lavoro sindacalizzato e sia chi non l’avevav. I marxisti del ceto medio ed alcuni riformatori aderirpono al partito. Anche molti lavoratori agricoli hanno aderito al partito, così come alcuni piccoli proprietari terrieri. La leadership del Partito Laburista capì che, in una lotta prolungata, erano necessarie una sensibilizzazione costante ed organizzazione per una campagna non violenta. Nel bel mezzo della polarizzazione crescente, i lavoratori della Norvegia lanciarono un'altra ondata di scioperi e boicottaggi nel 1928.

La Depressione toccò il fondo nel 1931. C’erano più persone senza lavoro lì che in qualsiasi altro paese nordico. A differenza degli U.S., il movimento sindacale norvegese mantenne come membri le persone sbattute fuori dal mercato del lavoro, anche se non potevano pagare le tasse. Questa decisione venne ripagata da mobilitazioni di massa. Quando la federazione dei datori di lavoro chiuse gli impiegati fuori dalle fabbriche per cercare di costringerli ad una riduzione del salario, gli operai hanno combattuto con dimostrazioni di massa.

Molte persone hanno poi scoperto che i loro mutui erano a rischio. (Suona familiare?) La Depressione continuava, e i contadini non erano in grado di rispettare il pagamento dei loro debiti. Non appena la turbolenza colpì il settore rurale, le folle si radunarono in maniera non violenta con l’obiettivo di prevenire lo sfratto delle famiglie dalle loro fattorie. Il Partito Agrario, che includeva il maggior numero di contadini ed era stato alleato in precedenza con il Partito Conservatore, iniziò a prendere le distanze dall’1%. Alcuni poterono vedere che l’abilità dei pochi a governare i molti era in dubbio.

Dal 1935, la Norvegia era sull’orlo del cambiamento. Il governo conservatore stava perdendo quotidianamente legittimità; l’1% diventò sempre più disperato nel momento in cui crebbe l’alleanza militante tra lavoratori e contadini. Un completo rovesciamento potrebbe essere questione di un paio di anni, hanno pensato lavoratori radicali. Tuttavia, la miseria dei poveri diventò sempre più urgente e il Partito Laburista sentì una pressione crescente da parte dei suoi membri che volevano alleviare le loro sofferenze, cosa che il partito avrebbe potuto fare solamente se si fosse messo a capo del governo in un accordo di compromesso con l’altra parte.

Ed è questo quello che fece. In un compromesso che permetteva ai proprietari di conservare il diritto di possesso e di gestire aziende, nel 1935 il Partito Laburista prese in mano le redini del governo, coalizzato con il Partito Agrario. Hanno ampliato l’economia e cominciato progetti di opere pubbliche, per andare incontro ad una politica di piena occupazione che diventasse il pilastro della politica economica norvegese. Il successo del Partito Laburista e la continua militanza dei lavoratori favorirono incursioni costanti contro i privilegi dell’1%, a tal punto che il controllo azionario (la partecipazione maggioritaria) di tutte le grandi aziende venne presa dall’interesse pubblico. (C’è una voce riguardo questo caso anche su at the Global Nonviolent Action Database.)

L’1% ha, pertanto, perso il suo storico potere di dominare l’economia e la società. I Conservatori poterono ritornare ad una coalizione di governo non prima di tre decenni più tardi, avendo a quel punto accettato le nuove regole del gioco, compreso un elevato grado di proprietà pubblica dei mezzi di produzione, tassazione estremamente progressiva, una forte regolamentazione degli affari per il bene pubblico e la virtuale abolizione della povertà. Quando i Conservatori hanno infine provato un’avventura con politiche neoliberali, l’economia ha generato una bolla, dirigendosi verso un disastro. (Suona familiare?)

Il Partito Laburista intervenì, prese le tre banche più grandi, licenziò l’alta dirigenza, lasciò gli azionisti senza un centesimo e si rifiutò di salvare qualunque piccola banca. Il ben purificato settore finanziario norvegese non era uno di quei Paesi che finì in crisi nel 2008; attentamente regolato e buona parte di esso pubblicamente posseduta, il settore era solido.

Sebbene i norvegesi potrebbero non raccontarvi tutto questo la prima volta che li incontrate, resta comunque il fatto che l’alto tasso di libertà ed il benessere ampiamente condiviso della loro società cominciarono quando operai e contadini, insieme ad alleati appartenenti al ceto medio, intrapresero una lotta non violenta che autorizzò le persone a governare per il bene comune.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici